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Lo sai che? Credito al consumo: non spetta al consumatore provare la regolarità del contratto

Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2014

Inversione dell’onere della prova: tutelato il cliente della banca a cui non è stata data una corretta e integrale informativa.

Ieri la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha pubblicato una sentenza [1] che farà contenti tutti i consumatori e, in particolare, coloro che hanno stipulato (o stipuleranno) un contratto di credito al consumo con una banca o una finanziaria.

La legge [2], in questi casi, impone all’intermediario finanziario di dare una corretta informazione al cliente circa le condizioni contrattuali del credito, in modo da renderlo edotto di ogni aspetto, specie quelli a lui più pregiudizievoli: un’informativa obbligatoria già in molti altri ambiti del commercio (si pensi ai contratti conclusi fuori dai locali commerciali), ma che, in ambito bancario, risulta ancora più delicata e, quindi, necessaria.

Ebbene, la normativa in vigore non specifica, in caso di contestazione da parte del consumatore, a quale delle due parti spetti provare la violazione dell’obbligo di informativa. Cosicché qualcuno, sino ad oggi, ha creduto che il gravoso compito ricadesse sul cliente: una prova cosiddetta “diabolica”, in quanto assai difficile da fornire.

Ieri, però, i giudici di Lussemburgo hanno dato una diversa interpretazione della legge (finendo anche per colmare la lacuna): si è, in particolare, stabilito che, sui contratti di credito al consumo, non può gravare sul debitore l’onere della prova circa la mancata esecuzione degli informativi sulle condizioni di prestito.

Insomma, l’onere della prova non può essere posto a carico del consumatore, poiché, diversamente, si finirebbe per incidere maggiormente sul contraente debole.

Non solo. La Corte precisa un aspetto altrettanto importante. Le eventuali clausole, inserite nel contratto di credito, in cui la banca dichiara (evidentemente in modo unilaterale) di aver correttamente adempiuto agli obblighi informativi non hanno valore di prova e non esonerano il soggetto finanziatore dal dimostrare che tale dovere è stato concretamente e materialmente posto in essere. Insomma, come dire che una cosa è quello che è scritto in contratto, un’altra quello che si fa poi materialmente. E dunque, la presenza di clausole contrattuali che danno per realizzati gli obblighi informativi vengono retrocesse al rango di meri indizi in quanto non impediscono al giudice e al consumatore di contestare al creditore l’adempimento effettivo degli obblighi informativi.

note

[1] C. Giust. UE sent. del 18.12.2014 causa C-449/13.

[2] D.lgs. n. 141/2010 di recepimento della direttiva UE n. 2008/48/CE

Autore immagine: 123rf com


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