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Cos’è il pignoramento

20 dicembre 2014


Cos’è il pignoramento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 dicembre 2014



Guida pratica: insufficienza dei beni pignorati, ricerca dei beni e alternative per il debitore.

Il pignoramento è l’atto con il quale viene iniziata l’espropriazione forzata [1].

Consiste nell’ingiunzione che, a pena di nullità [2], l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi [3].

L’ufficiale giudiziario, con il medesimo atto, invita inoltre il debitore ad effettuare presso la cancelleria dell’esecuzione la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione, con l’avvertimento che, in mancanza o in caso di irreperibilità presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o le comunicazioni a lui dirette saranno effettuate direttamente in cancelleria.

Il pignoramento deve altresì contenere l’avvertimento che il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante ed ai creditori intervenuti, sempre che ne venga fatta istanza prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei medesimi beni pignorati e sia contestualmente depositata una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui si procede e di quello dei creditori intervenuti, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale [4]; in caso di omissione di tale avvertimento, non si determina comunque la nullità dell’atto di pignoramento, in quanto l’interesse del debitore a venire informato delle modalità e del termine per avanzare un’utile istanza di conversione, può essere soddisfatto altrimenti nel corso della procedura esecutiva, purché prima che venga disposta la vendita o l’assegnazione [5].

Insufficienza dei beni espropriati

Nell’ipotesi in cui il compendio pignorato risultasse insufficiente a causa del suo originario valore inferiore al diritto azionato dal creditore pignorante, oppure per il sopravvenuto intervento di altri creditori, l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare altri beni pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione prevista per l’omessa o falsa dichiarazione. Di tale dichiarazione è redatto verbale sottoscritto dal debitore. Se sono indicate cose mobili queste, dal momento della dichiarazione, sono considerate pignorate e l’ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano per gli adempimenti di cui all’art. 520 oppure, quando tale luogo è compreso in altro circondario, trasmette copia del verbale all’ufficiale giudiziario territorialmente competente. Se sono indicati crediti o cose mobili che sono in possesso di terzi il pignoramento si considera perfezionato nei confronti del debitore esecutato dal momento della dichiarazione e questi è costituito custode della somma o della cosa quando il terzo, prima che gli sia notificato l’atto, effettua il pagamento o restituisce il bene.

Insufficienza sopravvenuta dei beni espropriati

Nel caso in cui, a seguito di intervento di altri creditori, i beni pignorati siano divenuti insufficienti, il creditore procedente ha facoltà di indicare, con atto notificato o all’udienza in cui è disposta la vendita o l’assegnazione, l’esistenza di altri beni del venditore utilmente pignorabili ed invitarli ad estendere il pignoramento se sono forniti di titolo esecutivo o, altrimenti, ad anticipare le spese per l’estensione. Se i creditori intervenuti, senza giusto motivo, non estendono il pignoramento ai beni indicati entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante ha diritto di essere loro preferito in sede di distribuzione. L’insufficienza potrà risultare sia dalla stima effettuata in sede di pignoramento, sia dalla perizia compiuta nel corso del procedimento, non risultando possibile richiedere l’estensione del pignoramento nell’ipotesi in cui i beni siano divenuti insufficienti per altri motivi.

Ricerca dei beni pignorabili

L’ufficiale giudiziario, ai fini della ricerca delle cose e dei crediti da sottoporre ad esecuzione, quando non individua beni utilmente pignorabili oppure le cose e i crediti pignorati o indicati dal debitore appaiono insufficienti a soddisfare il creditore procedente e i creditori intervenuti, su richiesta del creditore procedente, rivolge richiesta ai soggetti gestori dell’anagrafe tributaria e di altre banche dati pubbliche. La richiesta, eventualmente riguardante più soggetti nei cui confronti occorre procedersi a pignoramento, deve indicare distintamente le complete generalità di ciascuno, nonché quelle dei creditori istanti. L’ufficiale giudiziario ha altresì facoltà di richiedere l’assistenza della forza pubblica, ove da lui ritenuto necessario.

Nel caso di esecuzione promossa nei confronti del debitore imprenditore commerciale, l’ufficiale giudiziario, previa istanza del creditore procedente (che se ne accolla le spese), invita il medesimo debitore ad indicare il luogo ove sono tenute le scritture contabili e nomina un professionista (un commercialista, un avvocato o un notaio) per il loro esame al fine dell’individuazione di cose e crediti pignorabili.

Il professionista nominato può richiedere informazioni agli uffici finanziari sul luogo di tenuta nonché sulle modalità di conservazione, anche informatiche o telematiche, delle scritture contabili indicati nelle dichiarazioni fiscali del debitore e vi accede ovunque si trovi, richiedendo quando occorre l’assistenza dell’ufficiale giudiziario territorialmente competente. Il professionista trasmette apposita relazione con i risultati della verifica al creditore istante e all’ufficiale giudiziario che lo ha nominato, che provvede alla liquidazione delle spese e del compenso. Se dalla relazione risultano cose o crediti non oggetto della dichiarazione del debitore, le spese dell’accesso alle scritture contabili e della relazione sono liquidate con provvedimento che costituisce titolo esecutivo contro il debitore.

Effetti

Il pignoramento incide sul patrimonio del debitore, producendo l’effetto di realizzare, sui beni in esso individuati, la responsabilità patrimoniale.

L’atto di pignoramento determina inoltre un effetto sia interruttivo che sospensivo della prescrizione del diritto di credito.

Con la notifica positiva dell’atto di pignoramento, vengono poste a carico del debitore esecutato anche le spese sostenute dal creditore procedente e dai creditori intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione [6].

ALTERNATIVE PER IL DEBITORE AL PIGNORAMENTO

Consegna di una somma di denaro

Il debitore può evitare il pignoramento: versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario – e con eventuale riserva di ripetizione – la somma per cui si procede e l’ammontare delle spese, con l’incarico di consegnarle al creditore; se si tratta di cose, depositando – in sostituzione di esse – una somma di denaro uguale all’importo del credito o dei crediti oggetto di tutela esecutiva e delle spese, aumentata di due decimi.

Conversione del pignoramento

Il debitore, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese.

La relativa istanza deve essere depositata in cancelleria unitamente, a pena di inammissibilità, di una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, detratti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale. La somma è depositata dal cancelliere presso un istituto di credito indicato dal giudice.

È il giudice dell’esecuzione stesso che determina con ordinanza, sentile le parti in udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell’istanza di conversione, la somma da sostituire al compendio pignorato. Avvenuto il versamento, il giudice – con una seconda ordinanza – dispone la liberazione dei beni dal pignoramento: nel caso di beni mobili, essa si verifica al momento stesso della pronuncia dell’ordinanza; nel caso invece di beni immobili, solo al momento del versamento dell’intera somma, che può avvenire – laddove ne ricorrano giustificati motivi – anche mediante rate mensili in un numero comunque non superiore a diciotto. In mancanza di tale versamento, oppure in caso di ritardo di oltre quindici giorni del versamento anche di una sola delle rate, le somme versate formano parte dei beni pignorati ed il giudice dell’esecuzione, su richiesta del creditore procedente o creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, dispone senza indugio la vendita di questi ultimi.

L’istanza di conversione può essere avanzata una sola volta a pena di inammissibilità e non determina l’automatica sospensione dell’esecuzione.

In sede di conversione, è ammissibile l’opposizione agli atti esecutivi già avverso l’ordinanza di determinazione della somma dovuta, ma è altresì possibile al debitore procedere a tale impugnazione fino al momento della distribuzione, oppure entro il termine per impugnare il provvedimento che la dispone [7].

Riduzione del pignoramento

Su istanza del debitore o anche d’ufficio, quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese e dei crediti. il giudice, sentiti il creditore pignorante e i creditori intervenuti, può disporre la riduzione del pignoramento. Si tratta di un potere discrezionale che la norma riconosce al giudice laddove l’entità del pignoramento non è giustificata dal credito oggetto di esecuzione.

Nel caso di pignoramento eseguito presso più terzi, il debitore può chiedere la riduzione proporzionale dei singoli pignoramenti [8], oppure la dichiarazione di inefficacia di taluno di essi; il giudice dell’esecuzione, convocate le parti, provvede con ordinanza non oltre venti giorni dall’istanza [9].

La riduzione del pignoramento deve essere oggetto di specifica e separata istanza, per cui se proposta nell’ambito dell’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, la sentenza del giudice che omette di pronunciarsi su tale domanda non può ritenersi viziata per violazione del principio tra il chiesto ed il pronunciato [7].

Perdita di efficacia del pignoramento

Il pignoramento perde efficacia se il creditore procedente non propone un’istanza di assegnazione o di vendita dei beni pignorati entro il termine perentorio di novanta giorni dal pignoramento medesimo. Tale termine, in ipotesi di esecuzione immobiliare, decorre dal momento della notifica e non da quello della trascrizione.

note

[1] Art. 491 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 8408/2011

[3] Art. 492 cod. proc. civ.

[4] Art. 492 terzo co., cod. proc. civ.

[5] Cass. sent. n. 6662/2011.

[6] Cass. sent. n. 8298/2011.

[7] Cass. sent. n. 6733 del 24.3.2011.

[8] A norma dell’art. 496 cod. proc. civ.

[9] Art. 546, comma secondo, cod. proc. civ.

[10] Cass. sent. n. 563/03.

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