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Il medico di base è obbligato a fare la visita domiciliare?

30 Novembre 2022 | Autore:
Il medico di base è obbligato a fare la visita domiciliare?

Quando si può pretendere di non andare in ambulatorio per essere assistiti dal dottore? Cosa rischia quest’ultimo se rifiuta la visita?

Sentirsi male è un dato oggettivo. Che il problema sia urgente, invece, non sempre lo è. Ci sono delle situazioni in cui un problema di salute mostra un’evidente emergenza: un paziente che non respira o che fa seriamente fatica a respirare, che accusa un forte dolore al petto e al braccio sinistro e fa pensare ad un infarto in corso, che è caduto e non riesce a muovere più gli arti, che ha un’emorragia, ecc. In casi come questi, chiamare un’ambulanza è la scelta più adeguata: saranno, poi, i sanitari a valutare se è il caso di effettuare il trasporto in ospedale. Se, invece, si tratta di un malessere non così grave da telefonare al 118 ma nemmeno da trascurare, si può chiamare il medico curante? E, arrivato il caso, il medico di base è obbligato a fare una visita domiciliare?

Per logica, ogni medico di famiglia dovrebbe conoscere i suoi assistiti al punto da capire, quando arriva una telefonata da uno di loro, se sia il caso di muoversi, di dirgli di chiamare un’ambulanza oppure di prescrivergli al telefono un farmaco e dirgli che effettuerà una visita a casa o in ambulatorio appena sarà possibile. Ma è il rifiuto di recarsi nel domicilio del paziente quello che può essere contestato in certe situazioni, come ha stabilito recentemente la Cassazione. Vediamo perché.

C’è l’obbligo di visita domiciliare?

L’Accordo collettivo nazionale, firmato con il ministero della Salute, stabilisce che il medico di base è tenuto a visitare gratuitamente i suoi assistiti a domicilio quando c’è la richiesta del paziente e quando le condizioni di quest’ultimo impediscono un suo trasferimento in ambulatorio.

Di norma, la visita deve essere fatta nella stessa giornata in cui il dottore è stato chiamato, ma solo a condizione che la telefonata sia stata fatta entro le dieci del mattino (e salvo, ovviamente, i casi di urgenza e indifferibilità della visita). Se invece, la richiesta di visita domiciliare viene presentata dopo quell’ora, il medico potrà presentarsi al domicilio del paziente entro le ore 12 del giorno successivo. L’accordo riconosce ampia discrezionalità al medico di famiglia, anche in base alle richieste che riceve e alle visite ambulatoriali da effettuare.

Il medico curante, però, deve recarsi nel domicilio del paziente nel caso in cui si tratti di un problema urgente in base ai sintomi che gli sono stati descritti per telefono. Potrà anche, eventualmente, chiedere a chi ha fatto la telefonata di chiamare un’ambulanza se avverte che la situazione è di particolare gravità, al punto di non far perdere ulteriore tempo.

Ad ogni modo, la valutazione del medico è di sua esclusiva responsabilità, se tale scelta si rivela sbagliata e, in condizioni di gravità e improrogabilità della visita, egli non si reca presso il luogo ove si trova l’ammalato, ne potrebbe rispondere in sede penale. Il capo di imputazione, in questi casi, è il rifiuto di atti d’ufficio. Il reato scatta anche se il paziente è ricoverato presso una casa di cura.

Visita domiciliare: che succede nel fine settimana?

Nella giornata di sabato, il medico di base non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale, ma è obbligato ad eseguire le visite domiciliari richieste entro le ore dieci dello stesso giorno, nonché‚ quelle eventualmente non ancora effettuate, richieste dopo le ore dieci del venerdì.

La stessa regola è valida nei giorni prefestivi, con l’obbligo, però, di effettuare attività ambulatoriale per i medici che in quel giorno la svolgono ordinariamente al mattino.

Cosa rischia il medico che non fa la visita domiciliare?

La Cassazione [1] ha recentemente condannato un medico di base per il citato reato di rifiuto di atti d’ufficio, poiché ha respinto la richiesta di visita domiciliare a un’anziana signora che, bloccata da una frattura, aveva gravi difficoltà respiratorie.

Questo caso serve a spiegare il ragionamento della Suprema Corte, che ricorda come la necessità e l’urgenza di effettuare una visita domiciliare sia rimessa alla valutazione discrezionale del medico, sulla base della propria esperienza ma non possa prescindere dalla conoscenza del quadro clinico del paziente, acquisita attraverso la richiesta di indicazioni precise circa l’entità della patologia dichiarata. Se tale quadro clinico – si legge ancora – impone al medico di recarsi immediatamente al domicilio del paziente, la mancata visita è ingiustificata e il medico risponde del reato in questione.

Il rifiuto o l’omissione di atti d’ufficio, conclude la Cassazione, ha natura di «reato di pericolo» che scatta al semplice rifiuto, a prescindere dalle conseguenze che poi possa avere sul paziente. La denuncia, quindi, può scattare se il sanitario non ha voluto recarsi dal malato esponendolo, in questo modo, a un pericolo serio.


note

[1] Cass. sent. n. 45057/2022 depositata il 25.11.2022.


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