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Lo sai che? Pubblico impiego e precari: se il contratto a termine è rinnovato poche volte

Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 dicembre 2014

Niente danni al lavoratore se non c’è abuso del contratto a termine: spetta al lavoratore dimostrare di aver dovuto rinunciare a migliori opportunità d’impiego, salvo che assolvere all’onere della prova non risulti impossibile o molto difficile.

Rischia di risolversi in un nulla di fatto la sentenza della Corte di Giustizia Europea di poche settimane fa che ha condannato lo Stato italiano per l’uso ripetuto dei contratti a termine nel pubblico impiego: strumento che finisce per condannare i lavoratori della p.a. a una situazione di “precariato a vita” (leggi “Mai più precari a vita: stop al rinnovo dei contratti a termine nel pubblico impiego e nel privato”). E ciò perché se l’interpretazione dei giudici sarà restrittiva, confinando il risarcimento a poche e rare ipotesi, l’effetto pratico della pronuncia potrebbe annacquarsi.

Queste riflessioni sono d’obbligo dopo la lettura di una sentenza che la Cassazione ha pubblicato proprio questa mattina [1].

La Corte innanzitutto stabilisce che il rinnovo, per solo tre volte, di un contratto a termine della durata di pochi mesi non costituisce abuso. E fin qui, forse, saranno poche le obiezioni. In verità, laddove i giudici dimostrano di essere eccessivamente severi è in merito all’onere della prova, scaricato sul lavoratore. Il risarcimento del danno non è automatico – affermano i giudici – ma va provato, anche per presunzioni gravi, precise e concordanti.

Insomma, il precario potrebbe essere costretto a dimostrare qualcosa di estremamente difficoltoso: ossia che il suo impiego presso la pubblica amministrazione, con forme di contratti diversi da quello a tempo indeterminato, lo ha costretto a rinunciare a migliori opportunità di impiego. In buona sostanza, la Cassazione chiede che i lavoratori provino che dal rinnovo ad oltranza del contratto a termine hanno subìto un danno economico.

È vero – si legge in sentenza – la disciplina comunitaria impedisce di rendere eccessivamente difficoltoso al lavoratore illegittimamente assunto a termine da una pubblica amministrazione. Tuttavia il diritto a ottenere il risarcimento dei danni, anche in caso di illegittima assunzione a termine da parte di una pubblica amministrazione, non può comunque ritenersi già presunto (e quindi automatico), ma va comunque provato secondo i principi sull’onere probatorio e dunque anche per presunzioni gravi, precise e concordanti, tali dunque da non rendere eccessivamente difficoltoso l’esercizio del diritto, da parte del lavoratore.

note

[1] Cass. sent. n. 27363/14 del 23.12.14.

Autore immagine: 123rf com


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