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Risarcimento del danno: quando spetta la rendita vitalizia?

24 Novembre 2022 | Autore:
Risarcimento del danno: quando spetta la rendita vitalizia?

La Cassazione cambia interpretazione in merito al risarcimento del danno: da preferire la rendita all’una tantum soprattutto per il danno patrimoniale. 

Dinanzi ad un danno conseguente a un atto illecito, il giudice valuta le conseguenze patite dalla vittima e, sulla scorta di queste, determina l’ammontare del risarcimento. Il risarcimento, di solito, è costituito da una somma versata in un’unica soluzione (cosiddetta una tantum), comprensiva di tutte le voci del danno sofferto: quello patrimoniale (lucro cessante e danno emergente) e quello non patrimoniale (danno morale, danno biologico, danno esistenziale). A volte però il giudice protende per la corresponsione di una rendita vitalizia al posto della somma onnicomprensiva. 

A stabilire quando, in caso di risarcimento del danno, spetta la rendita vitalizia è una recente sentenza della Cassazione [1]. Ecco qual è l’interpretazione della Corte.

Quando spetta la rendita vitalizia

Secondo la Suprema Corte, la rendita vitalizia va preferita, rispetto alla somma in un’unica soluzione, tutte le volte in cui si è in presenza di danni gravi alla persona. Solo in questo modo, infatti, si potrà ristorare tutti i pregiudizi che il danneggiato subirà vita natural durante. La decisione è sicuramente innovativa, cambia le carte in tavola rispetto al passato ed è destinata a riflettersi sulle future liquidazioni, soprattutto nelle ipotesi, oggi sempre più numerose, in cui si controverta di danni patrimoniali relativi al lucro cessante e alle esigenze di sostegno e cura di lungo periodo.

Legge sulla rendita vitalizia

Ma qual è la fonte normativa da cui si ricava questa interpretazione? L’articolo 2057 del codice civile stabilisce che, in presenza di danni permanenti, la liquidazione può essere fatta dal giudice, tenuto conto delle condizioni delle parti e della natura del danno, sotto forma di una rendita vitalizia. In tal caso il giudice dispone le opportune cautele ossia le misure necessarie per garantire il risarcimento del danneggiato; ad esempio, può ordinare la costituzione di garanzie reali o personali. Il problema delle garanzie si pone nel caso di società di assicurazione che potrebbero, ad esempio, nel tempo scomparire, fallire o comunque risultare in crisi. 

Per quali danni la rendita vitalizia?

Lo strumento risarcitorio della rendita vitalizia viene così applicato, il più delle volte, al risarcimento del futuro danno patrimoniale da lucro cessante per la riduzione della capacità lavorativa del danneggiato. Esso finisce così per coprire tutte le future spese di assistenza, nonché quelle previste per la terapia farmacologica di supporto. Ciò consente anche di evitare i problemi legati all’individuazione della durata della vita media del soggetto e all’anticipata liquidazione del danno futuro.

L’articolo 2057 del codice civile ha comunque portata molto ampia e consente di ricorrere al risarcimento tramite rendita vitalizia sia per quanto riguarda i danni di natura patrimoniale che quelli di natura non patrimoniale. 

Sicuramente la rendita è più indicata per coprire i danni patrimoniali derivanti da un minore reddito da lavoro e dalle spese di assistenza riabilitativa e/o domiciliare, specie quelle non sostenute dal servizio sanitario nazionale.  

Il giudice è obbligato a riconoscere la rendita vitalizia?

La scelta se optare per un risarcimento una tantum o in forma di rendita vitalizia è comunque rimessa alla libera valutazione del giudice, che può adottarla in base alla natura del bene della vita inciso dalla lesione e «tenuto conto delle condizioni delle parti». Ma proprio questo potere del giudice viene ora limitato dalle indicazioni della Cassazione che, appunto, ha indicato nella rendita vitalizia il criterio di preferenza per i danni gravi alla persona.

La Suprema Corte, così facendo, intende accordare la massima tutela “riabilitativa” di lungo corso a chi, per la gravità del danno subito, potrebbe non esser adeguatamente protetto da risarcimenti unitari e omnicomprensivi concordati ex ante.

In simili casi, secondo la Cassazione, il giudice, valutando comparativamente i pro e i contro della fattispecie concreta, non soltanto potrebbe, ma addirittura dovrebbe privilegiare una liquidazione del danno in forma di rendita.

Sentenze a favore della rendita vitalizia

L’uccisione d’una persona può causare ai suoi familiari un danno patrimoniale da lucro cessante, che consiste nella perdita dei benefici economici che la vittima destinava loro: o per legge, o per costume sociale, a condizione che non si trattasse di sovvenzioni episodiche. Il danno può essere liquidato sia in forma di rendita (articolo 2057 Codice civile), sia in forma di capitale. 

Cassazione, 6619 del 16 marzo 2018

Stante il carattere permanente della menomazione e delle necessità di assistenza, e considerata inoltre l’impossibilità di stabilire, in modo oggettivo, una durata presumibile della vita dell’attrice, si ritiene, in relazione agli esborsi da sostenersi in futuro per questa voce di danno, di dover provvedere in base all’articolo 2057 Codice civile mediante la costituzione di una rendita vitalizia. 

Tribunale di Torino, 3777 del 29 settembre 2022

Considerate l’incertezza circa la durata della vita dell’interessato nonché il fatto che il minore non avrebbe ragionevolmente iniziato a lavorare e guadagnare prima del diciottesimo anno di età, sicché tale danno non sussisterebbe all’attualità, esso può essere ristorato mediante la costituzione di una rendita vitalizia in favore del minore. 

Tribunale dell’Aquila, 489 del 20 luglio 2022

Il ricorso alla rendita vitalizia per il risarcimento del danno non solo risponde meglio alle concrete esigenze di vita del beneficiario. La rendita vitalizia garantisce anche meglio per tutta l’effettiva durata della vita del danneggiato il percepimento di quanto liquidato annualmente per il danno futuro e, dunque, auspicabilmente per un periodo che potrebbe, anche, risultare diverso e maggiore rispetto al pronosticato. 

Corte d’appello di Milano, 1226 del 12 aprile 2022

Il tipo di periodicità molto dilatata (ogni sei anni) della maturazione del danno permanente per protesi future fa ritenere più confacente la scelta della liquidazione mediante rendita vitalizia. Quindi viene costituita in favore dell’attore una rendita vitalizia, per cui, ogni sei anni, i convenuti, in solido, dovranno corrispondergli l’importo deciso dal giudice. 

Tribunale di La Spezia, 312 del 26 maggio 2021


note

[1] Cass. sent. n. 31574/22 del 25.10.2022

Autore immagine: depositphotos.com


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