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Tfr in busta paga definitivo: ma attenti alla tassazione

20 dicembre 2014


Tfr in busta paga definitivo: ma attenti alla tassazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 dicembre 2014



Scarso appeal per chi opterà per l’anticipazione del trattamento di fine rapporto: aliquota standard secondo scaglioni dell’Irpef.

Per chi, dal prossimo anno, sceglierà di ricevere l’anticipazione del TFR in busta paga ci sarà una penalizzazione: la tassazione di tali maggiorazioni sarà quella ordinaria. In buona sostanza, le somme percepite mensilmente dal lavoratore a titolo di TFR (almeno per quelli che sceglieranno questa opzione) non saranno più trattate fiscalmente come avverrebbe in caso di accantonamento in azienda, ossia con l’aliquota agevolata, ma come reddito ordinario. Risultato: si applicheranno gli scaglioni dell’Irpef ordinaria. Ciò determinerà peraltro un aumento della soglia dell’Isee e, in sostanza, un impoverimento della famiglia. Non dimentichiamo infatti che se anche il Tfr verrà conservato in banca, il nuovo indicatore di ricchezza media delle famiglie (che sarà operativo dal 2015) verrà determinato anche sulla base del saldo medio in conto e, quindi, anche sulla scorta di quanto il nucleo risparmia e non spende.

Le somme corrisposte non incideranno però sulla fruizione dell’eventuale bonus da 80 euro introdotto dal governo Renzi, mentre l’incremento di reddito da esse causato rileverà per tutte le altre agevolazioni e per le detrazioni.

L’ulteriore penalizzazione per chi opterà per avere subito il Tfr è un depotenziamento della sua funzione di ammortizzatore sociale. Infatti, il lavoratore, all’uscita dal lavoro, non potrà più contare sulle somme che altrimenti gli sarebbero state erogate in un momento di privazione del reddito mensile. Senza contare il fatto che – come appena detto – per averli “pochi, maledetti e subito” tali importi sono stati, in precedenza, tassati in misura superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto se fossero rimasti nei fondi pensione o presso il datore di lavoro.

È questo il poco rassicurante scenario che emerge dall’ultimo passaggio della Legge di Stabilità in Senato, approvata ieri e, che quindi, salvo la conferma (che a questo punto è una pura formalità) alla Camera, sarà a breve definitiva.

Come abbiamo più volte ricordato in queste pagine, i lavoratori del settore privato che ne faranno richiesta (esclusi i lavoratori domestici e quelli del settore agricolo), con almeno sei mesi di contratto alle spalle, potranno chiedere di incassare il trattamento di fine rapporto ogni mese, man mano che lo maturano, inclusa la parte che eventualmente viene versata a un fondo pensione. L’anticipazione del Tfr in busta paga è prevista in via sperimentale nel periodo 1° marzo 2015-30 giugno 2018.

La scelta, peraltro, è irrevocabile, cioè una volta fatta non può essere modificata fino al 30 giugno 2018 (resta da capire cosa succede se si cambia impiego).

Dal punto di vista dei datori di lavoro, la scelta dei dipendenti ha conseguenze soprattutto per le aziende con meno di 50 dipendenti, che oggi accantonano il Tfr se il dipendente non lo devolve a un fondo complementare (quelle più grandi lo versano comunque a un fondo presso l’Inps). Nel caso in cui il lavoratore scelga di incassare subito il Tfr, l’impresa potrà scegliere se pagarlo direttamente oppure accedere a un finanziamento assistito da garanzia rilasciata da un fondo specifico istituito presso l’Inps e a quella dello Stato.
Il finanziamento sarà erogato da una banca aderente all’accordo tra ministeri e Abi a un tasso non superiore a quello di rivalutazione del Tfr. Per accedere al prestito le aziende dovranno versare al fondo un contributo mensile pari allo 0,2% della retribuzione imponibile a fini previdenziali del dipendente. Tutti i dettagli di funzionamento della sperimentazione dovranno essere indicati da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

Per quel che riguarda il regime fiscale delle quote erogate si prevede la tassazione ordinaria senza quindi la più favorevole tassazione separata prevista sulle liquidazioni erogate a fine carriera. La legge di stabilità inoltre innalza dall’11,5 al 17% l’aliquota sulla rivalutazione del trattamento di fine rapporto. A differenza delle prime ipotesi, il governo al Senato non ha ritoccato questo punto. Inizialmente si pensava che tale aliquota sarebbe stata portata al 14-15%, punto invece sul quale il Palazzo Madama ha preferito non dare battaglia.

Per maggiori dettagli sul punto leggi:

Tfr in busta paga: si paga Irpef e addizionali locali

Come il TFR in busta paga ti fregherà se non sei informato”.

note

Autore immagine: 123 rf com

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