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“Pagamento contestuale alla firma” anche non davanti al notaio

23 dicembre 2014


“Pagamento contestuale alla firma” anche non davanti al notaio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 dicembre 2014



Il riferimento fatto dal notaio al pagamento contestuale alla firma rappresenta una clausola di stile, adottata per indicare semplicemente l’avvenuto pagamento del prezzo.

È tipico che, negli atti di vendita davanti al notaio, venga inserita la frase “il pagamento è avvenuto contestualmente alla firma del presente atto”. Ma che succede se, invece, tale pagamento avviene in un momento successivo o anteriore, o magari non avviene proprio?

Sostanzialmente non vi è differenza. Perché, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], l’inserimento di tale formula all’interno di un atto pubblico non certifica che il pagamento sia realmente avvenuto alla presenza del notaio rogante. Dunque tale dichiarazione è da considerarsi una semplice clausola di stile e non è fonte di prova sino a querela di falso.

Qual è la conseguenza pratica di questo ragionamento? Che se anche le parti inseriscono tale frase, per esempio, nel contratto di vendita di una casa e poi il pagamento non avviene, il fatto che sia stato firmato l’atto e, quindi, anche la “formuletta” liberatoria, non certifica in realtà l’effettivo pagamento.

Come noto, la legge [2] stabilisce che l’atto pubblico redatto dal notaio faccia piena prova:

– della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato,

– nonché delle dichiarazioni delle parti

– e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

Tale prova può essere smontata solo con un procedimento particolarmente complesso che si chiama “querela di falso”, volto cioè a demolire la veridicità di quanto attestato dal notaio.

Come però chiarito più volte dalla giurisprudenza, l’efficacia di “piena prova” dell’atto pubblico non si estende anche alla veridicità ed esattezza delle dichiarazioni rese dalle parti. In altre parole, il notaio attesta solo il fatto storico che tali dichiarazioni siano state pronunciate davanti a lui, ma non può, ovviamente, anche garantire che siano reali, ossia che chi le pronuncia stia dicendo, in cuor suo, la verità. Il contenuto di queste dichiarazioni di parte, pertanto, può essere sempre contestato e accertato con tutti i mezzi di prova consentiti dalla legge, senza che sia necessario proporre la querela di falso.

Dunque, stesso discorso va fatto con riferimento alla frase “il pagamento è avvenuto contestualmente alla firma del presente atto”. Il professionista accerta solo che tale dichiarazione è avvenuta in sua presenza, ma non può anche certificare che essa sia vera . Con la conseguenza che le parti restano libere di dimostrare – senza bisogno di intraprendere la querela di falso – che la consegna della somma non è mai avvenuta, o è avvenuta in un diverso momento temporale.

Nel caso in esame, la Cassazione ha ritenuto che l’espressione utilizzata dal notaio, secondo cui “detto pagamento del prezzo complessivo è avvenuto contestualmente alla firma del presente atto” non esprimesse con assoluta certezza l’attestazione, da parte del pubblico ufficiale, che il pagamento fosse avvenuto in sua presenza. Al contrario, essa poteva anche intendere che le parti avessero dichiarato che il pagamento era già avvenuto in precedenza.

La Suprema Corte ha dunque ritenuto che il riferimento fatto dal notaio al pagamento contestuale alla firma rappresentasse una clausola di stile, adottata per indicare semplicemente l’avvenuto pagamento del prezzo, con il conseguente rilascio della quietanza, e non l’attestazione da parte del notaio che il pagamento fosse avvenuto in sua presenza.

Per ridare efficacia di piena prova, fino a querela di falso, a tale dichiarazione è necessario che il pubblico ufficiale attesti che il pagamento sia avvenuto in sua presenza, indicando anche le modalità con cui è avvenuto il pagamento (contanti, assegni circolari, assegni bancari, etc.).

note

[1] Cass. sent. n. 25213 del 16.10/27.11.2014, n. 25213 .

[2] Art. 2700 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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