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Nuove pensioni: come funziona Quota 103

23 Novembre 2022 | Autore:
Nuove pensioni: come funziona Quota 103

Sarà possibile andare in pensione a 62 anni con 41 anni di contributi, ma l’adeguamento dell’assegno pensionistico non sarà vantaggioso per tutti.

Raggiunto l’obiettivo, tanto agognato dal Governo Meloni, di stoppare la Legge Fornero. Grazie alla Manovra finanziaria approvata dal Consiglio dei Ministri, dal 1° gennaio 2023, si potrà andare in pensione con 41 anni di contributi alle spalle, allo scoccar dei 62 anni di età anagrafica. Una soluzione, quella di Quota 103, che accontenta parzialmente la Lega, risultando economicamente più sostenibile della proposta avanzata dal Carroccio di abbassare ulteriormente l’età pensionabile. Ma si tratta anche di una soluzione già criticata dai sindacati nella misura in cui l’adeguamento all’inflazione sarà inferiore – per chi gode di un assegno già alto – rispetto a quanto preventivato.

Il nuovo sistema pensionistico sarà in vigore per tutto il prossimo anno, con una finestra di adeguamento di tre mesi per i lavoratori privati e di sei per i dipendenti pubblici: sarà, dunque, dal 1° aprile 2023 che i dipendenti privati rientranti negli aventi diritto potranno anticipare il proprio pensionamento, e dal 1° agosto 2023 potranno fare altrettanto quelli pubblici (nell’ipotesi in cui il Parlamento approvi il testo così come gli verrà proposto). Per quanto riguarda gli statali che avranno maturato i requisiti necessari per godere di Quota 100 solamente a dicembre 2022, saranno sette i mesi di attesa per il pensionamento, che avverrà quindi il 1° luglio.

Sul fronte pensionistico, la Manovra ha rifinanziato anche, per chi decide di restare al lavoro rinviando il pensionamento, il «bonus Maroni», il quale prevede una decontribuzione del 10% per questi lavoratori direttamente in busta paga. La Manovra ha, inoltre, prorogato per il 2023 Opzione donna con modifiche (in pensione a 58 con due figli o più, 59 con un figlio, 60 altri casi: ne abbiamo parlato più nel dettaglio nell’articolo Più figli hai, prima in pensione vai) e confermato anche Ape sociale per i lavori usuranti.

Per quanto riguarda il meccanismo di indicizzazione dell’assegno pensionistico al caro vita, il Governo ha confermato:

  • una rivalutazione pari al 120% per le pensioni minime (con ogni probabilità per due anni e non per un anno solamente);
  • una rivalutazione pari al 100% per le pensioni fino a quattro volte il minimo (circa 2.100 euro);
  • una rivalutazione gradualmente più bassa al crescere dell’importo pensionistico fino al 35% per le pensioni superiori ai 5.250 euro.

In ogni caso, il Governo ha stabilito che l’assegno pensionistico non potrà essere superiore  a 2.625 euro (pasi, cioè, a cinque volte il minimo) almeno fino al raggiungimento del 67° anno di età, così da limitare l’impatto che il nuovo pensionamento anticipato avrà sui conti pubblici.

Quota 103 interesserà potenzialmente circa 48mila lavoratori per un costo complessivo di 510 milioni nel 2023,che dovrebbero diventare 1,5 miliardi nel 2024 e 498 milioni nel 2025.

La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha chiarito che «La scelta di rendere le misure sulle pensioni transitorie per il 2023 va vista nell’ottica di una riforma strutturale che nel 2023 deve essere studiata, varata e ragionata. Le misure adottate sulle pensioni, dal rinnovo dell’Ape sociale ad Opzione donna che ha introdotto alcune modifiche sulla soglia di età, e quelli sulla possibilità di riconoscere incentivi in uscita in termini di riduzione del criterio di accesso per lavoratrici con figli o in condizione soggettive particolare, devono essere viste come misure di accompagnamento» spiega.

La preoccupazione è, però, palpabile: i sindacati parlano di una perdita media pro-capite di oltre 1.200 euro all’anno per 4,3 milioni di pensionati. Sono queste le prime stime elaborate dallo Spi-Cgil dopo il taglio alla rivalutazione delle pensioni superiori a quattro volte il trattamento minimo.

L’adeguamento delle pensioni al costo della vita subirebbe così, denuncia il sindacato, «una drastica riduzione in particolare per quei pensionati che hanno lavorato e versato i contributi per 40 anni e oltre e che non percepiscono affatto un assegno alto ma di 1.800 netti al mese». Un vulnus che colpirebbe «sostanzialmente pensioni di lavoratori dipendenti, frutto di una vita di lavoro e che ora rischiano di avere una rivalutazione di gran lunga inferiore a quella che dovevano percepire secondo la legge in vigore», prosegue la nota che critica duramente l’intervento in manovra.

«Il governo si appresta a compiere l’ennesimo danno ai pensionati italiani utilizzandoli come bancomat per recuperare risorse e negando loro la possibilità di recuperare una parte del loro potere d’acquisto. Si tratta di una scelta iniqua e scellerata, oltretutto assunta senza alcun confronto con i sindacati», conclude.



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