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Lo sai che? Nuovo Isee: figli e coniuge a carico anche se non conviventi

Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 dicembre 2014

Condizioni per non essere considerati nella famiglia anagrafica.

Il nuovo Isee, cioè l’indicatore che misura la condizione economica in base alla composizione della famiglia, sommando redditi e patrimoni (con alcune franchigie), si presenta più severo rispetto al vecchio: non solo perché c’è un censimento più stringente delle voci di reddito e degli asset patrimoniali, ma anche per la possibilità di verificare meglio quanto dichiarato dal contribuente e integrarlo con le risultanze presenti nelle banche dati fiscali.

Le recenti istruzioni fornite dall’Inps riguardo al nuovo Isee servono a chiarire alcuni aspetti fondamentali in merito al calcolo del reddito della famiglia. Punto centrale è la corretta individuazione dei componenti la famiglia anagrafica.

Il nuovo Isee non tiene più conto della convivenza o dell’essere a carico, per evitare comportamenti fraudolenti volti a ottenere indebitamente le prestazioni agevolate.

Le regole valevoli a partire dal 1° gennaio 2015 stabiliscono che il nucleo familiare è costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). In essi sono compresi: il coniuge, i figli minori, anche se non conviventi, nonché le persone presenti sullo stato di famiglia.

1 | CONIUGE DEL RICHIEDENTE

Il coniuge rientra sempre nella famiglia anagrafica del richiedente, anche se non convivente. Pertanto, i coniugi che hanno diversa residenza anagrafica, di fanno parte dello stesso nucleo familiare, salvo i seguenti casi:

– coniuge separato (in via giudiziale o con separazione consensuale a seguito di omologa del tribunale) o nei cui confronti sia stata ordinata la separazione in pendenza del giudizio di nullità del matrimonio [1];

– coniuge con diversa residenza consentita a seguito dei provvedimenti temporanei ed urgenti assunti dal Presidente del tribunale, nell’interesse della prole e dei coniugi [2];

– uno dei coniugi sia stato escluso dalla potestà sui figli o sia stato adottato (articolo 333 del Codice civile), il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;

– coniuge nei cui confronti sia stata emessa sentenza definitiva di condanna per gravi reati e che presuppone la proposizione di domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio [3];

– coniuge colpevole di abbandono accertato.

Inoltre, il genitore non convivente nel nucleo familiare, non coniugato con l’altro genitore, che abbia riconosciuto il figlio, fa parte del nucleo familiare del figlio, a meno che non ricorra uno dei seguenti casi:

a) quando il genitore risulti coniugato con persona diversa dall’altro genitore;

b) quando il genitore risulti avere figli con persona diversa dall’altro genitore;

c) quando, con provvedimento dell’autorità giudiziaria, sia stato stabilito il versamento di assegni periodici destinati al mantenimento dei figli;

d) quando sussiste esclusione dalla potestà sui figli, o sia stato adottato il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;

e) quando risulti accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali, la estraneità in termini di rapporti affettivi ed economici.

 

 

2 | FIGLI MINORI

Anche il figlio minore fa sempre parte del nucleo familiare del genitore con il quale convive, anche se in affidamento preadottivo.

Solo nel caso di affidamento temporaneo il minore viene considerato nucleo familiare a parte, salvo che il genitore affidatario decida di considerarlo parte del proprio nucleo familiare.

Il minore in affido collocato presso comunità è considerato nucleo familiare a sé.

 

 

3 | FIGLI MAGGIORENNI

Anche il figlio maggiorenne non convivente con i genitori è a loro carico a fini Irpef e, qualora non sia coniugato e non abbia figli, fa parte del nucleo familiare dei genitori (si pensi al ragazzo ultradiciottenne che vive fuori per gli studi universitari o post universitari).

Qualora i genitori appartengano a nuclei familiari distinti, il figlio maggiorenne, se a carico di entrambi, fa parte del nucleo familiare di uno dei genitori, da lui identificato. In questo caso, il genitore dichiarante deve acquisire la dichiarazione di volontà del figlio. Qualora il figlio maggiorenne non convivente sia invece, coniugato e/o abbia figli, fa nucleo a parte anche se a carico dei genitori.

4 | NUCLEI CON ALMENO TRE FIGLI

Nel caso di presenza di almeno tre figli all’interno del nucleo familiare, il richiedente ottiene una situazione di maggior vantaggio, sia in termini di scala di equivalenza, che di maggior detrazione del canone di affitto. A questo fine fanno cumulo figli del dichiarante e del suo coniuge.

5 | CONVIVENZA ANAGRAFICA

Si ha convivenza anagrafica, e non famiglia anagrafica, quando manca un vincolo affettivo fra componenti (istituti assistenziali, caserme, istituti di detenzione). In tale caso, ogni componente costituisce un nucleo a sé, salvo che sia considerato parte del nucleo familiare del coniuge.

6 | DISABILI

Se nel nucleo familiare vi è un componente portatore di disabilità grave si ha diritto a sgravi fiscali, specie se il nucleo è a basso reddito.

A tal fine, il disabile adulto convivente con i propri genitori può essere considerato nucleo familiare a sé. Dal reddito sono detraibili, fino ad un massimo di 5mila euro, le spese sanitarie per disabili, le spese per l’acquisto di cani guida e le spese sostenute per servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordi. A seconda del grado di disabilità del componente il nucleo, si applica una detrazione crescente a partire da 4mila fino a 9.500 euro.

note

[1] Art. 126 cod. civ.

[2] Art. 708 cod. proc. civ.

[3] Art. 3 L. 898 del 1.12.1970.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Ma se ho 2 figlie minorenne .e il padre dalla piccola ha residenza in altra parte sto solo con genitori e uno di loro ha in handicap,posso fare disse,entra pure padre dalla piccola in disse?

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