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Nonni: quali modalità di visita dei nipoti e interferenze dei genitori

23 dicembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 dicembre 2014



Mio figlio si è separato: vorrei vedere mia nipote, ma mia nuora non lascia mai che la bambina stia da sola coi nonni, imponendo sempre la presenza di mio figlio. Sono obbligata ad accettare questa decisione?

 

La legge fino a poco tempo fa non riconosceva ai nonni un autonomo diritto di visita nei confronti dei nipoti, ma prevedeva che fossero i minori ad aver diritto a conservare la continuità dei rapporti con i nonni.

In altre parole, i nonni avevano, per la legge, un legittimo interesse a che la continuità del rapporto con i nipoti fosse garantita, ma non avevano di contro la possibilità di farlo valere in modo diretto in tribunale.

Attualmente, invece, la legge riconosce espressamente agli ascendenti il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni [1]; pertanto, i nonni, cui sia impedito l’esercizio di tale diritto, potranno ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del nipote, al fine di ottenere l’emissione dei provvedimenti idonei a garantire questo rapporto.

In altre parole, i nonni sono oggi titolari di un vero e proprio diritto a frequentare i nipoti, potendo – in caso contrario – ricorrere al tribunale per ottenere un ordine del giudice finalizzato a consentire e non ostacolare questo rapporto, con le modalità ritenute più opportune in relazione al caso concreto.

Tale domanda, tuttavia, non può trovare accoglimento sempre: essa è subordinata alla valutazione del magistrato circa la compatibilità con il superiore interesse del bambino che la legge, innanzitutto, tende a proteggere.

Ciò significa che il diritto dei nonni a veder garantita la frequentazione dei nipoti potrà essere riconosciuto dalla legge solo nella misura in cui la rottura del legame possa avere ripercussioni negative sullo sviluppo e sulla crescita del minore stesso.

In particolare, il magistrato dovrà valutare se il tipo di limitazione al rapporto con i nonni – voluta dai genitori – abbia inciso o possa incidere negativamente o meno sullo sviluppo della prole, e solo qualora la risposta sia affermativa la domanda dei nonni potrà essere accolta.

Per far questo egli dovrà valutare non solo gli argomenti portati dai nonni a sostegno della domanda, ma anche le eventuali difese dei genitori del minore, le relazioni di propri consulenti (quali psicologi o assistenti sociali) e la volontà espressa dal bambino (quando ne sia disposto l’ascolto).

Va detto, però, che questo tipo di istanze al giudice sono, di solito, rivolte da nonni cui sia totalmente preclusa o drasticamente ridotta la frequentazione con i nipoti.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui le difficoltà degli ascendenti a frequentare i nipoti siano legate a una separazione conflittuale dei genitori e al possibile trasferimento della famiglia.

Nel caso che Lei prospetta, invece, mi sembra di capire che comunque la bambina abbia modo di mantenere la relazione con i nonni, solo che lo fa sempre in presenza di un genitore.

Non ritengo, pertanto, che in questo caso sussistano i presupposti per rivolgersi al giudice, in quanto la frequentazione con gli ascendenti è garantita in ogni caso.

Vanno, poi, valutate le ragioni per le quali il genitore non ritenga di lasciare la minore da sola con i nonni: esse potrebbero essere legate al timore che l’età o, eventuali problemi di salute, non assicurino ai nonni la possibilità di intervenire tempestivamente in situazioni di pericolo. In tal caso il giudice valuterebbe a sicuro favore della madre una simile scelta del genitore perché sarebbe indicativa della volontà della donna di contemperare da un lato l’interesse della bambina alla conservazione del rapporto con i nonni e dall’altro quello di garantirne la sicurezza.

 

Se, al contrario, Lei ritiene vi siano ragioni di altra natura, connesse ad esempio, a contrasti tra familiari, sconsiglierei un percorso giudiziale in senso stretto, in quanto esso non potrebbe far altro che incancrenire i rapporti tra le parti e rendere ancora più difficili le relazioni già precarie, con sicuro danno per la serenità della bambina.

In questa ipotesi, suggerirei piuttosto un percorso di mediazione familiare ovvero la possibilità di raggiungere un accordo giudiziale avvalendosi dell’assistenza di professionisti formati al diritto collaborativo. (Per un approfondimento sul tema La rinvio alla lettura di questi articoli: Mediazione familiare e diritto collaborativo: quali differenze? e Diritto Collaborativo: una terza via per separazione e divorzio. Gli accordi in mano alla coppia).

Ciò permetterebbe a genitori e nonni di decidere sapendo tener conto dei bisogni e delle aspettative di tutti i soggetti coinvolti e, in primo luogo, della bambina.

note

[1] Art. 317 bis del cod.civ., introdotto dal D. Lgsl n. 154/13, intitolato *Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, ai sensi dell’art. 2 della L. n. 219/12.

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1 Commento

  1. Sono divorziato da 19 anni ho due figlie che ho sempre mantenuto fino a 30 anni entrambi Una delle due quella di 33 ha avuto un figlio”mio nipote ” non solo non me lo ha comunicato ma non si sogna neanche per sogno di farmel vedere
    Concludo che questa figlia è medico laureata anche coi soldi di papa’ ecc l’altra di 30 anni è architetto anch’essa laureata coi soldi di papa’ che le ha mantenute secondo i dettami del giudice.Cosa posso fare per vedere mio nipote?Se mi date una mano ve ne sarò grato

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