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Come funzionano i nuovi voucher

28 Novembre 2022 | Autore:
Come funzionano i nuovi voucher

Il tetto passa da 5mila e 10mila euro annui per ciascun dipendente, con limiti rispetto alla grandezza dell’azienda. I sindacati, però, sono preoccupati.

Tra le tante novità introdotte dalla bozza della Manovra di bilancio approvata dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana, che mette mano a importanti e pratiche misure, come il tetto al contante, le pensioni, il regime fiscale e tanto altro, ce n’è una che riguarda da vicino i settori alberghiero e agricolo. Dopo la loro cancellazione nel 2017 dall’allora Governo Gentiloni, con la legge di Bilancio 2023 riprendono vita i fantomatici voucher, i buoni lavoro con cui il datore potrà pagare (quasi senza impegno) i propri dipendenti fino ad un tetto massimo di 10mila euro all’anno.

Le novità introdotte dalla Manovra di bilancio – rispetto al precedente regime che regolava questo metodo di pagamento già rivelatosi fallace, così com’era stato previsto – riguardano alcuni divieti per le imprese che potranno utilizzare i voucher e l’innalzamento dell’importo, che da 5mila passa a 10mila euro annuali, mentre ciascun lavoratore può ricevere dallo stesso utilizzatore fino a 2.500 euro.

Inoltre, non si tornerà più al vecchio sistema cartaceo secondo il quale il datore di lavoro dava i buoni in mano al dipendente che doveva andare a farseli cambiare (ad esempio in tabaccheria), ma la gestione e la retribuzione avverrà tramite sistema telematico Inps. La retribuzione avverrà tramite il libretto famiglia per i lavori domestici, di assistenza e di cura, o per le lezioni private, mentre per gli utilizzatori imprese tramite il contratto di prestazione occasionale: il voucher, infatti, non dovrebbe essere il pagamento per una mansione stabile, ma per lavori saltuari. Nella pratica, come già avvenuto in passato, il rischio è quello che i datori di lavoro tornino a retribuire con i buoni anche i propri dipendenti stabili.

Potranno utilizzare questa metodologia di pagamento tutti i datori di lavoro che hanno fino ad un massimo di 10 dipendenti stabili (modificando l’originario limite di cinque), mentre non è previsto alcun limite per gli alberghi e le «strutture ricettive che operano nel settore del turismo».

Un altro settore che potrà avvalersi di questo strumento è quello agricolo che impiega:

  • operai agricoli stagionali;
  • lavoratori pensionati;
  • lavoratori sotto i 25 anni;
  • lavoratori disoccupati;
  • lavoratori percettori di misure di sostegno al reddito (come, ad esempio, la cassa integrazione).

Nello specifico, la norma inserita nella bozza di Manovra prevede che i voucher possano essere utilizzati per pagare chi ha svolto un lavoro occasionale «nell’ambito delle attività agricole di carattere stagionale per un periodo non superiore a 45 giorni nel corso dell’anno solare», calcolando che per ogni giornata lavorativa vanno corrisposti almeno tre buoni lavoro.

Si sono dette preoccupate dalla possibile reintroduzione dei voucher diverse sigle sindacali. A spiegare bene le proprie ragioni è la Filcams Cgil, da sempre contraria alla reintroduzione dei voucher, reputati uno strumento dannoso per il comparto del turismo e del lavoro domestico.

«Nonostante anni di battaglie, la raccolta di più di un milione di firme per il referendum abrogativo del 2016 e l’abrogazione nel 2017, si torna nuovamente a parlare dei buoni lavoro, come ricetta salvifica, ma forse solo per abbattere il costo del lavoro per le aziende». «I voucher incentivano il lavoro irregolare, nascondono il nero e non riducono la precarietà così come dimostrato in tanti anni di utilizzo e sfruttamento – sottolinea la Filcams Cgil Nazionale – ma soprattutto, non è la loro assenza che ha determinato una diminuzione di personale, ma condizioni di lavoro e di salario che continuano a peggiorare e non sono più accettabili».

«La volontà di estendere l’utilizzo ha solo il rischio di produrre un effetto sostitutivo: dal lavoro contrattualizzato – dove sono già presenti strumenti di flessibilità e contratti stagionali comunque ancorati alla disciplina dei Contratti Nazionali di Lavoro – ad un lavoro precario sotto il profilo dei diritti, delle tutele, del salario e dei contributi previdenziali. In questa fase difficile, in cui il settore del turismo, così come molti altri, cerca di uscire dalla crisi prodotta da tanti mesi di emergenza sanitaria, c’è bisogno di politiche e piani di sviluppo più lungimiranti, non di un ritorno al passato che alimenta l’illegalità e abusa di una flessibilità negativa. Formazione professionale, assunzioni stabili e buona occupazione: abbiamo bisogno di interventi per favorire un lavoro regolare, dignitoso e sicuro – conclude l’organizzazione sindacale – mettendo insieme tutte le forze coinvolte per poter tornare a rilanciare la nostra economia e ridare futuro al Paese».



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