Diritto e Fisco | Editoriale

Le tasse in agguato nella legge di stabilità

21 dicembre 2014


Le tasse in agguato nella legge di stabilità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 dicembre 2014



Otto miliardi di euro: aumenti Iva e accise benzina in tre anni se le misure di tagli e antievasione non decollano.

La coperta è troppo corta per fare concessioni. Specie quelle che vanno a favore solo di una ristretta platea di cittadini. Così, laddove la Legge di Stabilità, appena approvata anche dal Senato, “concede” a una categoria limitata di beneficiari (dal bonus bebè, alle famose 80 euro in busta paga, ora stabilizzati; dalle misure taglia Irap al bonus acquisti da mille euro), nello stesso tempo “preleva” dalla generalità degli altri contribuenti.

Ma quel che si vede è solo una parte della manovra. Esistono invece una serie di vere e proprie tagliole fiscali, ora “invisibili”, ma pronte a diventare efficaci e definitive entro il 2018 qualora – così come l’Unione Europea ha già il sospetto – non si riesca a raggiungere la copertura economica e i risparmi di bilancio sperati sulla carta. Insomma, se il rapporto tra Pil e debito pubblico dovesse sforare il 3% (ossia il patto di stabilità), scatterà una sorta di “conto nascosto” che farà lievitare i prelievi dagli attuali 3 miliardi a ben 8 miliardi di euro (quasi il triplo).

1 | AUMENTO BENZINA E SPLIT PAYMENT

Il recente crollo del petrolio sui mercati finanziari ha comportato, per chi ha fatto il pieno in questi giorni, un considerevole risparmio. Ma la prima minaccia fiscale contenuta nella manovra di fine anno potrebbe far tramontare questo beneficio. La clausola inserita nella legge di stabilità, infatti, consente l’aumento delle accise sulla benzina già a partire dal 30 giugno 2015. Insomma, un’estate più cara per le tasche degli automobilisti. Ma non solo. Il prezzo della benzina è anche quello che, più di ogni altro, fa crescere i prezzi al consumo: ogni prodotto, infatti, per essere venduto, deve essere prima “trasportato”. Il che significa che l’incremento dei costi per i trasporti ricadranno sui consumatori finali.

Per evitare questa mannaia per l’economia italiana, il Governo ha deciso di aumentare le entrate dell’Iva. In che modo? Facendo innanzitutto ricadere, sulle imprese, una particolare misura chiamata split payment, che cercheremo di spiegare qui di seguito in modo semplice.

Quando un’azienda riceve un pagamento da una pubblica amministrazione per una prestazione a quest’ultima fornita dovrebbe ottenere, oltre al versamento del prezzo, anche quello della relativa IVA per poi, trimestralmente, versarla a su volta allo Stato.

Invece, con il nuovo split payment, i fornitori della P.A. non si vedranno più pagare l’Iva da girare poi all’Erario, perché ci penserà direttamente lo stesso ufficio pubblico acquirente. Quest’ultimo, in buona sostanza, da un lato verserà il prezzo della prestazione all’azienda privata, e dall’altro, contemporaneamente, verserà l’IVA direttamente allo Stato, eliminando l’intermediazione del fornitore.

La mossa serve a contrastare l’evasione, ma rischia di abbattere ulteriormente la liquidità delle imprese già messa a dura prova dalla crisi di economia. Peraltro, tale misura non è ancora certa perché, trattandosi di un meccanismo che incide sull’Imposta sul Valore Aggiunto, necessita dell’approvazione da parte dell’Unione Europea. Se tale “via libera” non dovesse arrivare, a pagare saranno gli italiani con l’aumento della benzina.

Il Governo, intanto, a caccia di coperture, ha deciso di anticiparne il debutto fin dal 1° gennaio prossimo.

2 | L’AUMENTO PROGRAMMATO DELL’IVA AL 25,5%

Come da noi anticipato già in diversi articoli, all’alba della scrittura della legge di Stabilità, l’Esecutivo ha scritto, tra le clausole di salvaguardia, anche un aumento dell’IVA che, dal 22% passerebbe al 25,5% entro il 2018, mentre l’IVA agevolata del 10% toccherebbe il 13%.

L’incremento disegnato dalla legge di stabilità è progressivo. Inizierà nel 2016 e arriverà fino al 2018. Esso dipende dal fatto che l’architettura delle coperture è riuscita solo a cancellare, a colpi di spending review, i tre miliardi di maggior gettito relativi al 2015, ma è stata costretta a tenere in programma in misura quasi integrale i passaggi successivi.

C’è da dire che, nonostante quanto caldo possa sembrare l’argomento dell’aumento dell’IVA, nessuna battaglia è stata fatto né al Senato, né alla Camera, dove i parlamentari hanno approvato il testo senza proporre emendamenti o modifiche. Di tanto abbiamo già parlato negli articoli:

Caos al Senato: con la fiducia confermato l’aumento dell’IVA al 25,5%

La Camera approva l’aumento dell’Iva al 25,5% con la clausola di salvaguardia.

Un’ipoteca pesante sulle prospettive di ripresa economica, che il Governo dovrà impegnarsi a cancellare anche se non tutto, come detto, dipende da Roma. C’è da sperare, insomma, che le clausole rimangano allo stato di minaccia senza tradursi in atto.

3 | L’AUMENTO DELLA TASSAZIONE DEL TFR

Tutti i lavoratori saranno colpiti dall’aumento del prelievo fiscale sul trattamento di fine rapporto. E ciò vale sia per quelli che opteranno per il nuovo regime dell’anticipo in busta paga (in tal caso, il TFR sarà trattato alla stregua del normale reddito e, quindi, con tassazione ordinaria ai fini Irpef); sia per quanti preferiranno l’accantonamento in azienda (in tal caso, l’aliquota sulla rivalutazione passa dall’11,5% al 17%), sia nel caso in cui sarà destinato ai fondi pensione (anche questi toccati dall’aumento dell’imposizione fiscale dall’11 al 20%).

Terminiamo con le parole dello stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: nel 2015 – afferma il ministro – i conti pubblici miglioreranno e questo consentirà di dimostrare ai partner europei e ai mercati che l’Italia «è un Paese affidabile». Il taglio delle tasse «ha pochi precedenti nella storia del Paese», al pari delle misure dirette a sostenere lo sviluppo, le risorse per il mercato del lavoro, il finanziamento degli ammortizzatori sociali e gli interventi per l’innovazione».

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Alla fine a pagare sono sempre i soliti…..ormai la mia busta paga, assomiglia sempre più alla vaschetta dell’acqua santa. A natale 2 cose mi piacerebbero: 1* una bella e solida mazza in legno di rubiglia e 2* passare la giornata in mezzo tutti i parlamentari ….un giorno di ordinaria follia.

  2. per chi sostiene che “lavorare rende liberi” bisognerebbe rispondere: a non lavorare si è liberi e le zecche prima o poi muoiono.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI