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Lo sai che? Obesità: lavoratore considerato con handicap. Va tutelato, non discriminato

Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 dicembre 2014

No al licenziamento: l’obeso rientra tra i lavoratori con maggiore tutela.

L’obesità va considerata un handicap a tutti gli effetti e, pertanto, il dipendente affetto da tale patologia deve poter fruire delle tutele previste dalla direttiva europea [1] sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

A dirlo è la Corte di Giustizia dell’UE con una sentenza depositata ieri [2].

I giudici di Lussemburgo scendono in campo a tutela dell’obesità, tale considerandosi solo quella che risponde agli standard fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo la sentenza in commento, non si può licenziare un dipendente per via della sua massa grassa, che gli impedirebbe un proficuo rendimento sul lavoro. Al contrario, se anche l’obesità costituisce un obiettivo ostacolo al corretto adempimento della prestazione lavorativa, il lavoratore deve rimanere in azienda perché ha diritto a godere dei benefici previsti dalla legge per i portatori di handicap. Insomma – ha chiarito la Corte UE – gli obesi non possono essere discriminati sul posto di lavoro per via della loro patologia.

Se anche la direttiva [1] sui divieti di discriminazione parla solo di disparità di trattamento fondate sulla religione, l’handicap, l’età e le tendenze sessuali, e quindi non indica espressamente l’obesità, a detta tuttavia dei giudici comunitari, quest’ultima rientra a pieno diritto nella nozione di handicap. Questo perché per handicap s’intende non solo un’impossibilità di esercitare un’attività professionale, “ma altresì un ostacolo a svolgere una simile attività”.

In generale, l’obesità – chiarisce la Corte U.E. – non è un handicap nel senso specificato nella direttiva [1]: quest’ultima, infatti, si riferisce espressamente alle “menomazioni fisiche, mentali o psichiche durature”, in grado di ostacolare “la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professione, su base di uguaglianza con altri lavoratori”. Tuttavia, quando è di lunga durata o comporta una mobilità ridotta o, comunque comporta un ostacolo al lavoro ordinario, l’obesità può comportare delle limitazioni, ostacolando la vita professionale della persona interessata. E pertanto, tale condizione patologica va tutelata e non avversata e discriminata.

In particolare, scrive Lussemburgo, i giudici nazionali devono partire dal presupposto che spetta alla parte convenuta e, quindi, al datore di lavoro, dimostrare che non si è realizzata alcuna violazione del principio della parità di trattamento.

note

[1] Direttiva n. 2000/78/Ce.

[2] C. Giust. UE Causa C-354-13.

Autore immagine: datamanager. it


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