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Le notizie sui giornali vanno aggiornate o rimosse

30 dicembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 dicembre 2014



Cronaca e contenuti ospitati da siti internet: contestualizzazione di una notizia contenuta nell’archivio online di un giornale.

Internet: i cittadini non solo hanno il diritto all’oblio (inteso come diritto a far cancellare, benché vere e correttamente esposte, le notizie non più attuali), ma anche il diritto all’aggiornamento dei fatti di cronaca, ossia alla “contestualizzazione” di una notizia contenuta nell’archivio online di un giornale che abbia registrato successive evoluzioni.

Diritto all’aggiornamento

Una notizia non aggiornata equivale, infatti, a una notizia falsa. Dunque, non è solo una questione di privacy (come potrebbe essere nel caso dell’oblio), ma anche di identità personale.

A dirlo, ancora una volta, è la giurisprudenza e, in particolar modo, la Cassazione [1]. Secondo i supremi giudici, affinché l’aggiornamento possa essere effettivo, e garantisca la corretta informazione al pubblico, nonché la tutela dell’identità della persona interessata dal fatto, l’aggiornamento deve essere effettuato inserendo, nel corpo del testo, a margine della notizia, dei riferimenti necessari a rendere conto degli sviluppi della vicenda.

Diritto alla de-indicizzazione della notizia

Se manca un apprezzabile interesse pubblico alla perdurante diffusione di una notizia contenuta nell’archivio online di un giornale, di norma, ciò che chiedono i giudici è la de-indicizzazione della stessa. In pratica, come chiarito dalla Cassazione in una ormai storica sentenza (leggi “Oblio su internet, un diritto calpestato: interviene finalmente la Cassazione”), tutto ciò che deve fare il titolare del contenuto (non una facoltà, ma un vero e proprio obbligo, a semplice richiesta dell’interessato) è quello di evitare che la pagina venga “pescata” dai motori di ricerca (Google in primo luogo, perché il più frequentato). Il tutto si traduce in un piccolo intervenuto informatico (oggi con l’eliminazione dei cosiddetti “tag”), che garantisce il pieno rispetto del diritto all’oblio.

Diritto alla rimozione della notizia

A riguardo, è bene segnalare anche un importante precedente del tribunale di Milano [2] secondo il quale, se si tratta di giornale che ha diffusione sia online, sia sulla carta stampata, la notizia non più di quest’ultima va completamente rimossa, in quanto la finalità archivistica per la quale la notizia è pubblicata può essere ugualmente soddisfatta mediante la conservazione di una copia cartacea del quotidiano.

Se la notizia è falsa o diffamatoria

Se il diritto alla contestualizzazione di una notizia contenuta nell’archivio online di un giornale sussiste quando si tratta di una notizia vera, a maggior ragione tale pretesa sussiste quando la notizia pubblicata sia stata riconosciuta diffamatoria da una sentenza definitiva. In tal caso, il giornale è obbligato a inserire un collegamento al dispositivo della sentenza, o a dare comunque conto, nel testo dell’articolo, dell’accertata natura diffamatoria della notizia [3].

Google .it o .com?

Ne abbiamo già parlato in “Oblio e cancellazione link da Google: il problema del .it e .com”: a seguito dell’ormai arcinota sentenza della Corte di Giustizia U.E. che ha ritenuto Google responsabile per la permanenza, sulle proprie pagine, dei link a notizie ormai obsolete (leggi “Rivoluzione nel diritto all’oblio: Google responsabile”), si cominciano ad affacciare anche i primi precedenti che chiariscono come l’obbligo di cancellazione non riguardi solo una versione nazionale del motore di ricerca, ma anche quella planetaria. È appunto il caso di Google che, oltre alla versione “.com” ha anche la versione “.it”, “.fr”, “.es”, ecc. Ebbene, la cancellazione deve avvenire su ognuna di esse affinché l’oblio sia reso effettivo.

A riguardo, di recente, la Supreme Court of British Columbia [4] ha chiarito che il diritto a ottenere la rimozione dai risultati di ricerca di un collegamento a una notizia non sussiste soltanto nei confronti della versione nazionale del motore di ricerca che abbia ricevuto la richiesta di deindicizzazione, ma anche nei confronti delle altre versioni del sito disponibili in Paesi diversi.

note

[1] Cass. sent. n. 5525/2012.

[2] Trib. Milano, sent. n. 5820 del 26.04.2013.

[3] C. App. Milano, sent. del 27.01.2014.

[4] Supreme Court of British Columbia, sent. del 13.06.2014.

Autore immagine: 123rf com

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