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Diffida ad adempiere: la clausola “entro e non oltre il…” ha davvero significato?

16 Marzo 2015


Diffida ad adempiere: la clausola “entro e non oltre il…” ha davvero significato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Marzo 2015



Termine essenziale ad adempiere: si tratta di una locuzione di stile o ha effetti giuridici?

Quante volte, ricevendo una lettera di diffida da parte di un creditore o di un avvocato, vi avete trovato l’intimazione “entro e non oltre il giorno…”: termine entro il quale vi si chiede una somma di denaro, una prestazione materiale o un comportamento particolare. Cosa significa questa espressione? Ha davvero un effetto vincolante o è solo una clausola di stile?

Dobbiamo innanzitutto fare una premessa. Con la cosiddetta diffida ad adempiere, la legge riconosce al creditore di una prestazione una sorta di diritto di autotutelarsi: in pratica, questi è libero di assegnare alla controparte, già inadempiente, un termine ultimo (cosiddetto “termine essenziale”) entro cui eseguire o consegnare la prestazione (non inferiore a 15 giorni, anche se, in base alla natura dell’obbligazione, la giurisprudenza ritiene possa essere anche inferiore). In difetto di ciò, il contratto si considererà automaticamente risolto (ossia sciolto). In buona sostanza, in questo modo, si evita di dover andare dal giudice a chiedere una sentenza che sciolga le parti dagli obblighi contrattuali.

Ecco che, allora, è molto importante comprendere il significato della formula “entro e non oltre il…” eventualmente contenuta in una diffida ad adempiere: il problema che ci si pone, infatti, è se tale termine possa considerarsi come volontà di assegnare alla controparte inadempiente il predetto “termine essenziale” oltre il quale il contratto si considera risolto.

La questione ha sollevato non pochi dubbi in passato, come attestato dalla copiosa giurisprudenza sul punto. Ma le aule di tribunali hanno, sul punto, manifestato un orientamento ormai univoco: l’espressione “entro e non oltre il…” sarebbe da intendere come una semplice locuzione di stile e, quindi, insufficiente a rendere essenziale, definitivo e improrogabile il termine cui si accompagna. Insomma, la locuzione in commento servirebbe solo a indicare una data, senza alcun significato di indifferibilità [1].

Questo significa, in pratica, che se il destinatario della diffida non adempie in detto termine, la controparte non potrà ritenere automaticamente risolto il contratto.

La Cassazione, in passato [2], ha precisato a riguardo che il carattere essenziale del termine deve risultare da inequivoca ed espressa manifestazione di volontà formulata dal creditore nella diffida; non può quindi desumersi da formule di stile se non sono accompagnate da altri dati che esplicitamente o implicitamente rivelino che il soggetto interessato non ha più interesse all’adempimento della prestazione dopo il termine indicato.

Ad esempio, la clausola “entro e non oltre il…” dovrà essere coordinata con quei comportamenti che facciano emergere l’essenzialità del termine. Si pensi al compratore che, dopo la conclusione del contratto, insistentemente chieda al venditore la consegna entro (e non oltre) il termine prefissato, ed il venditore confermi che la consegna avverrà entro (e non oltre) il suddetto termine. Qui l’utilizzo congiunto dell’espressione “entro e non oltre il…” porterà a considerare il termine previsto dalle parti come essenziale.

note

[1] Cass. sent. n. 21838 del 25.10.2010.

[2] Cass. sent. n. 1537/1996.

Autore immagine: 123rf com


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