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News Nel 2015 anche il bancomat per gli acquisti online su internet

News Pubblicato il 30 dicembre 2014

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Il rischio di phishing sempre presente dietro la porta: la recente sentenza del Tribunale di Trento lo sanziona come “accesso abusivo a sistema informatico” e “frode informatica”.

Non ci sarà più bisogno di avere una carta di credito se si vuole fare acquisti online sui siti internet. Né di attivare una apposita carta prepagata, avendo cura di ricaricarla prima di ogni acquisto. Da marzo 2015, i consumatori che amano fare acquisti sul web (un numero sempre più in crescita, secondo e statistiche) potranno anche utilizzare il proprio bancomat, oltre ovviamente agli attuali strumenti elettronici.

La novità scatterà tra circa tre mesi, ma gli istituti di credito già si stanno attrezzando per far fronte alla valanga di domande che verranno presentate allo scoccare dell’ora “x”.

Per evitare il rischio frodi o hackeraggi, la procedura non prevede alcun inserimento di numero di carta, PIN o codici di sicurezza. Tutto sarà gestito dalla propria banca al cui sportello basterà rivolgersi per chiedere l’attivazione della propria carta bancomat per comprare online.

Una volta attivata, dall’istituto di credito, la “funzione web” sul bancomat non sarà necessario digitare il proprio PIN, ma al momento dell’acquisto si verrà reindirizzati al sito della banca. Qui verranno effettuate le verifiche di sicurezza e, in ultimo, scatterà il via libera all’acquisto. Gli ideatori del sistema tranquillizzano i più preoccupati: “anche se un eventuale hacker venisse in possesso del nostro numero identificativo della carta bancomat, non verrà compromessa in alcun caso la sicurezza della carta”.

Il rischio di phishing resta, comunque, il più temuto da chi naviga ed è esperto dei rischi della rete: la capacità di clonare le homepage ufficiali delle banche è diventata ormai un’ “arte” sempre più comune. Con lo scopo, poi, di far inserire, all’ignaro utente che vi approda tramite il classico link ricevuto per email, le proprie credenziali di accesso. Le quali vengono poi utilizzate illegittimamente dall’hacker per prosciugare il conto o la carta.

Eppure riconoscere un sito sospettato di phishing è molto semplice. Basterebbe verificare che, sulla barra degli indirizzi del proprio browser sia presente l’icona a forma di lucchetto o che l’url (l’indirizzo a cui si è collegati) inizi con la matrice https://, che è il protocollo di sicurezza usato per i siti sicuri e certificati. Se vuoi approfondire questo argomento, clicca su “Come riconoscere un sito di phishing e quando la banca deve il risarcimento”.

Di recente, il tribunale di Trento [1] è intervenuto nel definire i reati integrati in caso di phishing. Il reato di phishing si suddivide in due fasi: la prima è volta ad “ottenere illecitamente i dati personali o le credenziali della persona offesa”, spesso tramite e-mail inviate da un mittente fittizio; la seconda, invece, è “caratterizzata dall’illecito utilizzo dei dati ottenuti da parte dell’agente”, che si introduce nel servizio di “home banking della vittima per effettuare operazioni di prelievo o bonifico on-line non autorizzate”, o per effettuare ricariche telefoniche on-line. Tale comportamento, non essendo previsto espressamente da una norma del codice penale, viene ricondotto di norma ai reati di accesso abusivo ad un sistema informatico e frode informatica [2].

Cosa (e “se”) si rischierà utilizzando il servizio bancomat mentre si acquista online sarà solo il tempo a dirlo. Le tecniche dei criminali informatici si evolvono con il tempo, aiutate, però, anche da una buona dose di inesperienza e leggerezza degli utenti.

note

[1] Trib. Trento, sent. n. 520/14 del 19.06.2014.

[2] Artt. 615-ter e 640 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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