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Vessazioni tra ex conviventi con figli: quale reato?

24 Novembre 2022 | Autore:
Vessazioni tra ex conviventi con figli: quale reato?

Quando prevale l’ipotesi dello stalking e quando si può essere accusati di maltrattamenti in famiglia anche se non si vive più insieme?

L’arrivo dei figli non solo cambia la vita ma anche la gravità di certi comportamenti. Così, se un sopruso tra ex conviventi senza prole può essere punito, a seconda dei fatti, come un delitto di lesioni personali o di stalking, per le vessazioni tra ex conviventi con figli, di quale reato si parla?

La Cassazione ha recentemente confermato l’orientamento già espresso in precedenza, parlando apertamente di maltrattamenti in famiglia anche se quella famiglia, ormai, non esiste più perché la convivenza non c’è più ma ci sono di mezzo dei figli, la cui presenza rende più grave il fatto commesso.

La Suprema Corte stabilisce così anche se il Codice penale [1] spiega che il reato di maltrattamenti si integra alternativamente:

  • all’interno di un contesto familiare, purché vi sia coabitazione;
  • nell’ambito di un rapporto di istruzione o custodia, come nel caso degli abusi degli insegnanti, delle badanti, ecc.

Vediamo quando e perché, allora, la Cassazione ritiene che il reato possa essere compiuto anche tra ex conviventi.

Il reato di maltrattamenti in famiglia

La legge punisce con la reclusione da tre a sette anni chi maltratta una persona della famiglia o comunque convivente. È sanzionato con la stessa pena anche chi maltratta una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte.

La pena aumenta se i maltrattamenti in famiglia vengono commessi in presenza o in danno di un minorenne, di una donna in stato di gravidanza o di una persona portatrice di handicap, ovvero se il fatto è commesso con armi. Ma anche se dai fatti derivano lesioni personali o il decesso della vittima.

Per maltrattamenti si intende, oltre al classico abuso fisico fatto di percosse, pugni, ecc., anche qualsiasi condotta che, pur non richiedendo l’uso della forza fisica, costringe la vittima a esser sottoposta a violenza psicologica: dagli insulti alle vessazioni in grado di umiliare la persona offesa.

La Cassazione [2] ha stabilito che il reato scatta anche se il rapporto sentimentale dura da meno di un anno, senza citare un limite minimo. Pertanto, non conta se la relazione è duratura e stabile o meno.

La Suprema Corte ha ricordato nella sua sentenza che quanto previsto in materia dal Codice penale è applicabile non solo alla famiglia fondata sul matrimonio ma a qualsiasi tipo di relazione sentimentale che implichi una convivenza.

Vessazioni tra ex conviventi: sono reato?

In una più recente sentenza [3], la Cassazione ha ribadito che il reato di maltrattamenti in famiglia si integra anche quando la vittima delle vessazioni, pur non convivendo più con il partner, continua a mantenere un rapporto con l’autore delle condotte violente per via dei figli.

In pratica, il rapporto non deve ritenersi concluso se le due persone sono unite da un figlio. Finita la relazione sentimentale, infatti, i due partner rimangono sempre e comunque genitori, con la conseguente necessità di relazionarsi per le quotidiane esigenze dei figli.

Ecco perché, secondo la Suprema Corte, pur mancando all’origine il vincolo del matrimonio, il reato di maltrattamenti in famiglia, e non invece quello di atti persecutori o di stalking, è configurabile nei confronti dell’ex convivente che mantiene con la vittima un legame assimilabile a quello familiare, in ragione dell’esercizio condiviso della responsabilità genitoriale.


note

[1] Art. 572 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 43986/2022.

[3] Cass. sent. n. 44263/2022.


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