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Così smartphone e pc nuovi ai deputati li pagano i cittadini

30 Novembre 2022 | Autore:
Così smartphone e pc nuovi ai deputati li pagano i cittadini

Arriva l’ennesimo schiaffo ai cittadini: è stato aumentato del 120% il rimborso spese tecnologiche per i deputati che dal 2.500 passa a 5.500 per legislatura.

Natale si avvicina e quest’anno – o meglio, anche quest’anno – ci saranno famiglie costrette a rinunciare all’acquisto del regalo desiderato dal figlio, alla sfarzosa cena di Natale che si aspetta tutto l’anno, a tenere i costi bassi. Quest’anno, sarà un Natale più magro per molti, qualcuno non potrà permettersi di andare a trovare la famiglia lontana, qualcuno dovrà lavorare per un po’ di soldi extra. Del resto, che sia un periodo difficile per molte famiglie italiane non è certo un segreto: l’inflazione e il carovita sono un cappio sempre più stretto e soffocante.

Eppure, come sempre, non è così per tutti. Proprio mentre le famiglie centellinano i soldi da spendere, i deputati dal Governo Meloni hanno deciso di raddoppiarsi il rimborso spese per l’acquisto di materiale tecnologico. Evidentemente, i 5mila euro di indennità al mese (ai quali si aggiungono la diaria di 3.502,11 euro, il rimborso spese di mandato pari a 3.690 euro, il rimborso spese telefoniche di 1.200 euro annui e il rimborso trimestrale per i trasporti che va da 3.323,70 a 3.395,10 euro) non erano sufficienti. E neppure i 2.500 euro già previsti dalla precedente legislatura proprio per questo genere di rimborso.

Nelle scorse ore, ha fatto discutere la notizia riportata da Repubblica di un «bonus di Natale per i deputati», modo provocatorio per definire il rimborso relativo all’acquisto di dispositivi tecnologici, ora aumentato al 120% rispetto a quello che era stato stabilito nel 2018. Si tratta di un rimborso già esistente da tempo, il cui importo è però stato aumentato dal Collegio dei questori di Montecitorio, che ha ufficialmente lo scopo di «curare il buon andamento dell’Amministrazione e di elaborare annualmente il progetto di bilancio interno».

La scusa avanzata dalla stessa Camera per giustificare questa inaccettabile decisione è quella di consentire l’aggiornamento tecnologico nell’ambito delle dotazioni d’ufficio. Ovvio che l’importo sia aumentato, verrebbe da dire, considerato che tutti i parlamentari hanno sempre smartphone e pc di ultima generazione ultra costosi. Ma perché questa scelta deve ricadere sui cittadini, che sono così costretti a pagare i capricci tecnologici dei parlamentari?

Nella scorsa legislatura, l’acquisto di nuovi dispositivi informatici poteva essere rimborsato fino a 2.500 euro per ciascun deputato. Ora, proprio mentre l’inflazione tartassa i cittadini che in alcuni casi a stento riescono a portare il pane in tavola e tengono il riscaldamento al minimo (se non addirittura spento) per paura di non riuscire a pagare la bolletta, i deputati del Governo Meloni hanno deciso di aumentare il rimborso a 5.500. Oltre il doppio di quello stabilito dal Governo Conte. Viene da chiedersi: quanti dei nostri lettori hanno tecnologia tanto costosa?

Da fonti della Camera è arrivato  il tentativo (fallito) di calmare le acque: «In riferimento all’articolo di stampa odierno sul presunto ‘regalo di Natale ai deputati’, si precisa che, nel provvedimento citato, non vi è alcun aumento di spesa né un bonus in favore dei deputati. Si tratta, infatti, di una rimodulazione delle dotazioni già spettanti ai deputati per la gestione delle attività di ufficio».

«In base alla precedente disciplina, infatti, i deputati, nell’arco della legislatura, potevano chiedere un rimborso per l’acquisto di beni informatici e forniture di cancelleria per un valore pari a quello previsto dalla nuova disciplina che si limita ad aumentare la flessibilità delle dotazioni, consentendo di rafforzare la componente informatica rispetto all’utilizzo del materiale per lo più cartaceo».

«La ragione di tale intervento, come è evidente per ciascuno di noi, risiede nei cambiamenti che interessano il modo in cui si svolgono le attività di ufficio, in generale. Ciò è ancora di più valido per l’esercizio del mandato parlamentare e delle modalità di svolgimento delle attività istituzionali, che sempre più passano attraverso i dispositivi elettronici, si pensi alla fase istruttoria in Commissione, gestita e ordinata quasi totalmente attraverso procedure digitalizzate». «In conclusione -specificano fonti di Montecitorio- non vi è dunque alcun aumento del rimborso, ma si tratta esclusivamente di una rimodulazione e di un aggiornamento delle dotazioni, dovuti all’innovazione tecnologica e al conseguente cambiamento delle modalità attraverso le quali viene esercitato il mandato parlamentare».

Che si parli di aumento o si usi il sinonimo «rimodulazione», il concetto è sempre lo stesso: spetterà ai cittadini pagare sempre di più, favorendo chi già percepisce un’irraggiungibile indennità mensile.



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