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Come stabilire la responsabilità di un incidente stradale

30 Novembre 2022 | Autore:
Come stabilire la responsabilità di un incidente stradale

Sinistri stradali: come dimostrare che la colpa dell’incidente è dell’altro automobilista?

A prima vista potrebbe apparire facile stabilire la responsabilità di un incidente stradale: basta verificare chi ha violato il Codice della strada e chi invece lo ha rispettato. Ma non è così. Innanzitutto perché non è agevole la ricostruzione delle rispettive colpe ex post, dopo cioè che l’infrazione è stata commessa. In secondo luogo perché il semplice fatto di aver trasgredito il Codice non basta per accordare automaticamente all’altro conducente il diritto al risarcimento se quest’ultimo, pur potendo prevedere l’altrui violazione, non ha fatto di tutto per evitare l’impatto. Tanto per fare un esempio, il fatto di avere la precedenza non autorizza l’automobilista a impegnare l’incrocio pur accorgendosi che un altro veicolo si sta avvicinando ad esso a velocità elevata. 

Ecco perché, quando non si riesce a stabilire con certezza la responsabilità di un incidente stradale si ricorre alla cosiddetta «presunzione di pari responsabilità», meglio nota come concorso di colpa. Anzi, come vedremo a breve, si parte sempre dal concorso di colpa salvo che uno soggetti coinvolti riesca a dimostrare che la responsabilità del sinistro è interamente in capo all’altro. 

Vediamo allora cosa succede in questi casi e come si ottiene il risarcimento del danno da parte dell’assicurazione con cui si è contratta la polizza Rc-auto.

Chi ha ragione in caso di incidente stradale?

Ai sensi dell’articolo 2054 del Codice civile, se si verifica un incidente stradale, si parte sempre dal concorso di colpa: si presume cioè che la responsabilità per lo scontro sia di entrambi i conducenti, al 50% ciascuno. 

Per superare il concorso, il conducente che ritiene di non avere colpe deve fornire due importanti prove:

  • deve innanzitutto dimostrare di non aver violato il Codice della strada;
  • deve inoltre dimostrare di aver fatto di tutto per impedire l’impatto e di non esserci riuscito pur usando l’ordinaria diligenza. 

La prima prova è piuttosto agevole e si può ricostruire da diversi elementi: ad esempio dalla posizione dei veicoli al momento dello scontro, dalle prove testimoniali dei presenti (anche se si tratta dei passeggeri), dal punto di contatto tra le auto, dalle eventuali multe comminate dagli agenti intervenuti e così via. A tal fine, risulteranno determinanti le rilevazioni effettuate dalla polizia e messe “nero su bianco” nel relativo verbale. 

La seconda prova è invece più difficile. La legge richiede che ogni conducente si prefiguri la possibilità che altri utenti della strada siano imprudenti e violino le norme che regolano la circolazione (ad esempio, un passante che attraversa fuori dalle strisce, un automobilista che passa nonostante lo stop o che eccede i limiti di velocità). Ciò nonostante egli deve fare di tutto per evitare incidenti anche con i più imprudenti, ponendosi nella condizione – laddove possibile – di anticiparne le condotte illecite. Questo significa che, anche se si ha la precedenza, bisogna comunque lasciar passare chi, violando il segnale stradale che gli impone di fermarsi, ha già occupato l’incrocio; significa che, anche se c’è il semaforo verde e un automobilista non vuole fermarsi al rosso, a quest’ultimo va comunque data la precedenza se, in caso contrario, si mette a repentaglio la sua sicurezza. 

Proprio perché è difficile fornire la prova di ciò, soprattutto dopo che l’incidente si è verificato, secondo la giurisprudenza è possibile avvalersi delle cosiddette presunzioni, ossia di indizi.

Di recente, la Cassazione ha fornito un importante chiarimento in merito [1]: se uno dei due conducenti si è reso protagonista di varie infrazioni, a quel punto è evidente che la responsabilità va assegnata a tavolino al veicolo in difetto. Non c’è quindi alcuna possibilità di far ricorso al concorso di colpa.

Con un gergo più tecnico, la Suprema Corte ha detto che «in caso di scontro tra veicoli, l’accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti e della regolare condotta di guida dell’altro, idonea a liberare quest’ultimo dalla presunzione di pari responsabilità, nonché dell’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, può essere effettuato acquisendo tale prova non necessariamente in modo diretto, ossia attraverso la dimostrazione della conformità del suo contegno di guida alle regole della circolazione stradale o di comune prudenza, ma anche indirettamente, ossia tramite il riscontro del collegamento dell’evento dannoso col comportamento dell’altro conducente».

Come si ricostruisce la responsabilità di un incidente stradale

Una volta chiarite le regole giuridiche che decretano la responsabilità di un incidente stradale, vediamo come materialmente ciò viene accertato. 

Il più delle volte, si ricorre alle perizie effettuate sulle auto coinvolte nell’incidente. Il punto di contatto tra queste dice molto di più di quanto può sembrare. Ad esempio, in una collisione a un incrocio, se la parte anteriore di un’auto si scontra con la parte centrale dell’altra significa che questa aveva già abbondantemente occupato l’incrocio e quindi aveva diritto a dover passare per prima. 

Rileva poi la segnaletica stradale che può essere costituita tanto dai cartelli (segnaletica verticale) quanto dalle strisce sulla strada (segnaletica orizzontale): tali elementi sono determinanti al fine di individuare la responsabilità.

Tali elementi possono essere poi convalidati da dichiarazioni testimoniali. Il conducente dell’auto non può testimoniare in proprio favore, né il CID (l’attuale CAI) ha valore vincolante per l’assicurazione. Ma la testimonianza può essere fornita da terzi spettatori o da eventuali passeggeri, a patto che non siano anch’essi feriti e non abbiano quindi interesse a un’azione di responsabilità nei confronti dell’assicurazione.

Il verbale della polizia, se intervenuta successivamente al sinistro, non fa piena prova in quanto si tratta di ricostruzioni ex post e non di fatti osservati direttamente dagli agenti. Ciò nonostante il verbale ha sempre grande valore nel convincimento del giudice.

L’assicurazione nomina di solito un perito, un proprio fiduciario interno, che verifica con apposite indagini se il sinistro è veritiero, quali sono le responsabilità e l’entità dei danni.

Se non si trova un accordo con l’assicurazione e si finisce in causa, è il giudice a nominare un proprio perito, il cosiddetto CTU («consulente tecnico d’ufficio») che effettua tali verifiche tecniche. 

Come ottenere il risarcimento dall’assicurazione?

L’automobilista che ritiene di avere le carte in regola e di riuscire a dimostrare non solo di non aver violato il Codice della strada ma di aver fatto di tutto per impedire lo scontro, può chiedere il risarcimento alla propria compagnia di assicurazioni. La richiesta viene fatta con la cosiddetta denuncia di sinistro che, per legge, andrebbe inviata entro 3 giorni dal sinistro (salvo impossibilità oggettiva, come nel caso di ricovero ospedaliero). Tuttavia, secondo la giurisprudenza, l’eventuale ritardo non pregiudica il risarcimento, salvo che sia dettato da malafede e comporti un danno per l’assicurazione. 

Una volta presentata la denuncia di sinistro, la compagnia assicuratrice mette in moto le proprie procedure interne. Viene innanzitutto nominato un commissario liquidatore a cui il danneggiato potrà rivolgersi per qualsiasi dubbio o richiesta. Il commissario individua uno o più periti per la valutazione dei danni al mezzo ed eventualmente quelli alle persone. Infine, viene formulata un’offerta transattiva. La presenza del Cid serve a ridurre i tempi massimi del risarcimento che passano da 60 a 30 giorni per i danni al veicolo e da 90 a 45 giorni per quelli fisici.

Maggiori informazioni su Come funziona il risarcimento danni da incidente stradale?


note

[1] Cass. sent. n. 34895/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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