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S.a.s. estinta: i soci rispondono dei debiti fiscali

2 Marzo 2016 | Autore:
S.a.s. estinta: i soci rispondono dei debiti fiscali

Legittimo l’avviso di accertamento notificato ai soci della S.a.s. per debiti anteriori alla cancellazione dal registro delle imprese.

Valido l’avviso di accertamento notificato ai soci per i debiti fiscali della S.a.s. cancellata dal Registro delle imprese.

La legge [1] prevede infatti che, a seguito dell’estinzione della società, dopo la cancellazione dal registro delle imprese, i creditori sociali (e quindi anche il Fisco) possono agire nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione e, nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi.

La domanda del creditore, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l’ultima sede della società; successivamente deve essere notificata presso i singoli soci.

È quanto confermato da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia [2] che ha rigettato la domanda di nullità dell’avviso di accertamento notificato ai soci dopo la cancellazione della S.a.s.

I giudici, allineandosi all’orientamento della Cassazione, hanno chiarito che, è vero che la cancellazione di una società dal Registro delle imprese ne determina l’estinzione sul piano giuridico; ma è anche vero che dei debiti originariamente facenti capo alla società e non estinti con la liquidazione, devono rispondere i soci, sia pure nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che fossero limitatamente o illimitatamente responsabili (come gli accomandatari) per i debiti sociali.

Tale principio, seppur previsto dal codice civile per le società di capitali, si intende applicabile anche alle società di persone e quindi alle società in accomandita semplice, come definitivamente chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione [3].

Nel caso di specie la pretesa del Fisco riguardava l’accertamento induttivo della plusvalenza patrimoniale dell’avviamento ai fini Irpef.

Sul punto i giudici hanno richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo cui, in tema di accertamento delle imposte sui redditi, il Fisco può procedere in via induttiva all’accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale relativa al valore di avviamento, realizzata a seguito di cessione di azienda, sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro.

Ricade sul contribuente l’onere della prova contraria, idonea a superare (anche con ricorso ad elementi indiziari) la presunzione dì corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in via definitiva in sede di applicazione dell’imposta di registro, dimostrando di avere in concreto venduto ad un prezzo inferiore [4].


note

[1] Art. 2495 cod. civ.

[2] CTR Lombardia sent n. 40 del 12.1.2016.

[3] Cass. Sez. Unite sent. n. 6070/2013 e n. 4060/2010.

[4] Cass. ord. n. 8010/2013 e sent. 23608/2011.

Autore immagine: 123rf com


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