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Società estinta: chi paga le sanzioni?

24 Novembre 2022 | Autore:
Società estinta: chi paga le sanzioni?

Qual è la responsabilità dei soci per i debiti tributari dopo la cancellazione dal Registro delle imprese: cosa il Fisco può accertare ancora e fino a quando.

Quando una società muore, di solito i suoi soci sopravvivono. E il Fisco si rivolge a loro per chiedere il pagamento dei debiti tributari insoluti. Quindi anche dopo l’estinzione della società possono arrivare ai soci, amministratori e liquidatori le cartelle e le intimazioni per imposte e tasse non pagate. Ai debiti accumulati si aggiungono le pesanti sanzioni tributarie, commisurate alla gravità della violazione ed al ritardo nei versamenti dovuti. Spesso questa cifra oltrepassa di gran lunga il tributo base. E allora i destinatari si chiedono: in caso di società estinta, chi paga le sanzioni?

Innanzitutto va premesso che l’accertamento-fiscale dopo la chiusura della società rimane ancora possibile, visti i larghi margini temporali a disposizione del Fisco, che generalmente coprono fino ai 5 anni antecedenti (e in caso di dichiarazioni omesse fino a 7 anni indietro). Nel frattempo la società potrebbe aver cessato la sua attività ed essersi cancellata dal Registro delle imprese, ma i soci continueranno ad essere destinatari delle pretese tributarie, nei limiti che ora esamineremo.

Responsabilità dei soci per i debiti della società estinta

La responsabilità degli ormai ex soci per i debiti della società estinta permane interamente, nel caso di società di persone (come le Snc e le Sas) mentre per le società di capitali (come le Srl e le Spa) è limitata a quanto residua in attivo dall’ultimo bilancio di liquidazione. L’articolo 2495 del Codice civile, che disciplina la cancellazione delle società, estende questa responsabilità anche al liquidatore, se il mancato pagamento dei creditori è dipeso da sua colpa.

Così il Fisco – che per le imposte dovute nei suoi confronti è un creditore a tutti gli effetti – può rivolgersi ai soci per pretendere il pagamento nei limiti anzidetti – e anche oltre, perché nelle società di capitali la loro responsabilità per i debiti tributari non è limitata da quanto emerge dal bilancio di liquidazione – e dunque potrà notificargli atti impositivi (avvisi di liquidazione d’imposta, avvisi di accertamento esecutivi, cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento), chiedendo loro di saldare il dovuto, in misura proporzionale alle rispettive quote di partecipazione nella società.

Quanto tempo per accertare i debiti tributari della società estinta?

Una norma di favore per il Fisco consente di esercitare le azioni di accertamento e riscossione dei tributi in via ultrattiva, e precisamente fino a 5 anni dopo l’avvenuta cancellazione della società dal Registro delle imprese [1]: quindi l’Erario ha molto più tempo per riscuotere il dovuto dai soci rispetto ai creditori privati, che salvi casi particolari devono “fermarsi” a quel momento e non possono andare oltre. Inoltre, per legge [2] i soci rispondono per il pagamento delle imposte dovute dalla società se nei due anni antecedenti alla messa in liquidazione avevano ricevuto in assegnazione denaro o altri beni sociali.

I soci devono pagare le sanzioni inflitte alla società?

Quanto abbiamo detto finora per i debiti sociali – che per l’aspetto fiscale si traducono nelle imposte dovute e non versate – trova un importante limite con riferimento alle sanzioni inflitte alla società in caso di violazioni alla normativa tributaria. La legge [3] prevede una regola generale di responsabilità personale per tutte le violazioni, comprese quelle di carattere amministrativo, che si traduce nel principio secondo cui le sanzioni applicate ad una persona fisica o giuridica si riferiscono esclusivamente ad essa e dunque non si trasferiscono agli eredi.

La giurisprudenza interpreta questo criterio in senso estensivo, e perciò ritiene che le sanzioni amministrative irrogate a carico della società non sono trasmissibili ai soci e neanche al liquidatore della società estinta: lo ha confermato una recentissima ordinanza della Corte di Cassazione [4], che ha rigettato il ricorso con cui l’Agenzia Entrate voleva far valere la sua pretesa nei confronti di questi soggetti e gli aveva notificato una cartella di pagamento.

Approfondimenti


note

[1] Art. 28, co. 4, D.Lgs. n. 175/2014.

[2] Art. 36 D.P.R. n. 602/1973

[3] Art. 7 D.L. n. 269/2003, conv. in L. n. 326/2003, e art. 8 D.Lgs. n. 472/1997.

[4] Cass. ord. n. 34273 del 22.11.2022.


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