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Un vaccino sicuro può causare danni alla salute?

23 Novembre 2022 | Autore:
Un vaccino sicuro può causare danni alla salute?

La Cassazione parla di «generalizzazioni pericolose» quando si tende a escludere a priori che un siero possa essere completamente innocuo.

Non solo Covid. Il vaccino contro il coronavirus è stato, sicuramente, il più discusso degli ultimi decenni in Italia, tra chi non metteva in discussione la necessità di crearsi una barriera protettiva contro l’infezione, chi lo faceva perché altrimenti non sarebbe potuto andare al lavoro o al ristorante e chi ha scelto la linea dura di non farlo, convinto di poterne fare a meno e di non voler essere vittima di un complotto organizzato. Ma ci sono tanti altri sieri che vengono respinti dai cittadini, da quello contro la normale influenza al vaccino contro la polio o contro lo pneumococco. La legge è sempre stata piuttosto severa, al punto di arrivare a vietare l‘iscrizione all’asilo o a scuola ai bambini non sottoposti ai cicli immunitari obbligatori. Ma un vaccino sicuro può creare danni alla salute? Davvero bisogna avere il timore di sottoporsi alle campagne ministeriali per prevenire infezioni e contagi?

A queste domande ha dato recentemente una risposta la Cassazione, a proposito del caso di un uomo che si è rivolto alla giustizia dopo un calvario di dolori, problemi e ricoveri per cercare di risolvere un dubbio atroce: non è che a rovinarmi la vita è stato il vaccino antipolio fatto a suo tempo? Ecco che cosa ha risposto la Suprema Corte.

Quali controlli deve superare un vaccino?

Niente opinioni: parola alle autorità del settore. Secondo l’Istituto superiore di sanità, i vaccini che vengono utilizzati nei programmi nazionali di immunizzazione possono essere considerati «tra i prodotti farmaceutici più controllati e sicuri». Vengono somministrati a persone sane, spesso bambini, con lo scopo di prevenire una malattia e, di conseguenza, devono superare un più elevato standard di sicurezza rispetto ai farmaci impiegati per il trattamento di soggetti già malati (come, ad esempio, un antibiotico o un antinfiammatorio) e si tende ad avere una bassa tolleranza nei confronti di qualsiasi reazione avversa.

Prima che la casa farmaceutica produttrice di un vaccino ottenga l’autorizzazione all’immissione in commercio e alla loro introduzione nei programmi di immunizzazione, i sieri sono sottoposti a diverse fasi di valutazione della sicurezza ed efficacia. Ottenuto il via libera, i processi produttivi sono oggetto di controlli accurati e continui e gli eventi avversi segnalati (non tutti causati direttamente dalla vaccinazione, tiene a precisare l’Iss) sono costantemente monitorati e analizzati, al fine di identificare eventuali reazioni avverse rare e di garantire vaccini sicuri e di alta qualità.

Ad occuparsi del controllo del rispetto degli standard di qualità sono organismi internazionali come l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Cosa si intende per reazioni avverse di un vaccino?

L’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ritiene una «reazione avversa» ad un medicinale quella «risposta nociva e non intenzionale per la quale è possibile stabilire una relazione causale con il farmaco o la vaccinazione stessa. Per distinguere, quindi, se siamo di fronte a un evento avverso o a una reazione avversa, occorre valutare se è possibile risalire a una causa legata al prodotto medicinale».

L’Aifa, dunque, non considera sufficiente che l’evento si sia verificato a breve distanza dalla vaccinazione o dall’assunzione del farmaco. Situazione che potrebbe essere confusa con l’evento avverso (o sospetta reazione avversa), inteso come «un qualsiasi episodio sfavorevole che si verifica dopo la somministrazione di un farmaco o di un vaccino, ma che non è necessariamente causato dall’assunzione del farmaco o dall’aver ricevuto la vaccinazione».

Non c’è da stupirsi, spiega ancora l’Istituto superiore di sanità, che la vaccinazione possa portare a reazioni locali e sistemiche come il dolore o la febbre, a causa dell’infiammazione necessaria per attivare la risposta immunitaria. I vaccini contengono diversi tipi di antigeni e piattaforme e vengono somministrati con modalità diverse. Ad esempio, quelli vivi attenuati possono causare i sintomi della malattia, come febbre e esantema, anche se in forma assai lieve.

Ad ogni modo, conclude l’Iss, la maggior parte delle reazioni avverse alla vaccinazione si risolve dopo poco tempo e non comportano alcun pericolo, mentre le reazioni severe sono molto rare.

Danni da vaccini sicuri: cosa dice la Cassazione?

Premesso tutto ciò, secondo la Cassazione [1], il fatto che un vaccino abbia superato positivamente tutti i controlli e venga ritenuto a tutti gli effetti un prodotto farmaceutico sicuro non esclude un potenziale effetto dannoso per chi lo riceve. In altre parole: un vaccino sicuro può causare danni alla salute. Quello che va accertato da parte del giudice è che ci sia un nesso di causalità tra l’inoculazione del siero e i pregiudizi lamentati, tenendo conto non solo delle statistiche ma anche delle prove acquisite in giudizio.

La Suprema Corte è arrivata a questa conclusione esaminando il caso accennato all’inizio, cioè quello di un uomo che era stato vaccinato nel 1960, all’età, di due anni, contro la poliomielite e che da allora ha accusato un problema di salute dietro l’altro.

In pratica, dopo aver ricevuto le prime due dosi ha avuto febbre alta, vomito e diarrea, mentre alla terza dose è arrivata, addirittura, la paresi alle due gambe. Nel corso del tempo, è stato più volte ricoverato e ha dovuto subire numerosi interventi chirurgici, fino ad arrivare ad un’invalidità accertata del 100% per handicap grave e a disturbi cardiologici legati alla somatizzazione dell’ansia.

Solo dopo quasi 50 anni, e a seguito di diversi esami e controlli approfonditi, la Cassazione ha stabilito che i problemi di salute dell’uomo potrebbero essere stati causati dalla vaccinazione antipolio Salk ricevuta da bambino. Così, ha rimandato la questione alla Corte d’appello di Roma affinché venga adottato un approccio analitico, vengano valorizzati tutti gli elementi in grado di escludere una generalizzazione «pericolosa» e venga accertato se, come emerso dalla sentenza di primo grado, è stato il vaccino a trasformare la vita del ricorrente in un vero incubo.


note

 [1] Cass. sent. n. 34027/2022 del 18.11.2022.


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