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Il sole abbaglia: per l’incidente niente caso fortuito

21 dicembre 2014


Il sole abbaglia: per l’incidente niente caso fortuito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2014



Il conducente rimasto acciecato dai raggi del sole e andato poi a sbattere non può invocare la causa di giustificazione.

Nessuna giustificazione al conducente dell’auto che, per evitare di rimanere abbagliato dai raggi del sole riflessi sul parabrezza, non indossa gli occhiali da sole o non rallenta. In tali casi, infatti, qualora ne dovesse seguire un incidente, l’automobilista imprudente resta responsabile sia civilmente che penalmente per i danni cagionati a terzi e le eventuali lesioni personali.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

L’incidente stradale causato da un improvviso accecamento per via della luce solare, se impedisce al conducente di vedere bene la strada, andando a sbattere contro un altro mezzo o investendo un pedone, non può essere giustificato in alcun modo. Meglio prevenire il rischio e prendere le dovute misure precauzionali (come gli occhiali schermati o abbassare il pannello parasole).

Il sole non è un fatto eccezionale

Non si può dunque neanche parlare di caso fortuito, che invece, si realizza quando un fattore causale, sopravvenuto ed indipendente dalla condotta del soggetto, faccia verificare un evento “eccezionale”, assolutamente non prevedibile ed evitabile.

Resta la responsabilità anche penale

Secondo la Suprema Corte, l’abbagliamento da raggi solari del conducente di un automezzo non esclude la sua responsabilità, essendo egli tenuto ad interrompere la marcia, in modo particolare in vista di un incrocio e quando si appresta ad effettuare una manovra particolarmente pericolosa (un sorpasso, una svolta, l’attraversamento di una strada ove sono presenti strisce pedonali).

La condotta dell’automobilista, infatti, deve essere sempre improntata ad evitare l’intralcio alla circolazione o altri pericoli. Egli deve sempre, in caso di rischio sopravvenuto (come un fascio di raggi solari accecante), attendere di superare gli effetti del fenomeno impeditivo della visibilità.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 2 ottobre – 18 dicembre 2014, n. 52649

Presidente Foti – Relatore Marinelli

Ritenuto in fatto

Con sentenza del 18/07/2013 il Giudice di Pace di Cosenza assolveva S.A. dal reato di cui all’art. 590 c.p. perché il fatto non costituisce reato.

Riteneva il Giudice di Pace che il sinistro era stato determinato dall’improvviso accecamento di S.A. causato dalla luce del sole e che tale circostanza aveva impedito al prevenuto di rilevare la presenza della moto della persona offesa nell’area di intersezione. Pertanto, secondo il Giudice di Pace, l’evento era stato cagionato dall’abbagliamento della luce del sole e quindi da caso fortuito. Avverso tale statuizione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza proponeva ricorso per cassazione per ottenere l’annullamento del provvedimento impugnato.

Il Procuratore della Repubblica ricorrente denunzia violazione di legge e difetto di motivazione in relazione agli articoli 590 e 45 c.p. in quanto, a suo avviso, il giudice di prime cure non aveva esaminato né interpretato gli elementi probatori a sua disposizione, dal momento che il caso fortuito si realizza quando un fattore causale, sopravvenuto, concomitante o preesistente ed indipendente dalla condotta del soggetto, renda eccezionalmente possibile il verificarsi di un evento assolutamente non prevedibile ed evitabile. Nella fattispecie che ci occupa invece l’eventuale abbagliamento da raggi solari del conducente di un automezzo non integrerebbe un caso fortuito e quindi non escluderebbe la penale responsabilità per i danni che siano derivati alle persone.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato e merita pertanto accoglimento.

Il percorso argomentativo del giudice di Pace appare infatti illogico, contraddittorio e soprattutto violativo della corretta applicazione delle norme invocate con riferimento alla ritenuta sussistenza dell’esimente del caso fortuito.

Tanto premesso si osserva che il caso fortuito si realizza quando un fattore causale, sopravvenuto, concomitante o preesistente ed indipendente dalla condotta del soggetto renda eccezionalmente possibile il verificarsi di un evento, assolutamente non prevedibile e non evitabile.

Nella fattispecie che ci occupa, invece, l’abbagliamento da raggi solari del conducente di un automezzo non esclude la sua responsabilità, essendo egli tenuto ad interrompere la marcia, specialmente in vista di un incrocio e quando, come nella fattispecie di cui è processo, egli si appresta ad effettuare una manovra di svolta a sinistra del mezzo. Il conducente quindi dovrà adottare tutte le più opportune cautele al fine di non creare intralcio alla circolazione o l’insorgere di altri pericoli ed attendere di superare gli effetti del fenomeno impeditivo della visibilità.

Sul punto è intervenuta la giurisprudenza di questa Corte, che questo Collegio condivide, (cfr, tra le altre, Cass., sez.4, sent. N.10337 dell’1.06.1989, Rv.181837) secondo cui “in tema di circolazione stradale, l’abbagliamento da raggi solari del conducente di un automezzo non integra il caso fortuito e, pertanto, non esclude la penale responsabilità per danni che ne siano derivati alle persone. In una tale situazione (di abbagliamento) il conducente è tenuto ad interrompere la marcia, adottando opportune cautele onde non creare intralcio alla circolazione ovvero l’insorgere di altri pericoli, ed attendere di superare gli effetti del fenomeno impeditivo della visibilità”.

Ai sensi dell’art. 624 cod.proc.pen. deve essere quindi pronunziato annullamento della sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al giudice di Pace di Cosenza.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al giudice di Pace di Cosenza.

note

[1] Cass. sent. n. 52649/14 del 18.12.2014.

Autore immagine: 123rf com

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