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Rubare i dipendenti a un’altra azienda è concorrenza sleale?

18 Novembre 2022 | Autore:
Rubare i dipendenti a un’altra azienda è concorrenza sleale?

Storno di dipendenti: è necessario creare un danno all’impresa competitor nell’ambito del medesimo settore. 

Poniamo il caso di un’azienda che corteggi i dipendenti di un’altra, rivale all’interno del medesimo settore commerciale, offrendo loro un posto ad uno stipendio più alto. Se questo comportamento dovesse ripetersi, fino a svuotare la concorrente dei propri più importanti collaboratori, dirigenti o impiegati, potrebbe ciò considerarsi un atto illecito? In altri termini, rubare i dipendenti a un’altra azienda è concorrenza sleale? E cosa rischierebbero i lavoratori che accettano l’offerta concorrente? La risposta a questo interessante quesito è stata di recente fornita dalla Cassazione [1]. Ecco tutti i chiarimenti del caso.

Cos’è la concorrenza sleale?

L’articolo 2598 del codice civile offre tre definizioni di concorrenza sleale. Tale è il comportamento di chi:

  • usa nomi o segni distintivi per creare confusione con i nomi o con i segni distintivi usati da un’altra azienda o imita i prodotti di un concorrente o infine compie, con qualsiasi altro mezzo, atti tali da creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente;
  • diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente in modo da discreditarlo o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente;
  • si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

La terza ipotesi è quella più generica: è ciò che si potrebbe chiamare “clausola di chiusura” con cui vengono contemplate tutte quelle condotte che, non rientranti nelle due categorie precedenti, devono comunque considerarsi contrarie alla buona fede commerciale e comunque tali da procurare un danno al competitor.

Si può fare un’offerta di lavoro al dipendente di un’altra azienda?

Lo storno di dipendenti – ossia il fatto di assumere i lavoratori di un’azienda concorrente – è illecito solo quando ciò sia deliberatamente rivolto a danneggiare l’altrui impresa. Ci deve essere quindi l’intenzione di conseguire tale risultato. Il semplice fatto quindi di proporre un’offerta di lavoro a un dipendente di un competitor per avvantaggiarsi delle sue capacità non è un atto illecito.

Lo scopo dello storno dei dipendenti deve quindi essere non tanto quello di assumere mano d’opera più competente ma di creare un danno al rivale. E ciò si può desumere da una serie di indizi quali [2]:

  • modalità del passaggio dei dipendenti e collaboratori dall’una all’altra impresa; 
  • quantità e qualità del personale stornato e sua posizione nell’organigramma dell’impresa concorrente; 
  • difficoltà ricollegabili alla sostituzione del personale trasmigrato; 
  • metodi adottati per indurre i dipendenti a passare all’impresa concorrente.

Secondo la giurisprudenza, lo storno dei dipendenti di impresa concorrente costituisce atto di concorrenza sleale solo se persegue lo scopo di crearsi un vantaggio competitivo tramite una studiata strategia diretta ad acquisire uno staff costituito da soggetti pratici del medesimo sistema di lavoro, svuotando l’organizzazione concorrente di sue specifiche possibilità operative mediante sottrazione del ‘modus operandi’ dei propri dipendenti, delle conoscenze burocratiche e di mercato da essi acquisite.

Rubare i dipendenti a un’azienda concorrente è concorrenza sleale?

Secondo la pronuncia della Cassazione citata in apertura è concorrenza sleale soffiare i dipendenti al competitor quando l’assunzione serve a rubare il know-how del concorrente: la violazione dell’articolo 2598 del codice civile si configura infatti quando la manovra serve a saltare a piè pari l’investimento in ricerca assicurandosi uno staff pratico del settore in modo da impedire al rivale di continuare a competere. 

Non c’è invece storno illecito quando i lavoratori passati in blocco da un’azienda all’altra non hanno conoscenze e professionalità esclusive al punto da renderli essenziali. 

Non è corretto poi comprendere fra gli (asseriti) stornati i liberi professionisti che collaborano esternamente: ben possono svolgere analoghe attività per altre società del settore. Idem vale per i consulenti legali. 

La concorrenza sleale si verifica quando lo stornatore vuole appropriarsi del metodo di lavoro e dell’ambito operativo del concorrente attraverso un gruppo di dipendenti dell’impresa: pesa, dunque, l’obiettivo di crearsi un vantaggio competitivo ai danni del rivale, svuotandone l’organizzazione. E appropriandosi del modus operandi dell’impresa, grazie alle conoscenze di mercato e burocratiche acquisite negli anni dal personale oltre che dell’immagine in sé di operatori del settore.

Il dipendente può accettare un’offerta da un’altra azienda?

Finché è assunto presso un datore di lavoro il dipendente ha il dovere di non svolgere attività in concorrenza con questi. Ma ciò non toglie che potrebbe sempre dimettersi e iniziare un lavoro per un competitor, a patto che non abbia firmato un patto di non concorrenza. Tale patto lo limiterebbe in determinate attività per un certo limite di tempo ed entro comunque prestabiliti ambiti territoriali. 


note

[1] Cass. ord. n. 22625/2022.

[2] Trib. Firenze sent. n. 2481/2021.

[3] Trib. Modena, sent. n. 429/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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