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Lo sai che? Minimi: così cambiano accesso e requisiti con l’ultima legge di stabilità

Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2014

Regime forfettario: più vincoli e meno convenienza.

La legge di Stabilità per il 2015 riscrive il regime fiscale agevolato dei minimi che partirà a partire dal prossimo 1° gennaio. Chi, per quella data, è già entrato nel vecchio regime, resta con le precedenti regole (leggi “Possibile rimanere tra i vecchi minimi anche dopo il 2015?”). Tali soggetti continueranno a usufruire dell’imposta sostitutiva del 5% fino alla naturale scadenza, e cioè fino al quinto anno dall’inizio dell’attività o al 35° anno di età. Resta ferma la possibilità di optare per il regime ordinario.

Il nuovo forfait prevede il pagamento di un’imposta fissa sui redditi pari al 15% (in precedenza era il 5%).

Condizioni per l’accesso

L’accesso al regime forfetario è consentito se nell’anno precedente (2014, per il primo anno di applicazione):

– i ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non siano stati superiori a quelli individuati dalla legge in relazione ai diversi codici di attività Ateco 2007;

– le spese per l’impiego di lavoratori non siano stati maggiori di 5 mila euro lordi all’anno a titolo di lavoro dipendente, co.co.pro, lavoro accessorio, associazione in partecipazione con apporto di lavoro; lavoro prestato dai familiari dell’imprenditore [1];

– il costo complessivo dei beni strumentali (stock) al 31 dicembre, al lordo degli ammortamenti, non sia maggiore di 20 mila euro. Gli immobili non rilevano e i beni a uso promiscuo si calcolano al 50%;

– i redditi di impresa o di lavoro autonomo siano stati prevalenti rispetto agli eventuali redditi di lavoro dipendente e da pensione eventualmente percepiti. Tale limite non va verificato se la somma di redditi d’impresa o autonomo e quelli da dipendente non superano i 20mila euro.

Eliminati i limiti anagrafici

Non c’è più l’obbligo – come nel precedente regime dei minimi con aliquota al 5% – di dover rispettare limiti anagrafici (la vecchia barriera dei 35 anni di età) o di durata (cinque anni). In questo senso, il regime che si caratterizza per una determinazione forfettaria del reddito – utilizzando su ricavi e compensi coefficienti di produttività differenziati a seconda dell’attività – è a tutti gli effetti un regime naturale e alternativo rispetto alla tassazione ordinaria.

Il calcolo del reddito

Il reddito si determina applicando ai ricavi o compensi percepiti una percentuale di redditività che forfetizza i costi e che varia a seconda dell’attività esercitata.

In pratica la possibilità di fruire del nuovo regime dei minimi è aperta a quanti hanno un certo limite di ricavi e compensi, modulato in base al tipo di attività: si va dal tetto di 15mila euro per le attività professionali a 40mila per il settore del commercio, al dettaglio o all’ingrosso. Inoltre, nell’anno precedente, la spesa per lavoro subordinato o per collaborazioni non deve aver superato i 5mila euro lordi; i beni strumentali (esclusi gli immobili) non devono oltrepassare il valore di 20mila euro.

I contributi previdenziali sono deducibili direttamente dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo.

Sul reddito così determinato si applica una imposta sostitutiva dell’Irpef, delle relative addizionali e dell’Irap nella misura del 15 per cento.

Nella determinazione del reddito non rilevano i costi effettivamente sostenuti, le plusvalenze, le sopravvenienze e i dividendi.

Vantaggi e semplificazioni

Chi entra nel regime dei minimi può godere di vantaggi e semplificazioni fiscali. È infatti previsto:

– l’esonero dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, salva la conservazione dei documenti ricevuti ed emessi;

– l’esonero dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri;

– l’esenzione dal pagamento dell’’Irap;

– poiché non si viene considerati sostituti di imposta, non si è tenuti ad effettuare le ritenute alla fonte né si subiscono ritenute.

L’obbligo informativo va assolto con la compilazione del modello Unico. Chi rientra nel regime forfettario non deve tener conto in modo analitico delle spese e beneficia di semplificazione ai fini Iva (tranne nel caso di esportazione, di operazioni intracomunitarie e nel caso del regime di reverse charge).

In questo quadro, però, vanno pure tratteggiati gli elementi negativi.

Da un lato ci sono massimali dei ricavi o compensi anche molto bassi: è il caso dei professionisti, che subiscono anche l’handicap di un coefficiente di redditività molto elevato (il 78%).

Quanto al regime contributivo, la possibilità di ridurre i contributi – per gli iscritti alla gestione di artigiani e commercianti – produce, come ha fatto notare Cna, un duplice danno: si pagano più tasse perché diminuisce la quota deducibile dal reddito determinato in modo forfettario e si riduce il risparmio previdenziale.

L’accesso
L’accesso al regime è riservato alle sole persone fisiche (anche in forma di impresa familiare) con ricavi o compensi non superiori a soglie prefissate dal legislatore a seconda dell’attività esercitata e che variano da 15mila a 40mila euro. Inoltre, non si deve aver sostenuto spese per lavoro dipendente e para subordinato superiori a 5mila euro e il costo dei beni strumentali (stock) non deve superare i 20mila euro. Avere redditi da lavoro dipendente o da pensione può costituire, almeno in linea generale, una preclusione al forfait (per la spiegazione nel dettaglio della condizione si rinvia all’articolo nella pagina a lato). I requisiti di accesso vanno verificati rispetto alla data del 31 dicembre dell’anno precedente. Quindi, per accedere nel 2015 al regime forfettario occorre riferirsi al 2014. E chi apre la partita Iva a inizio anno potrà scegliere il forfettario barrando nella dichiarazione di inizio attività la casella prevista per l’adesione al precedente regime dei minimi in attesa dell’aggiornamento dei modelli, come precisato dal comunicato stampa delle Entrate dello scorso 31 dicembre.

Il cambiamento

Rispetto al precedente regime cambiano decisamente i parametri per l’accesso. Innanzitutto, per rientrare tra i minimi occorre rispettare i limiti dei ricavi o dei compensi, differenziati a seconda del tipo di attività. In base alla tabella allegata alla legge di stabilità si va, per esempio, dai 15mila euro delle attività professionali e degli intermediari del commercio, fino ai 40mila euro per i commercianti all’ingrosso.

Nell’attuale regime dei minimi, il reddito viene determinato su base analitica (ricavi/compensi meno costi effettivi). Il nuovo regime, invece, prevede un calcolo su scala forfettaria. In pratica, occorre applicare all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti un particolare coefficiente di redditività, che varia a seconda del tipo attività svolta.
Sul reddito così determinato si applica l’imposta sostituiva pari al 15% (ed è previsto uno sconto per le nuove iniziative). Si tratta dunque di un deciso cambio di passo rispetto al passato, in quanto il nuovo regime si caratterizza per una diversa modalità di determinazione del reddito che prescinde, nei fatti, dai costi effettivi. Rimangono comunque deducibili i contributi previdenziali pagati. Al reddito così determinato occorre applicare l’aliquota del 15%: triplicata rispetto a quella applicabile nel vecchio regime, fissata al 5 per cento.

note

[1] Ex articolo 60 del Tuir.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Buongiorno e complimenti per la rubrica
    A mio avviso però la possibilità di continuare a usufruire dell’imposta sostitutiva del 5% si limita fino al TERZO ANNO DALL’INIZIO DELL’ATTIVITA’ e non fino al quinto
    Potete confermare questa ipotesi?
    Grazie

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