Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Filmati di incidenti stradali: come e quando acquisirli

18 Novembre 2022 | Autore:
Filmati di incidenti stradali: come e quando acquisirli

Cosa fare per procurarsi tempestivamente le immagini dei sistemi di videosorveglianza, pubblici o privati, presenti in zona e che hanno ripreso la scena del sinistro.

Oggi ti spiegheremo come e quando acquisire i filmati di incidenti stradali. Non ci riferiamo a quelli realizzati dopo l’incidente, dunque ormai a veicoli fermi e vittime sull’asfalto, ma a quelli che riprendono la scena dinamica, durante il suo svolgimento. Proprio questi sono, evidentemente, molto più utili e preziosi per accertare le rispettive responsabilità.

Perché i filmati degli incidenti stradali sono importanti

Stabilire chi ha torto o chi ha ragione in un incidente stradale non è mai una cosa semplice. Anche nei banali tamponamenti cittadini c’è sempre chi sostiene che la colpa è del veicolo tamponato, che stava facendo retromarcia. Quando un pedone attraversa e viene investito, l’automobilista può sostenere che si è buttato improvvisamente sotto le ruote e non ha potuto fare nulla per evitarlo. Come risolvere queste situazioni, in cui uno afferma una cosa e l’altro sostiene l’esatto contrario?

Le cose sono spesso diverse da come sembrano: il quadro offerto dalla prima ricostruzione del sinistro può arricchirsi di nuovi particolari, ad esempio per l’arrivo (anche a distanza di parecchio tempo) di testimoni che dichiarano di aver visto la scena e di aver notato una sbandata, un tentativo di frenata, un cambiamento di corsia, un movimento inconsulto del pedone o del ciclista, un altro mezzo che ha provocato la turbativa e poi è fuggito, e così via.

Se avvengono incidenti gravi, dunque quando ci sono feriti o addirittura e morti, la vicenda si complica e diventa molto seria. In questi tristi casi occorre accertare bene e in maniera chiara, inoppugnabile, i comportamenti tenuti da ciascuno dei soggetti coinvolti: sia ai fini penali, per arrivare all’eventuale condanna del responsabile, sia per quanto concerne il risarcimento dei danni da riconoscere alla vittima infortunata o ai suoi familiari superstiti.

Filmati delle telecamere di sorveglianza: fanno prova?

In tutte queste situazioni di sinistro stradale più o meno grave, la ripresa video dell’accaduto, fatta dalle telecamere di sorveglianza presenti in zona, può diventare una prova inoppugnabile che può essere acquisita in giudizio, e magari smentire eventuali testimoni falsi, compiacenti e inattendibili.

L’articolo 2712 del Codice civile dispone che le riproduzioni meccaniche, fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, «ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose» formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime. 

Possono essere contestate in giudizio, quindi, le riprese che ritraggono la scena del sinistro solo parzialmente (ad esempio, non riprendendo il punto ed il momento dell’impatto), o da notevole distanza che non permette di cogliere i dettagli necessari, o con una bassa risoluzione che non consente di individuare i movimenti e identificare la targa dei veicoli coinvolti; altrimenti i video costituiscono una prova valida e pienamente attendibile dell’accaduto.

Anche la Cassazione da qualche tempo privilegia le prove per immagini – come le fotografie dei mezzi incidentati, scattate dagli stessi conducenti coinvolti – rispetto alle classiche testimonianze, e dubita fortemente di queste dichiarazioni umane e postume, specialmente quando il giudice nota che nessuno in occasione del sinistro aveva preso in mano il proprio smartphone per documentare la scena: è un fatto davvero strano al giorno d’oggi. Le conseguenze di questa mancanza di documentazione dell’incidente sono molto severe: niente foto, niente risarcimento. Te ne abbiamo parlato nell’articolo “Incidente stradale: perché ora ci vuole il cellulare“.

Come procurarsi i filmati degli incidenti stradali

Ora passiamo all’aspetto pratico: come procurarsi i filmati degli incidenti stradali che sono stati ripresi dai sistemi di videosorveglianza.

Telecamere private

Se si tratta di telecamere private, chi è coinvolto nell’incidente dovrebbe richiederle a chi ha installato quegli occhi elettronici e probabilmente ne conserva le immagini: negozianti, esercenti, condomini, proprietari di abitazioni circostanti, che potrebbero aver ripreso la strada ove si è verificato il sinistro o parte di essa.

Tieni presente, però, che ci sono notevoli vincoli imposti dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali – la cosiddetta privacy – alla possibilità, per i privati, di riprendere le strade pubbliche e le altre aree aperte alla circolazione veicolare e pedonale: c’è un tendenziale divieto di farlo, perché la videosorveglianza privata non può eccedere il suo naturale scopo, che è quello di sicurezza e difesa della proprietà, e dunque non deve acquisire immagini non pertinenti, come le zone soggette a pubblico passaggio.

Ad esempio, per le telecamere dei negozi ubicati sul fronte strada il Garante Privacy dispone di «limitare l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere, evitando, per quanto possibile, la ripresa di luoghi circostanti e di particolari non rilevanti per la tutela dell’interesse legittimo del titolare del trattamento» (ti spieghiamo tutto negli articoli “Telecamere dei negozi: cosa non possono riprendere” e “Videosorveglianza privata: 6 cose da sapere“). Ecco perché nella maggior parte dei casi rivolgersi agli esercenti della zona potrebbe non essere proficuo per acquisire immagini e filmati utili a ricostruire l’incidente.

Telecamere pubbliche

Tutto cambia, invece, quando si tratta di telecamere pubbliche, come nel caso dei filmati catturati dai sistemi di videosorveglianza urbana, ormai presenti in moltissime città italiane. Anche qui, però, c’è un periodo limite di conservazione dei dati, che ai sensi della normativa sulla privacy deve essere circoscritto allo stretto necessario e comunque, di regola, non può superare una settimana (salve acquisizioni speciali disposte dalla magistratura e dalla polizia giudiziaria). Consultando l’informativa privacy pubblicata sul sito di ogni Comune che gestisce sistemi pubblici di videosorveglianza è possibile conoscere gli esatti tempi di conservazione delle immagini, che in molti casi sono inferiori alla settimana massima standard.

Questo significa, all’atto pratico, che chi vuole procurarsi le immagini di potenziale interesse per ricostruire il suo sinistro stradale deve sbrigarsi: se attende troppo, c’è il rischio che i dati vengano irrimediabilmente cancellati.

Richiesta acquisizione filmati videosorveglianza: come si fa

La richiesta di acquisizione dei filmati ripresi da sistemi di videosorveglianza pubblici deve essere fatta, mediante istanza al Comune del luogo ove si è verificato il sinistro, ai sensi del diritto di accesso, riconosciuto dalla legge [1] per la tutela di «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso»: e non c’è dubbio che un incidente stradale con danni a persone o a cose rientri in queste ipotesi. Quasi tutti i Comuni, nei propri regolamenti, disciplinano le modalità di esercizio di questo diritto d’accesso riconosciuto in via generale dalla legge.

L’Ente territoriale deve rispondere all’istanza del cittadino (entro un termine di 30 giorni, oltre il quale l’accesso si intende respinto, e allora il richiedente deve fare ricorso al Tar contro l’ingiustificato silenzio-diniego); ma – è questo il punto che più conta – non può più fornire i dati all’interessato se è scaduto il tempo limite oltre il quale deve conservarli: c’è una situazione di materiale impossibilità ad esaudire la richiesta.

Questa situazione si è verificata in una vicenda recentemente decisa dal Tar Lombardia, sezione staccata di Brescia [2]: la richiesta di accesso documentale era stata formulata tardivamente, a distanza di mesi dalla data del sinistro, e il Comune ha risposto che le immagini erano ormai state cancellate. I giudici amministrativi hanno ritenuto legittima questa risposta, ed hanno spiegato che: «il diritto d’accesso, ai sensi dell’art. 22, comma 6, L. n. 241/1990 è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere. Nel caso di specie il comune ha conservato i filmati della videosorveglianza per 4 giorni, in asserita applicazione della normativa eurounitaria e nazionale in materia di tutela della riservatezza di terzi nella detenzione prolungata di immagini digitalizzate». Puoi leggere la sentenza per esteso nel box a fondo pagina.

Approfondimenti


note

[1] Art. 22 L. n. 241/1990.

[2] Tar Lombardia, sez. Brescia II, sent. n. 974/2022.

TAR Lombardia – Brescia, sez. II, sent., 20 ottobre 2022, n.974
Presidente Massari – Estensore Bolognesi

Premesso che:
1) la sig.ra B. in data 21.12.2021, mentre era alla guida dell’auto targata […] e concessa in uso da un conoscente, all’incrocio tra via […] e Largo […], è stata urtata da un’autovettura proveniente dalla sua sinistra condotta dal controinteressato sig. P.C. che, secondo la ricorrente, sarebbe passato con semaforo rosso;
2) Dal sinistro non sono derivate lesioni personali e la sig.ra B. e il citato controinteressato hanno sottoscritto il modulo di constatazione amichevole di sinistro dal quale risulta che il sig. C. non ha ammesso di essere passato con il semaforo rosso;
3) il giorno seguente, 22 dicembre 2021, la ricorrente ha chiesto al Comune di Bergamo di accertare la dinamica del fatto, anche visionando le immagini della videosorveglianza dell’incrocio, al fine di accertare la responsabilità di controparte;
4) il Comune, peraltro, non ha dato seguito all’istanza e non ha accertato la responsabilità del sinistro;
5) l’assicurazione civile del proprietario dell’autovettura concessa in prestito all’odierna ricorrente, in ragione della sottoscritta constatazione amichevole e della mancanza di altri elementi, ha liquidato solo una parte del danno subito all’autoveicolo;
6) a questo punto la ricorrente, in data 12 maggio 2022, ha presentato istanza di accesso ai filmati della videosorveglianza;
7) formatosi il silenzio-rigetto la sig.ra B. ha presentato il ricorso introduttivo di cui in epigrafe inteso ad ordinare al Comune l’esibizione dei filmati della videosorveglianza in questione;
8) nelle more del giudizio il Comune, con nota n. […]  del 5.8.22, ha comunicato il formale (e tardivo) diniego all’accesso, facendo inoltre presente che l’atto amministrativo elettronico (il “file”) contenente le immagini della videosorveglianza, non era più esistente perché era automaticamente cancellato dal sistema 4 giorni dopo il fatto ai sensi dell’art. 4, comma 5, del Regolamento comunale per la videosorveglianza e che, comunque ai sensi dell’ordine di servizio n. I0005434 del 12 gennaio 2016, tali immagini non sarebbero state acquisibili in caso di sinistri senza lesioni a persone;
9) con lettera del 26.9.22 il proprietario dell’auto condotta dalla ricorrente le ha chiesto il risarcimento di tutti i danni subiti per la parte non rimborsata dall’assicurazione;
10) per tale ragione la sig.ra B. ha presentato l’atto di motivi aggiunti (depositato in data 30 settembre 2022) per ottenere:
a) l’annullamento del provvedimento di diniego di accesso del 5.8.22 e degli atti presupposti sulla cui base sono state cancellati i “files” della videosorveglianza;
b) il risarcimento del danno causato dal Comune di Bergamo in seguito al rigetto dell’istanza di accesso agli atti presentata da G. B.;
10) in vista della camera di consiglio del 19.10.2022 si è costituito il Comune di Bergamo, depositando in data 11.10.2022 documenti e memoria (con procura alle liti priva dell’indicazione “dell’oggetto del ricorso, delle parti contendenti, dell’autorità davanti alla quale il ricorso deve essere proposto ed ogni altro elemento utile alla individuazione della controversia” C.d.S., Sez. VI, 5.10.2018, n. 5723);
Considerato che:
11) il giudizio presenta un cumulo di domande in quanto la ricorrente:
– con il ricorso introduttivo, ha formulato la domanda ai sensi dell’art. 116 C.p.a. intesa ad ottenere l’ostensione dell’atto amministrativo elettronico costituito dal “file” della videosorveglianza;
– con i motivi aggiunti ha formulato una domanda di annullamento dei provvedimenti e la condanna del Comune al risarcimento dei danni subiti;
12) l’art. 32, comma 1, del c.p.a consente il cumulo di domande nello stesso giudizio precisando peraltro che, se le azioni sono sottoposte a riti diversi, trova applicazione quello ordinario, salvo quanto previsto in materia di appalti;
Rilevato pertanto che;
A) in ordine alla domanda di cui all’art. 116 C.p.a.:
13) il diritto di accesso, ai sensi dell’art. 22, comma 6, L. n. 241/90 “è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere”;
14) nel caso di specie il Comune ha conservato i filmati della videosorveglianza per 4 giorni, in asserita applicazione della normativa eurounitaria e nazionale in materia di tutela della riservatezza di terzi dalla detenzione prolungata di immagini digitalizzate;
15) il sopravvenuto provvedimento di rigetto del 5.8.2022 ha chiarito che quando è stata presentata l’istanza di accesso l’atto amministrativo elettronico era già stato eliminato;
16) pertanto si rileva l’improcedibilità del ricorso introduttivo in materia di accesso agli atti per sopravvenuta carenza di interesse che si dichiara con sentenza parziale;
B) in ordine alla domanda impugnatoria e di condanna proposta con i motivi aggiunti:
17) con la stessa sentenza parziale si dispone, altresì, la conversione del rito relativamente alla domanda di annullamento e condanna;
18) le spese del presente segmento processuale possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), non definitivamente pronunciando, con sentenza parziale:
a) dichiara l’improcedibilità per sopravvenuta cessazione dell’interesse del ricorso introduttivo proposto ai sensi dell’art. 116 C.p.a.;
b) dispone la conversione nel rito ordinario per la trattazione della domanda di annullamento e condanna di cui ai motivi aggiunti,
c) dispone che l’udienza pubblica sarà fissata con separato decreto presidenziale;
d) compensa le spese del giudizio in relazione al presente segmento processuale.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube