Dal 2016, 4 mesi in più per andare in pensione

1 Gennaio 2015
Dal 2016, 4 mesi in più per andare in pensione

Previdenza: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Economia che fa slittare l’età pensionabile.

Si allunga la vita, slitta l’età pensionabile. Così, dal 2016 per ottenere la tanto attesa e agognata pensione saranno necessari 4 mesi in più di lavoro. Lo prevede il decreto del Ministero dell’Economia datato 16 dicembre 2014 e appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre. Il tutto come riforma Fornero comanda [1].

Il precedente adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi era avvenuto nel 2013. Nel 2016 invece scatterà il secondo step. In particolare:

– per le pensioni anticipate saranno necessari: per gli uomini, 42 anni e dieci mesi di contributi; per le donne 41 anni e dieci mesi di contributi;

– per la pensione di vecchiaia: gli uomini, dipendenti o lavoratori autonomi, dovranno raggiungere i 66 anni e sette mesi di età. Lo stesso vale per le donne del pubblico impiego; per le donne del settore privato occorreranno 65 anni e sette mesi, per le autonome 66 anni e un mese.

Contemporaneamente si innalzeranno i requisiti di età per le pensioni calcolate con il contributivo puri che arrivano a 63 anni e sette mesi.

Anche per coloro a cui si applica ancora il sistema delle quote, tra cui i lavoratori occupati in attività usuranti, la somma tra contributi ed età anagrafica si innalzerà di altri quattro mesi e così pure l’età minima per accedere al trattamento.

Il meccanismo spinge dunque sempre più avanti l’età della pensione. Tuttavia, in un contesto di crisi generalizzata, con disoccupazione crescente, specie tra i giovani, con il Pil vicino allo zero o negativo, l’equilibrio dei conti e l’equilibrio sociale diventano pesanti da sostenere. I lavoratori che dovessero perdere il lavoro essendo avanti negli anni rischiano di non avere un sostegno per lungo tempo; le aziende non hanno strumenti “normativi” per accompagnare la staffetta giovani-anziani. In questo contesto, forse, un aiuto potrà arrivare dal decreto attuativo del Jobs act, se si renderà flessibile il passaggio di mansioni per coloro che sono vicini alla pensione, contemperando le esigenze dell’impresa e del lavoratore.
Queste variabili, la difficile situazione occupazionale e la crisi economica, rendono delicato il sistema e complicano eventuali interventi di riforma alla luce degli effetti sui conti pubblici.
Nel frattempo, i lavoratori devono scontare non solo l’innalzamento dei requisiti, ma anche la rivalutazione negativa sui montanti contributivi.


note

[1] Dl 201/2011, convertito nella legge 2014/2011.

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube