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Promessa di donazione: come renderla valida

29 Novembre 2022 | Autore:
Promessa di donazione: come renderla valida

Se il compromesso di donazione è nullo, si può ottenere lo stesso risultato apponendo alla donazione una condizione, un termine o un modus. 

Il compromesso, ossia l’accordo con il quale una parte si impegna a trasferire a un’altra la proprietà di un immobile, non ha valore se oggetto del contratto è una donazione. La promessa di una donazione non è valida e, pertanto, non ha alcun valore vincolante. Questo perché, secondo il nostro ordinamento, la donazione è caratterizzata da uno spirito di generosità e altruismo che non sopporta imposizioni, neanche se provenienti dallo stesso donante che se n’è fatto carico in precedenza. Ad esempio, il documento con cui un padre si impegna a trasferire ai figli, prima della sua morte, il proprio patrimonio, stabilendo così in anticipo come debba essere effettuata la ripartizione dei relativi beni non ha effetti giuridici. Sicché egli, al momento opportuno, potrebbe anche disattendere l’impegno assunto e assumere una diversa volontà. 

Ma allora – verrà da chiedersi – come rendere valida una promessa di donazione? Sicuramente, il metodo più semplice e immediato è di procedere direttamente alla donazione. La donazione è un atto “contestuale”: ha valore solo nel momento stesso in cui viene eseguita, senza che possano rilevare precedenti vincoli contrattuali.

Esistono però altri tre modi per rendere valida la promessa di donazione. Per aggirare il problema della nullità del preliminare di donazione, raggiungendo così lo stesso risultato, si potrebbe apporre alla donazione una clausola con cui si inserisce:

  • una condizione;
  • un termine;
  • o un modus.

Attraverso queste clausole, apposte alla donazione, si può posticipare la validità della donazione o dar rilievo ad alcuni motivi individuali del donante che giustificano la donazione. Per comprendere meglio di cosa si tratta dovremo trattare tali temi separatamente. 

Donazione sottoposta a condizione

Si può sottoporre alla donazione una condizione. La condizione può essere di due tipi:

  • condizione sospensiva;
  • condizione risolutiva.

Con la condizione sospensiva si subordina il prodursi degli effetti della donazione al verificarsi di un evento futuro e incerto. Ad esempio, il padre dona al figlio il proprio immobile ove esercita l’attività di medico a condizione che questi prenderà la laurea in medicina. Se l’evento posto nella condizione non si verifica, la donazione non ha luogo.

Con la condizione risolutiva invece si realizza subito il trasferimento della proprietà tipico della donazione ma si stabilisce che questa perderà efficacia al verificarsi di un evento futuro e incerto. Ad esempio, il padre dona al figlio la propria casa a condizione che questi non trovi un lavoro che gli consenta di pagare un mutuo; se tale evento si verificherà, la donazione perde automaticamente efficacia e il bene torna nella proprietà del donante.

Attenzione: sia nel caso di donazione sospensiva che risolutiva, l’evento deve essere lecito. Non si può ad esempio subordinare l’efficacia di una donazione al compimento di un reato (ad esempio, ti dono un bene se ucciderai Tizio) o di un atto che vincoli la libertà del donatario (ad esempio, ti dono un bene se ti sposerai con Caia, ecc.).

Donazione sottoposta a termine

La clausola del termine apposta alla donazione funziona nello stesso modo della condizione con l’unica differenza che, in tal caso, l’evento futuro a cui si subordina l’efficacia della donazione è certo nel suo verificarsi (nella condizione invece era incerto).

Il termine quindi può essere:

  • iniziale;
  • finale.

Con il termine iniziale il donante indica un momento, futuro e certo nel suo verificarsi, a partire dal quale la donazione avrà effetto. Ad esempio, ti dono una casa ma la donazione avrà efficacia a partire tra due anni esatti.

Con il termine finale, al contrario, si dispone la cessazione degli effetti della donazione al verificarsi di un evento futuro e certo. Ad esempio, ti dono la mia casa fino a quando avrai 35 anni; al compimento di tale età, dunque, la donazione perderà efficacia e il bene tornerà al donante. 

Promessa di donazione: quando ha valore?

Si comprende bene che, se anche la promessa di donazione è un atto che non ha alcun valore, è possibile superare l’ostacolo stipulando direttamente la donazione ma apponendo ad essa una clausola con un termine iniziale o una condizione sospensiva. L’effetto è il medesimo, ma l’atto in questo caso è valido.

Donazione sottoposta a modus

In questo caso il donante pone, a carico del donatario, un’obbligazione (in latino “modus”). Ad esempio, il padre dona al figlio una casa con l’obbligo di ospitare la sorella tutte le volte in cui questa lo chiederà.

Il donante può prevedere, altresì, la risoluzione della donazione nel caso in cui il donatario non adempia all’obbligo impostogli.

Un altro tipico esempio.

A dona a B un immobile, disponendo che B devolva a un ente di beneficenza il 60% dei canoni di locazione che annualmente ricaverà, in caso di locazione dell’immobile o il 40% del prezzo che conseguirà dall’eventuale vendita del bene. Il donante può così perseguire una finalità ulteriore e aggiuntiva rispetto all’arricchimento del donatario inserendo l’onere nell’atto di donazione o in una scrittura privata separata.

La prestazione a carico del donatario non può mai superare il valore della donazione.



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