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Difetto su auto usata: quando ci sono sconto e risarcimento?

22 Novembre 2022 | Autore:
Difetto su auto usata: quando ci sono sconto e risarcimento?

Non basta dire che l’acquirente era stato informato del vizio: occorre essere certi che abbia capito il problema affinché possa fare una scelta consapevole.

Chi acquista un’auto usata in concessionaria ha diritto a una garanzia sul veicolo e chi la compra da un privato cittadino può protestare entro un certo termine temporale se salta fuori qualche «vizio occulto», cioè qualcosa che non funziona bene e che il venditore, volutamente, ha tenuto nascosto. Si è sempre ritenuto che il compratore non potesse fare granché se il cosiddetto «vizio» gli era noto al momento dell’acquisto: hai voluto la macchina con quella pecca, te la tieni. Recentemente, però, la Cassazione ha aperto uno spiraglio che lascia una porta aperta ad un eventuale risarcimento. Quindi, se si riscontra un difetto su un’auto usata, quando ci sono sconto e risarcimento?

La Suprema Corte interpreta in un’ordinanza (leggibile integralmente in fondo a questo articolo) quanto riporta in materia il Codice del consumo [1], che stabilisce i diritti di chi acquista un bene o un servizio e rimane, a dir poco, perplesso nel trovare ben presto qualche difetto. Vediamo.

Si ha diritto alla garanzia sull’auto usata?

Ecco che subito bisogna spolverare il Codice del consumo per trovare una risposta a questa domanda: chi acquista un’auto usata ha diritto alla garanzia sul veicolo? E la risposta è «sì»: il compratore ha diritto alla cosiddetta garanzia legale gratuita o garanzia di conformità. A patto, però, che la macchina venga acquistata in concessionaria.

Il Codice prevede la tutela dei danni alle parti meccaniche, alla carrozzeria o alle componenti elettriche per 24 mesi. La durata può essere ridotta a 12 mesi (di solito, in cambio di uno sconto sul prezzo finale) solo se è previsto nel contratto di compravendita del veicolo ed è espressamente accettato dal compratore e dal venditore. Pertanto, deve risultare dal contratto che il compratore:

  • sa di avere una garanzia di un anno anziché di due sull’auto usata;
  • ha accettato questa condizione.

Discorso diverso per quanto riguarda l’acquisto da un privato, cioè l’operazione di compravendita del veicolo non tra consumatore e professionista del settore ma tra due consumatori (l’amico, il parente, il vicino di casa). Il venditore non professionista non ha alcun obbligo di rilasciare una garanzia legale. Ma ciò non vuol dire che possa fare come crede: dovrà specificare al compratore le condizioni dell’auto, come vedremo tra poco. Altrimenti potrebbe essere costretto a rimetterci un po’ di soldi.

Garanzia auto usata: cosa copre?

La concessionaria, dunque, è tenuta a offrire una garanzia di due anni sull’auto usata, anche se, come detto, può mettersi d’accordo con il compratore su una copertura più ridotta, mai inferiore a 12 mesi, alle condizioni sopra citate.

Cosa copre la garanzia legale sull’auto usata? Il Codice del consumo presume che gli eventuali difetti riscontrati durante i primi sei mesi dalla data di acquisto fossero già presenti al momento della vendita. Vuol dire che, entro questa scadenza, spetterebbe al venditore dimostrare che il vizio non rientra nella garanzia, nel caso in cui il consumatore si lamentasse. A tal fine, il contratto di vendita deve riportare la data in cui è stata consegnata la macchina.

Dal canto suo, il compratore è tenuto a denunciare al venditore il vizio riscontrato entro due mesi dalla sua scoperta tramite raccomandata a/r da inviare al salone auto in cui ha acquistato il veicolo.

La garanzia non copre i difetti riscontrati nelle parti sottoposte ad usura ordinaria, anche pregressa, tra cui le spazzole tergicristallo, le pastiglie dei freni, la batteria, le gomme, ecc., così come gli elementi danneggiati da un uso improprio del veicolo da parte del conducente.

La garanzia sull’auto usata è sempre «dovuta e irrinunciabile» oltre che gratuita. Vuol dire che devono essere considerati nulli eventuali accordi diversi o limitazioni oppure l’esclusione da parte del venditore.

Quali garanzie sull’auto usata comprata da un privato?

Ecco, qui si parla di «garanzie», in senso lato, e non di una garanzia legale o di conformità che, come detto, può offrire solo un professionista del settore e che, quindi, non è obbligatoria nel caso di un passaggio di proprietà di un’auto usata tra due consumatori.

Ciò non significa che chi vuole disfarsi della sua vecchia macchina non abbia dei doveri nei confronti del compratore. Il Codice civile stabilisce a chiare lettere che «il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia – conclude la norma – non ha effetto se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa» [2].

Che significa? Vuol dire che l’amico, il parente o il vicino che vende la sua macchina usata non è tenuto a rilasciare una garanzia di 12 o 24 mesi ma non può nemmeno fregare il prossimo. Se sa che l’auto ha dei difetti, è tenuto a farlo presente. Altrimenti, l’operazione di compravendita non è lecita e ‘acquirente può avanzare delle pretese. Quali?

Ne ha parlato la Cassazione [3], secondo cui non sempre è valida la cosiddetta «clausola vista e piaciuta» che viene inserita spesso nei contratti di acquisto di un’auto usata e che comporta per il compratore accettare la macchina «per presa visione», così come gli è stata consegnata.

Il significato di questa clausola è fin troppo evidente: l’acquirente non solo ha visto il veicolo e gli è piaciuto ma l’ha anche controllato, ha verificato che era a posto e non avrà alcunché da dire un domani.

Per la Suprema Corte, invece, l’acquirente deve essere sempre informato dello stato in cui si trova il veicolo e degli eventuali interventi di cui dovrebbe farsi carico. Se ci sono dei vizi occulti, la clausola non è valida e il compratore potrebbe restituire il veicolo al vecchio proprietario chiedendo indietro i soldi pagati o pretendendo uno sconto per il minor valore di un’auto più difettosa di quello che sembrava.

Quando c’è risarcimento per i difetti di un’auto usata?

Sempre secondo la Cassazione, il compratore può chiedere insieme sconto e risarcimento alla concessionaria anche quando sapeva del difetto sull’auto usata ma non era stato informato di quanto fosse grave quel vizio né delle conseguenze che poteva avere.

In una recente ordinanza, la Suprema Corte ha fatto notare come l’acquirente di un veicolo potrebbe non avere la competenza necessaria a capire un determinato vizio dell’auto spiegato in maniera generica. Per fare l’esempio della vicenda che ha impegnato gli Ermellini, in fase di trattativa, che il veicolo presentava «il difetto del catalizzatore e della sonda lambda». Non si tratta, certamente, di un chiarimento alla portata di tutti, soprattutto se – come sottolineato dall’acquirente in questo caso – non è stata fatta chiarezza né sull’origine né sulla gravità del problema e sulle possibili conseguenze sul fronte della sicurezza della vettura.

La Cassazione fa leva sul diritto del consumatore di poter fare una scelta di acquisto consapevole e tutelata. Cosa che, ovviamente, non può fare se non capisce che cosa si sta portando a casa. Un conto, ad esempio, è dire in modo sofisticato o superficiale che il motore può presentare qualche problema e un altro ben diverso è dire in maniera chiara e comprensibile che il motore può scoppiare da un momento all’altro.

Si parla, dunque – e la Suprema Corte non manca di ricordarlo nell’ordinanza – di rispettare le regole di correttezza nell’informazione precontrattuale che, nello specifico, deve riguardare «la sicurezza, la composizione e la qualità dei prodotti e dei servizi e devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, così da assicurare la consapevolezza del consumatore».


note

[1] D.lgs. n. 206/2005.

[2] Art. 1490 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 9588/2022 del 24.03.2022.

[4] Cass. ord. n. 33926/2022 del 17.11.2022.

Autore immagine: canva.com/

Cass. civ., sez. VI-2, ord., 17 novembre 2022, n. 33926

Presidente Orilia – Relatore Mocci

Rilevato:

che B.L. ha proposto ricorso per cassazione nei confronti della sentenza del Tribunale di Padova, che aveva accolto l’appello della s.r.l. Ferrari Autolux contro la decisione del Giudice di pace di Padova. Quest’ultimo aveva accolto la domanda dell’odierna ricorrente, volta ad ottenere la riduzione del prezzo della vendita di un’autovettura Peugot 208 ed il risarcimento dei danni;

che il Tribunale motivava l’accoglimento del gravame, ai sensi dell’art. 129 comma 3 Codice del Consumo (D.Lgs. n. N. 206 del 2005), con la circostanza che la consumatrice sarebbe stata a conoscenza del difetto;

Considerato:

che il ricorso è affidato a tre motivi;

che, col primo, la ricorrente assume la violazione e falsa applicazione dell’art. 129 Cod. Consumo: si rimprovera al Tribunale di non aver applicato correttamente la normativa in tema di tutela del consumatore, dal momento che l’interpretazione restrittiva e letterale fornita sarebbe stata in contrasto con la ratio della previsione normativa;

che, col secondo, la B. denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo, ex art. 360 c.p.c., n. 5, giacché il giudice di secondo grado avrebbe omesso di accogliere la richiesta di espletamento delle prove testimoniali, volte a dimostrare la mancata consegna della scheda tecnica;

che, col terzo, si lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 130 Cod. Consumo, giacché il Tribunale, sia pur incidentalmente, avrebbe dichiarato fondati anche gli ulteriori motivi di gravame, senza considerare che controparte non avrebbe mosso alcuna contestazione alla domanda di riduzione del prezzo di parte attrice, che la riduzione stessa operata dal Giudice di Pace sarebbe rientrata nei limiti della domanda e che dal giudizio secondo equità sarebbero stati esclusi i contratti conclusi secondo le modalita di cui all’art. 1342 c.c.;

che il primo motivo è fondato;

che va considerato l’obiettivo primario della normativa, ossia la promozione dello sviluppo di una capacità di adeguata autodeterminazione dei consumatori nelle scelte relative all’acquisto di beni e di servizi e nella tutela dei loro diritti;

che, in tal modo inquadrate le regole di correttezza nell’informazione precontrattuale, la parte IV del Codice (denominata “sicurezza e qualità”) indica le informazioni dovute ai consumatori, che devono, quale soglia minima ed essenziale, riguardare la sicurezza, composizione e qualità dei prodotti e dei servizi e devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, così da assicurare la consapevolezza del consumatore;

che, in particolare, l’intero art. 129 (conformità al contratto) testualmente recita: “1. Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita.

  1. Si presume che i beni di consumo siano conformi al contratto se, ove pertinenti, coesistono le seguenti circostanze: a) sono idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo; b) sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello; c) presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull’etichettatura; d) sono altresì idonei all’uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti. 3. Non vi è difetto di conformita se, al momento della conclusione del contratto, il consumatore era a conoscenza del difetto non poteva ignorarlo con l’ordinaria diligenza o se il difetto di conformità deriva da istruzioni o materiali forniti dal consumatore.
  1. Il venditore non è vincolato dalle dichiarazioni pubbliche di cui al comma 2, lettera c), quando, in via anche alternativa, dimostra che: a) non era a conoscenza della dichiarazione e non poteva conoscerla con l’ordinaria diligenza;
  1. b) la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del contratto in modo da essere conoscibile al consumatore;
  1. c) la decisione di acquistare il bene di consumo non è stata influenzata dalla dichiarazione.
  1. Il difetto di conformità che deriva dall’imperfetta installazione del bene di consumo è equiparato al difetto di conformità del bene quando l’installazione è compresa nel contratto di vendita ed è stata effettuata dal venditore o sotto la sua responsabilita. Tale equiparazione si applica anche nel caso in cui il prodotto, concepito per essere installato dal consumatore, sia da questo installato in modo non corretto a causa di una carenza delle istruzioni di installazione”;

che, pertanto, la corretta applicazione del predetto art. 129 imponeva al Tribunale un esame completo dell’informazione concretamente fornita alla B. ;

che, in particolare, una volta che il difetto del catalizzatore e della sonda lambda erano stati fatti presenti prima dell’acquisto, l’informazione aggiuntiva, relativa alla causa del vizio (erronea) “a causa del pregresso utilizzo per tragitti corti”, lungi dall’essere neutra – come reputa la sentenza impugnata – era invece idonea a confondere l’acquirente circa la gravità del difetto e la stessa sicurezza del veicolo acquistato (un conto è un malfunzionamento da usura ed un conto un malfunzionamento da rottura);

che il secondo ed il terzo motivo restano assorbiti;

che pertanto la sentenza va cassata e rinviata al Tribunale di Padova, in diversa composizione monocratica, affinché riesamini la vicenda oggetto di causa alla luce dell’intero dettato dell’art. 129 Cod. Consumo e verifichi se, nella specie, è stata garantita la completezza dell’informazione circa la sicurezza e la qualità del prodotto, provvedendo, all’esito, sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti il secondo ed il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia al Tribunale di Padova, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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