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Lo sai che? Pignoramento della pensione per crediti alimentari: come funziona?

Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 dicembre 2014

Sono moroso nel pagamento del mantenimento alle mie due ex mogli e ai figli; la prima moglie ha già pignorato la pensione e la seconda minaccia di fare lo stesso: qual è il massimo che potrà pignorare sulla pensione residua? Inoltre, a seguito di questo secondo pignoramento verrà automaticamente ridimensionato anche il primo?

Se da un lato esiste una norma costituzionale che sancisce il diritto dei pensionati di godere di mezzi adeguati alle loro esigenze [1], tale norma – ha precisato la stessa Corte Costituzionale [2] – non è tale da comportare quale inevitabile conseguenza l’impignorabilità assoluta della pensione, ma soltanto di quella parte di essa che vale, appunto, ad assicurare al pensionato quei mezzi adeguati alle esigenze di vita che la Costituzione impone gli siano garantiti, ispirandosi a un principio di solidarietà sociale.

In linea generale, quindi, deve essere affermata l’astratta pignorabilità del trattamento pensionistico [3] in quanto il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri e, di contro, le limitazioni di responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge [4].

In presenza, tuttavia, di un vuoto legislativo in ordine alla misura della pensione (o indennità equivalente), necessaria ad assicurare i predetti mezzi al pensionato, essa viene generalmente demandata alla valutazione di fatto del giudice di merito che, di norma, la riconosce in misura corrispondente alla pensione sociale minima; essa è ritenuta assolutamente impignorabile, mentre la residua parte è impignorabile nei limiti del quinto [5].

Tale principio generale trova, tuttavia, eccezione nelle ipotesi di cosiddetti “crediti qualificati”, per tali intendendosi anche i crediti alimentari (nozione nella quale rientrano anche le prestazioni dovute in base a obblighi di mantenimento quali quelli vantati dalle Sue ex mogli).

Nel caso esposto, dunque, deve ritenersi applicabile la norma di cui secondo cui la pensione (meglio: “le somme dovute a titolo di stipendio, salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego”) può essere pignorata per crediti alimentari nella misura autorizzata dal Presidente del Tribunale o da un giudice da questi delegato e, per altri crediti, nella misura di un quinto [6].

Quando, perciò il creditore intenda procedere al pignoramento della pensione (o altre indennità relative al rapporto di lavoro), al fine di ottenere la soddisfazione di un credito alimentare, dovrà richiedere la preventiva autorizzazione del presidente del Tribunale solo ove si intenda superare la misura di un quinto. La mancanza del provvedimento autorizzativo non determina, cioè, la nullità del pignoramento, in quanto esso può ritenersi comunque valido per la quantità di retribuzione ordinariamente pignorabile per legge, ossia quella pari ad un quinto.

Quando poi sussista –come nel caso in esame – il simultaneo concorso di analoghe cause di credito (attesa la preesistenza del pignoramento da parte della prima moglie sempre per crediti alimentari), in tale ipotesi, per espressa previsione di legge [7], il limite entro il quale può essere autorizzato il pignoramento delle retribuzioni per crediti alimentari non può superare la metà della retribuzione spettante.

In ogni caso, essendo già stato raggiunto un “giudicato” ossia un provvedimento definitivo in merito al primo pignoramento, il giudice non potrà in questa sede ridurre l’importo del pignoramento già eseguito dalla Sua prima moglie.

Il consiglio che mi sento di darLe, attese le subentrate difficoltà a sostenere il peso dei provvedimenti riguardanti la misura del mantenimento per i Suoi figli, è di promuovere nei confronti delle Sue ex mogli un ricorso per la modifica delle condizioni di divorzio.

Infatti, in tutti i casi in cui – dopo la sentenza di divorzio – sopravvengano giustificati motivi, il tribunale può disporre la revisione sia delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, che di quelle riguardanti la misura e le modalità del contributo al mantenimento da corrispondere al coniuge [8].

In particolare, nell’ipotesi in cui il giudice dovesse ritenere fondate le motivazioni poste a base della Sua istanza (nella quale andranno meglio motivate dal Suo avvocato le disavventure economiche cui fa accenno e gli esborsi cui deve quotidianamente far fronte), egli potrebbe senz’altro ridimensionare il contributo dovuto ad entrambe le Sue ex mogli.

In tal caso i provvedimenti di modifica andrebbero a sostituire i precedenti titoli giudiziari, permettendoLe di provvedere ai bisogni dei Suoi figli con maggiore serenità ed evitandole questo secondo pignoramento.

La proposizione di detta domanda, tra l’altro, ancor prima di una pronuncia definitiva, potrebbe essere comunque sottoposta (tramite il Suo avvocato) all’attenzione del giudice dell’esecuzione (nel caso la seconda moglie promuovesse il secondo pignoramento) il quale, in base al suo libero apprezzamento, potrebbe decidere in ogni caso di ridurre l’importo della somma pignorata, onde consentirLe di far fronte in modo dignitoso alle Sue esigenze di vita.

note

[1] Art. 38 Cost.

[2] C. Cost., sent. n. 506/02.

[3] Cfr. Trib. di Bari, sez. II sent. del 21.3.06.

[4] Art. 2740 cod. civ.

[5] Cfr. Trib. di Padova, 18.2.14.

[6] Art. 545 c. 3 cod. proc. civ.

[7] Art 545 c. 5 cod. proc. civ.

[8] Ai sensi dell’art. 9 L.898/70.


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