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Il Decreto anti rave party cambia di nuovo

29 Novembre 2022 | Autore:
Il Decreto anti rave party cambia di nuovo

Giulia Bongiorno ha presentato degli amenti per modificare la norma anti rave party e renderla più specifica, indirizzando il suo raggio di azione.

In questi giorni di Manovra, di Consiglio dei Ministri, di bozze e discussioni, il Decreto anti rave party che tanto ha fatto parlare solo una manciata di settimane fa, sembra già essere un lontano ricordo. E invece, si tratta di un provvedimento che è ancora tutto da definire, visto la fallace formulazione iniziale approvata dal Governo nel primo decreto legge dell’Esecutivo Meloni.

L’ipotesi di punire l’«invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico, o l’incolumità pubblica o la salute pubblica», così come formulata dal Governo, ha fin da subito fatto emergere numerose criticità. Lo scopo delle modifiche di cui si sta discutendo ora, basate sulle mozioni presentate durante le audizioni al Senato in commissione Giustizia, e presentata sotto forma di emendamenti dalla presidente della Commissione e relatrice sul provvedimento, la senatrice Giulia Bongiorno, hanno proprio lo scopo di circoscrivere l’area di rilevanza penale delle condotte illecite, che attualmente rischierebbero di punire tante altre attività che nulla hanno a che fare con i rave party.

Riassumendo, gli emendamenti presentati servono a colpire solo i raduni:

  • o le manifestazioni che si incentrino sulla musica;
  • che siano collegati allo spaccio;
  • che siano pericolosi (o corrano il rischio di esserlo) per l’ordine pubblico.

Così come modificata, la nuova fattispecie di reato in questo caso – e finalmente – non rischierebbe di punire, ad esempio, le manifestazioni studentesche con più di 50 partecipanti, come al contrario poteva accadere con l’iniziale formulazione del decreto.

La norma anti rave come oggi formulata punisce i raduni illegali, ossia tutti quelli a cui partecipano più di 50 persone, occupando abusivamente terreni o edifici per organizzare eventi dai quali può derivare pericolo «per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica». Ad essere puniti sono tanto gli organizzatori quanto i semplici partecipanti: i primi con la reclusione da tre a sei anni (e con la multa da 1.000 a 10mila euro), i secondi con pena diminuita. La norma prevede anche la confisca delle cose utilizzate per commettere e organizzare l’invasione arbitraria.

Secondo Bongiorno, invece, la nuova norma deve andare a colpire specifici raduni (che abbiano a che fare con musica, droga e pericolo sociale, per l’appunto) e non indiscriminatamente tutte le riunioni non autorizzate.

Importante novità proposta è quella di cancellare il riferimento al numero dei partecipanti e la collocazione della nuova norma penale all’interno del Codice Antimafia. La pena, in ogni caso, anche nella proposta di Bongiorno resterebbe piuttosto pesante: da un minimo di tre a un massimo di sei anni di detenzione, proseguendo sulla strada della possibilità di autorizzare le intercettazioni.

Per il Pd, in ogni caso, gli interventi migliorativi non bastano: la norma anti rave non può essere corretta essendo sbagliata nelle sue fondamenta. Per questo i dem hanno presentato un emendamento integralmente soppressivo. La proposta del Terzo Polo, invece, è quella di sostituire il reato (ritenuto un «obbrobrio scritto dal Governo») con un illecito amministrativo con una fattispecie ritagliata sui rave e «non indeterminata come quella contenuta nel decreto», che garantisce alle forze di polizia la facoltà di ordinare lo sgombero e la confisca del materiale utilizzato.

Bongiorno ha proposto anche modifiche all’articolo sulla concessione dei benefici carcerari ai condannati per reati ostativi che non collaborano con l’autorità giudiziaria e le forze di polizia: si tratta di provvedimenti piuttosto tecnici, che hanno lo scopo di semplificare e sveltire il processo (come, ad esempio, la possibilità concessa al pm di collegarsi in udienza da remoto nei procedimenti per l’approvazione del beneficio).



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1 Commento

  1. La toppa peggio del buco! Quindi, prossimamente, la vedo dura per gli artisti che vorranno esibirsi in concerto, almeno sulla base delle corbellerie legiferande

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