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Tassa rifiuti: paga anche chi smaltisce da solo, ma la seconda casa è uguale alla prima

21 dicembre 2014


Tassa rifiuti: paga anche chi smaltisce da solo, ma la seconda casa è uguale alla prima

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2014



Corte di Giustizia UE: interpretazioni sulla TARSU o TARI.

Non avrà probabilmente un effetto stravolgente la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea emessa qualche giorno fa in tema di tassa sui rifiuti, ma di certo eviterà ai contribuenti di pagare due volte per lo stesso servizio. Una sentenza che tocca direttamente l’Italia, con la sua controversa Tarsu, oggi ribattezzata Tari.

I giudici di Lussemburgo hanno fornito un chiarimento fondamentale sulla direttiva relativa ai rifiuti [1]. La sostanza della decisione è la seguente: gli Stati Membri (così anche l’Italia) hanno la possibilità di far pagare l’imposta sulla spazzatura anche a chi provvede autonomamente allo smaltimento, incaricando una ditta privata. In pratica, chi si preoccupa dell’ambiente a proprie spese, deve ugualmente versare la Tari.

La vicenda

Un albergo si era opposto a una cartella esattoriale per il pagamento della Tarsu in quanto si sarebbe avvalso di un’impresa privata, specializzata nella raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Lo Stato è libero di far pagare in ogni caso l’imposta

La Corte UE ricorda, però, che ogni Stato, in tema di imposta sui rifiuti, è libero di non riconoscere, ai cittadini, il diritto di provvedere personalmente al trattamento della spazzatura e di assolvere con ciò l’obbligo di contribuire al finanziamento del sistema di gestione dei rifiuti istituito dai servizi pubblici.

In altre parole, nonostante la tassa italiana sia improntata al principio “Chi inquina, paga [2]”, è legittima la nostra legge che calcola la tassa in base a una stima del volume dei rifiuti generato (e non al quantitativo di rifiuti effettivamente prodotto e conferito).

Sarebbe però illegittimo se un Comune prevedesse un aumento della tassazione sulla seconda casa rispetto alla prima abitazione, pur a parità di metratura e di componenti il nucleo familiare. Infatti, corollario del principio “Chi inquina paga” è che ciascuno è tenuto a contribuire alle spese pubbliche di smaltimento dei rifiuti in proporzione a quelli che produce.

La diversità di trattamento realizzata dal Comune, in questo caso, non sarebbe giustificata e il contribuente potrebbe ricorrere alla Commissione tributaria provinciale e chiedere l’annullamento dell’atto impositivo mediante disapplicazione della deliberazione comunale sulle tariffe (discriminatorie fra residenti e non residenti) [3].

note

[1] Direttiva UE n. 2008/98/Ca.

[2] Art. 1, comma 652, della legge 147 del 2013.

[3] Art. 7, ultimo comma, del Dlgs 546 del 1992 («le commissioni tributarie, se ritengono illegittimo un regolamento o un atto generale rilevante ai fini della decisione, non lo applicano, in relazione all’oggetto dedotto in giudizio…»).

Autore immagine: 123rf com


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