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Il verbale dei vigili prova l’incidente?

25 Novembre 2022 | Autore:
Il verbale dei vigili prova l’incidente?

Qual è il valore probatorio del rapporto degli agenti intervenuti sul luogo del sinistro, che hanno rilevato violazioni al Codice della strada.

Quando gli agenti della Polizia municipale vengono chiamati sul luogo ove poco prima si è verificato un incidente stradale, fanno misurazioni e rilievi descrittivi della scena del sinistro, acquisiscono le dichiarazioni dei conducenti coinvolti e degli eventuali passeggeri e testimoni. Non si fermano certo qui: talvolta elevano contravvenzioni per violazioni al Codice della strada e formulano anche le loro deduzioni su quanto accaduto ed «accertato». Ecco, con quest’ultima parola bisogna andarci piano, perché non tutto ciò che viene scritto negli atti compilati ha un valore probatorio pieno. E allora quando e come il verbale dei vigili prova l’incidente? La questione è molto importante, perché attribuire l’intera colpa del sinistro a una parte o all’altra incide moltissimo sull’entità del risarcimento da riconoscere ai danneggiati.

Qual è l’efficacia probatoria del verbale dei vigili?

Le parole pesano, ma non sempre in maniera determinante sulla bilancia della giustizia: quello che è intestato «verbale di accertamento di infrazione al Codice della strada» o «rapporto ricostruttivo di incidente stradale», pur essendo un atto redatto da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni – come sicuramente sono gli agenti della Polizia locale, intervenuti sulla scena di un sinistro – in realtà non ha efficacia probatoria per l’intero contenuto, e dunque non vincola necessariamente il giudice a tenere conto di quanto descritto in esso.

L’art. 2700 del Codice civile stabilisce che l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, soltanto «della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza». Dunque in questa efficacia probatoria piena non sono comprese le valutazioni e, in generale, tutto ciò che non è stato direttamente osservato o constatato dai verbalizzanti. Ad esempio, la posizione in cui essi hanno rinvenuto i veicoli dopo il sinistro e i danni visibili sono sicuramente elementi caduti sotto la percezione diretta degli agenti, mentre la stima fatta “ad occhio” di un eccesso di velocità tenuto da uno dei conducenti no. Allo stesso modo, se i vigili sono intervenuti alle 18,02 e le parti gli riferiscono che l’incidente si è verificato “qualche minuto prima”, non si potrà dire con certezza che è accaduto alle 17,55.

Che valore ha il verbale dei vigili nella ricostruzione del sinistro?

Da quanto abbiamo appena detto discende un’importante conseguenza, che è stata ribadita anche dalla Corte di Cassazione [1]: il verbale dei vigili (e della Polizia in genere, dunque anche quello della Stradale e dei Carabinieri) non ha «fede privilegiata» sulla dinamica dell’incidente, tranne nel caso (piuttosto raro) in cui gli agenti abbiano personalmente assistito al suo verificarsi (ad esempio quando già presidiavano l’incrocio ove è avvenuto lo scontro o l’investimento). Ecco perché il rapporto, o verbale, comunque intestato, in cui i vigili descrivono la situazione riscontrata appena sono sopraggiunti sul luogo del sinistro – e dunque dopo il suo accadimento – può essere smentito da altre risultanze probatorie, come fotografie, filmati e consulenze tecniche.

La Suprema Corte ha ribadito che «il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova, fino a querela di falso, con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale e alle dichiarazioni delle parti, mentre la fede privilegiata non si estende agli apprezzamenti e alle valutazioni del verbalizzante né ai fatti di cui i pubblici ufficiali hanno avuto notizia da altre persone, ovvero ai fatti della cui verità si siano convinti in virtù di presunzioni o di personali considerazioni logiche».

Quando e come si può contestare il verbale dei vigili?

Tutto ciò significa che il verbale dei vigili si può contestare in tutti gli elementi che non sono stati direttamente realizzati o constatati dagli agenti ma sono frutto delle loro deduzioni, per quanto logiche: ad esempio, nel caso deciso dalla Cassazione che abbiamo menzionato sopra, la riscontrata presenza di tracce di frenata sull’asfalto è un fatto obiettivo, che come tale non può essere smentito, mentre il ragionamento secondo cui il veicolo che si trovava su quella traiettoria procedesse a velocità eccessiva è opinabile e perciò può essere contestato: ad esempio, potrebbe essere stato lasciato da un altro veicolo passato poco prima, e non da quello coinvolto nell’incidente.

In applicazione di questi criteri, una recente sentenza del tribunale di Cosenza [2] ha ritenuto che: «La contestazione immediata della violazione delle norme del Codice della strada effettuata dagli agenti accertatori non vincola il giudice del merito che, all’esito del contraddittorio processuale, ben può pervenire ad una differente attribuzione della responsabilità per il sinistro a carico dei due conducenti antagonisti in base ad un prudente apprezzamento delle prove» prodotte dalle parti in causa. La pronuncia ribadisce che «il verbale di accertamento di un’infrazione del Codice della strada non è assistito da fede privilegiata, soprattutto con riguardo alle percezioni sensoriali dei verbalizzanti, che, in quanto passibili di erronea acquisizione e valutazione, possono essere contestate liberamente, con ogni mezzo di prova», comprese le testimonianze di chi ha assistito al verificarsi del sinistro.

Approfondimenti


note

[1] Cass. ord. n. 28149/2022.

[2] Trib. Cosenza, sent. n. 1940 del 11.11.2022.


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