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Lo sai che? Occupazione abusiva alloggio Iacp: la gravidanza è stato di necessità?

Lo sai che? Pubblicato il 28 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 28 dicembre 2014

Donna incinta punibile: la casa popolare non può essere occupata senza averne diritto.

Si salva dalla pena per il reato commesso chi ha agito in stato di necessità. Ma bisogna stare attenti a non inglobare, in questa nozione, qualsiasi comportamento, al solo fine di giustificare condotte criminose. Tutto dipende dal singolo caso concreto, che solo il giudice può valutare. E, a riguardo, è interessante notare come due sentenze della Cassazione, a distanza di due giorni l’una dall’altra, apparentemente si contraddicano pur trattando lo stesso tema: lo stato di gravidanza e la conseguente necessaria tutela della maternità e dell’imminente vita.

1 | Non è “stato di necessità”

Secondo una prima sentenza della Suprema Corte [1], neanche l’imminente parto di una donna può consentire a quest’ultima l’occupazione abusiva di un alloggio Iacp. Le difficoltà che la prossima mamma può ritrovarsi ad affrontare, viste le sue condizioni fisiche, non rendono meno grave la condotta da lei tenuta (specie se insieme ai suoi familiari) consistente nella illegittima presa di possesso di una casa popolare.

Scatta allora la condanna definitiva per la donna, a cui viene negato il riconoscimento dello stato di necessità, per non aver diritto ad occupare l’appartamento di edilizia popolare.

La Cassazione ricorda che si può parlare di stato di necessità solo in presenza di un pericolo attuale di un danno grave alla persona. E invece, in vicende come quella in commento, tale elemento manca completamente: non è sufficiente il richiamo alla precaria condizione della donna in gravidanza, e neanche al collegato rischio di aborto.

Per i giudici – sia chiaro – sono comprensibili “le condizioni di bisogno legate alla nascita di un figlio”; però ciò non può rendere meno grave la condotta della donna, la quale ha comunque finito per sottrarre una risorsa abitativa a soggetti aventi maggiore bisogno, secondo i criteri elaborati dall’ente pubblico, che provvede all’assegnazione degli edifici residenziali pubblici in base a graduatorie che garantiscono le persone più bisognose.

2 | È “stato di necessità”

Due giorni dopo, sempre la Cassazione [2] ha pubblicato una sentenza di segno diametralmente opposto. L’illecita occupazione di un bene immobile – si legge in sentenza – è scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere – oltre che in lesioni della vita o dell’integrità fisica – nella compromissione di un diritto fondamentale della persona come il diritto di abitazione, sempre che ricorrano, per tutto il tempo dell’illecita occupazione, gli altri elementi costitutivi, e cioè l’assoluta necessità della condotta e l’inevitabilità del pericolo. Nel caso di specie i giudici hanno riconosciuto lo stato di necessità in capo all’imputata cittadina extracomunitaria, la quale all’atto della occupazione dell’alloggio risultava in condizioni di salute assai precarie, in quanto sieropositiva, e per di più con gravidanza a rischio, tanto da aver partorito prima del termine.

In generale, è bene ricordare che, ai fini dell’integrazione dello stato di necessità, è necessario che il pericolo di un danno grave alla persona sia attuale ed imminente o, comunque, idoneo a fare sorgere nell’autore del fatto la ragionevole opinione di trovarsi in siffatto stato. Non è allora sufficiente un pericolo eventuale, futuro, meramente probabile o temuto. Né può tale scriminante operare sulla base di fatti sforniti di riscontri oggettivi e accertati in via presuntiva [3].

note

[1] Cass. sent. n. 43078/14 del 15.10.2014.

[2] Cass. sent. n. 44363/14 del 17.10.2014.

[3] Cass. sent. n. 49586/14 del 03.10.2014.

Autore immagine: 123rf com


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