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Attivazione linea telefonica in ritardo: a cosa si ha diritto?

24 Novembre 2022 | Autore:
Attivazione linea telefonica in ritardo: a cosa si ha diritto?

Come comportarsi se la richiesta fatta all’operatore non ha avuto riscontro? Quando si può avere un risarcimento?

Una volta, chiedere l’attivazione della linea telefonica in casa e non averla subito poteva rappresentare poco più di un fastidio, oltre che un disservizio. Oggi, dopo lo sviluppo dello smart working, potrebbe significare un vero problema di lavoro e far perdere un po’ di soldi. Si può chiedere un risarcimento, visto che nel frattempo bisogna utilizzare i dati del cellulare, ammesso che bastino, e pagare un maggior consumo? Per l’attivazione della linea telefonica in ritardo, a cosa si ha diritto?

La Cassazione ha recentemente confermato la possibilità per l’utente di chiedere un risarcimento secondo quanto stabilito in materia da una delibera dell’Autorità garante per le Comunicazioni (l’AgCom). Vediamo quali sono i diritti del consumatore.

Quanto ci vuole per avere la linea telefonica?

Non esiste un parametro uguale per tutte le compagnie: il tempo di attivazione della linea telefonica può variare da un operatore all’altro. Si deve fare riferimento, dunque, a quello che è scritto nel contratto.

Poiché, però, la richiesta avviene prima di firmare alcunché, l’AgCom ha stabilito delle regole uguali per tutti. In pratica, la compagnia deve attivare la linea (ed anche l’eventuale connessione a Internet):

  • entro 10 giorni da quando l’utente ha presentato la richiesta (anche se tale richiesta è stata inoltrata per via telefonica). Questo termine può essere esteso a massimo
  • entro 20 giorni solo se lo richiede l’utente, ad esempio perché l’abitazione in cui deve essere attivato il servizio non è ancora disponibile.

Se, invece, la richiesta viene effettuata dopo aver firmato il contratto, occorrerà attenersi a quanto previsto dall’accordo scritto.

Cosa fare se c’è un ritardo nell’attivazione?

Nel caso in cui il periodo di 10 o di 20 giorni fissati dall’AgCom o quello indicato nel contratto siano trascorsi inutilmente e si manifesti un palese ritardo nell’attivazione della linea telefonica, l’utente avrà la possibilità di inviare una lettera di diffida alla compagnia con cui ha sottoscritto il contratto.

L’AgCom, inoltre, ci tiene ad essere informata di questi episodi e mette a disposizione sul proprio sito dei moduli per inviare le segnalazioni. Questo a un doppio scopo: primo, monitorare l’efficacia degli operatori sul rispetto delle condizioni del servizio richiesto o prestato. E secondo, per valutare se sia il caso di attivare la procedura per eventuali sanzioni nei casi più gravi.

Ma se nemmeno la lettera di diffida sortisce gli effetti desiderati, è il caso di agire per vie legali, previo tentativo di conciliazione gestito dall’Autorità.

Questo tentativo è obbligatorio, come confermato dalla Cassazione [1], e deve essere messo in atto anche per la richiesta di risarcimento dei danni subiti per il ritardo nell’attivazione della linea.

A quanto ammonta il risarcimento per il ritardo nell’attivazione?

Ciascun operatore telefonico deve prevedere nella propria carta dei servizi un risarcimento forfettario per i giorni di ritardo nell’attivazione della linea telefonica. Va da sé che, per avere diritto al risarcimento, il ritardo deve essere imputabile alla società stessa e non a cause esterne alla compagnia, come un impedimento tecnico o burocratico imputabile a terzi.

Il fatto che ci sia un risarcimento forfettario non significa che l’utente non possa pretendere un importo più elevato se il danno subìto è maggiore di quanto stabilito nel contratto, a patto che il consumatore riesca a provarlo. Se si tratta di un danno patrimoniale, non sarà complicato, ad esempio, dimostrare i costi sostenuti per poter avere in casa una linea telefonica alternativa a quella richiesta e arrivata in ritardo.

Recentemente, la Cassazione [2] ha condannato Telecom ad un risarcimento di 17mila euro per avere attivato una linea in un’azienda con ben tre anni di ritardo rispetto alla data in cui aveva fatto la richiesta. Per la Suprema Corte, in questo caso, l’attesa non era dovuta a fattori tecnici non imputabili alla compagnia, dato che era stato dimostrato l’inoltro delle istanze per ottenere le autorizzazioni per l’ampliamento della rete e per la posa dei cavi in seguito alla richiesta del consumatore di attivazione della linea.

Per la Cassazione, dunque, è legittimo in casi come questo il risarcimento liquidato secondo quanto disposto dall’AgCom [3].


note

[1] Cass. sent. n. 4575/2018.

[2] Cass. ord. del 21.11.2022.

[3] AgCom delibera n. 73/11/Cons del 16.02. 2011.


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