Questo sito contribuisce alla audience di
Diritto e Fisco | Articoli

Impresa familiare: quali vantaggi fiscali?

25 Novembre 2022 | Autore:
Impresa familiare: quali vantaggi fiscali?

A chi conviene avviare un’attività insieme ai parenti; quali benefici tributari e previdenziali sono previsti per il titolare e per i suoi collaboratori.

I figli ereditano il mestiere dei padri, le mogli collaborano nell’azienda del marito, fratelli e sorelle avviano un’attività economica insieme: non è una visione bucolica e tramontata della vita e della società, bensì un fenomeno pienamente attuale e presente in molte realtà produttive, soprattutto nei settori dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato. Stiamo parlando dell’impresa familiare, che offre alcuni vantaggi fiscali e perciò può rappresentare una valida alternativa all’assunzione dei parenti come lavoratori dipendenti o alla costituzione di una società insieme a loro. Vediamo quali sono e in cosa consistono questi benefici e quando risulta conveniente adottare questo modello.

Chi può collaborare in un’impresa familiare?

Possono fare parte come collaboratori dell’impresa familiare il coniuge del titolare, i suoi parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo.

Parliamo di collaboratori, e non di dipendenti e nemmeno di soci, perché l’impresa familiare costituisce una “terza via” tra i due basilari modelli del lavoro dipendente subordinato e della partecipazione nelle società. L’ impresa familiare, in sostanza, è una semplice ditta individuale (e come tale viene iscritta nel Registro delle imprese), in cui collaborano membri appartenenti al nucleo familiare del titolare, nei limiti di parentela o di affinità anzidetti.

Il legislatore nel 1975 ha voluto creare questa ipotesi per favorire chi – come prevede l’art. 230 bis del Codice civile – «presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare», e perciò «partecipa agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essa, nonché agli incrementi dell’azienda, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato». Se mai ve ne fosse bisogno (ma nel 1975 era necessario dirlo espressamente) la norma sottolinea che «il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell’uomo».

Chi non può far parte dell’impresa familiare?

Vista la struttura delineata dalla legge per questo modello di partecipazione ad un’attività imprenditoriale svolta in forma di ditta individuale, chi collabora in un’impresa familiare non può essere né sociolavoratore dipendente nella stessa: tali qualifiche sono incompatibili. E se il rapporto di parentela cessa (l’ipotesi più frequente è quella del divorzio) termina anche la collaborazione nell’impresa dell’ormai ex famiglia.

La suddivisione del reddito d’impresa

Il primo e più evidente vantaggio fiscale dell’impresa familiare è la possibilità di suddividere il reddito tra il titolare ed i suoi collaboratori: precisamente, a costoro può essere imputato «per trasparenza» fino al 49% del reddito complessivo prodotto dall’attività, commisurato alla rispettiva quota di partecipazione agli utili [1]. In questo modo si può “spalmare” la redditività fra più persone, e ciascuno beneficerà di un’aliquota d’imposta inferiore, grazie al meccanismo degli scaglioni Irpef che prevede aliquote crescenti e progressive all’aumentare del reddito: tenendolo basso, la tassazione sarà minore.

Per ottenere questo risultato, le quote di attribuzione dei redditi ai vari componenti dell’impresa familiare devono risultare dall’atto costitutivo dell’impresa familiare, o da una scrittura privata autenticata e con data certa antecedente all’inizio dell’anno di imposta considerato. In ciò si concretizza, a livello tributario, la proporzione nella quantità e nella qualità del lavoro prestato da ciascuno, come prevede la norma del Codice civile che abbiamo esposto nel paragrafo precedente.

Attenzione: le eventuali perdite di esercizio dell’attività esercitata in forma di impresa familiare rimangono sempre imputabili al titolare, e non si estendono ai collaboratori. Essi, quindi, in tale eventualità potranno avere, al massimo, un reddito pari a zero, e mai sottozero.

Il regime contributivo di favore

Una conseguenza diretta del frazionamento dei redditi dell’impresa familiare tra il titolare ed i collaboratori è il regime contributivo di favore: il titolare, specialmente quando la suddivisione con i collaboratori si avvicina ai massimi (dunque al 49%) ottiene un consistente risparmio sui contributi previdenziali da versare all’Inps, per sé stesso ed anche per il personale addetto, cioè per i suoi familiari presenti nell’impresa.

Va tenuto presente, però, che in base alla normativa vigente esiste per gli artigiani ed i commercianti un minimale fisso di contributi previdenziali da versare ogni anno, dunque c’è una soglia minima inderogabile, che non consente di sfruttare appieno il vantaggio, soprattutto se l’impresa ha redditi medio-bassi. In alcuni settori, invece, c’è la possibilità per i collaboratori dell’impresa familiare di fruire dell’esenzione contributiva prevista per le prestazioni di natura occasionale se non eccedono il limite di 90 giorni di lavoro nell’anno e comunque di 720 ore [2].

Rimane fermo in tutti i casi l’obbligo di iscrizione dei familiari collaboratori all’assicurazione Inail, salve le prestazioni sporadiche e meramente «accidentali», che non superano le 10 giornate lavorative complessive nell’anno [3].

Impresa familiare: a chi conviene?

L’effetto combinato dei benefici tributari e contributivi che abbiamo esaminato fa sì che l’impresa familiare conviene di più a chi ritrae da essa redditi medio-alti, ed è in grado di inserirvi quanti più parenti ed affini possibili (zii, suoceri, nipoti, cognati, nonni, ecc.) tra cui frazionare gli utili prodotti in modo da abbattere le aliquote Irpef di ciascuno. Viceversa, la convenienza viene meno o è minima nel caso di guadagni annui bassi, specialmente quelli che rientrano nella no tax area, ossia beneficiano della completa esenzione fiscale per redditi non superiori ad 8.500 euro annui a persona.

Va tenuto presente che anche l’impresa familiare può rientrare nel regime forfettario, se ne ricorrono i presupposti, quindi ottenendo l’applicazione dell’imposta sostitutiva ad aliquota del 15% (ulteriormente ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività) anziché secondo il più gravoso regime ordinario.

Impresa familiare: quando i benefici fiscali non spettano

Un requisito essenziale per fruire dei vantaggi previsti dalla normativa tributaria per l’impresa familiare è che l’apporto di coloro che lavorano in essa sia «non solo continuativo, ma anche prevalente rispetto ad altre attività» svolte dal collaboratore: lo ha ricordato la Corte di Cassazione [4] negando la spettanza dei benefici fiscali ad una farmacia inquadrata come impresa familiare, nella quale era stata inserita la figlia della titolare, che però era studentessa universitaria (iscritta alla facoltà di Farmacia). La frequentazione di quel corso di studi, pur se omogeneo rispetto all’attività esercitata, non è stata considerata tale da fornire un «contributo effettivo» alla farmacia di famiglia, anche perché la studentessa risiedeva in un luogo molto distante da quello in cui era situata l’azienda.


note

[1] Art. 5, co. 4, D.P.R. n. 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

[2] Min. Lavoro, circ. n. 10478/2013.

[3] Min. Lavoro, circ. n. 14184/2013.

[4] Cass. ord. n. 34699 del 24.11.2022.


Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube