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Manovra in Parlamento: la corsa contro il tempo di Meloni

30 Novembre 2022 | Autore:
Manovra in Parlamento: la corsa contro il tempo di Meloni

Manca un mese alla scadenza del tempo disponibile per approvare la Legge di Bilancio e Meloni dà indicazioni ai suoi per sveltire i tempi.

La bozza della Manovra c’è. Le critiche, le opposizioni, gli emendamenti pure. Sembra il normale decorso del dibattito per l’approvazione della Legge di Bilancio, cosa che effettivamente è. Se non fosse che i tempi non sono quelli consueti: il Governo Meloni, infatti, ha a disposizione poco più di una ventina di giorni per approvare la Manovra finanziaria, che deve fare capolino sul tavolo entro il 31 dicembre 2022, per essere presentata all’Unione Europea in tempo.

«Dobbiamo approvare la legge di bilancio e i decreti nei tempi previsti: è importante che in Aula non si vada in ordine sparso…» Giorgia Meloni non vuole perdere tempo sulla manovra e detta i tempi nel corso dell’incontro pomeridiano a Palazzo Chigi con i capigruppo delle forze politiche di maggioranza. La presidente del Consiglio chiede ai partiti che sostengono il suo esecutivo di serrare i ranghi: l’obiettivo prioritario è scongiurare l’esercizio provvisorio e garantire alla manovra – che intanto ha ricevuto il via libera della Ragioneria di Stato – un percorso tranquillo e senza intoppi. «Quella di oggi è stata una riunione molto tecnica, di metodo: bisogna evitare che i decreti in arrivo rallentino il percorso della legge di bilancio», dicono all’Adnkronos fonti di maggioranza al termine dell’incontro. Per questo, sottolineano le stesse fonti, è stato deciso di contingentare gli emendamenti segnalati, che saranno circa 400, e di fissare un coordinamento dei capigruppo di maggioranza: la prossima settimana infatti è previsto un nuovo vertice di maggioranza con Meloni. In Commissione Bilancio dovrebbe essere audito a breve il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Tutti i partecipanti alla riunione di oggi danno il senso dell’urgenza. «C’è piena coesione della maggioranza e convergenza sui temi, l’esercizio provvisorio sarebbe una sciagura e noi non vogliamo correre questo rischio, essendoci tempi molto brevi», afferma Tommaso Foti, capogruppo di Fdi alla Camera, uscendo da Palazzo Chigi. «I tempi sono quelli che sono – spiega – e tutti siamo d’accordo su una autolimitazione auspicabile» degli emendamenti. «Sulla legge di bilancio porteremo migliorie, ma niente di stravolgente, perché il testo già risponde alle nostre richieste», le parole del presidente dei deputati leghisti, Riccardo Molinari.

Il capogruppo azzurro a Montecitorio Alessandro Cattaneo parla di «clima costruttivo» e a chi gli chiede di un possibile contingentamento degli emendamenti da presentare alla manovra, risponde: «Gli emendamenti non si contano ma si pesano». Dello stesso tenore le parole della collega senatrice Licia Ronzulli, la quale però nega che dalla premier sia arrivata una richiesta per ridurre il numero degli emendamenti e annuncia che le proposte di modifica di Forza Italia verteranno «sulla decontribuzione delle assunzioni dei giovani e sulle pensioni». «È stato un lavoro proficuo che dimostra ancora una volta la compattezza della maggioranza. Con il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia abbiamo individuato il calendario perché la legge di bilancio possa essere approvata entro il 31 dicembre”, spiega invece il capo politico di Noi Moderati, Maurizio Lupi.

Prima del summit di maggioranza è l’incontro con la delegazione del Terzo Polo, guidata da Carlo Calenda, a scandire la giornata di ieri di Meloni. Il leader di Azione – che è stato ricevuto a Palazzo Chigi per un’ora e mezza circa – esce soddisfatto dalla sede della Presidenza del Consiglio, dopo aver illustrato le proposte del suo partito sulla manovra. E spende parole al miele per la premier: «è stato un incontro molto positivo, nel merito. Abbiamo trovato una controparte molto preparata, la Meloni molto preparata. Abbiamo trovato molte aperture, da approfondire».

«Abbiamo trovato un ascolto positivo del governo su come implementare meglio» alcune misure della manovra, prosegue l’ex titolare del Mise, assicurando che da parte di Meloni «non c’è stata nessuna richiesta di fare da stampella» al Governo. Sulla manovra, precisa Calenda, «una collaborazione in Parlamento c’è, perché è nei fatti. Ma se si parla di un voto di fiducia allora no. Ci siamo impegnati a non fare ostruzionismo per mandare sotto il governo». Il fondatore di Azione riserva una stoccata sia a Forza Italia che alle forze di opposizione che hanno deciso di protestare contro la legge di bilancio: «Se noi facessimo per una volta nella vita una roba normale. Se i partiti di governo, leggi Forza Italia, invece di sabotare Meloni contribuissero a fare la manovra e l’opposizione invece di andare in piazza presentasse provvedimenti migliorativi, forse sarebbe un Paese normale. Invece continuiamo a essere un Paese machiavellico di cui non ci capisce niente».

Piccata la replica di Fi con i capigruppo Cattaneo e Ronzulli: «Capiamo la confusione di Calenda, che parla di ‘opposizioni’ come se non ne facesse parte, ma i suoi attacchi puerili a Forza Italia, saldamente e lealmente in maggioranza, non gli serviranno. Per quanto sgomiti alla ricerca di un ruolo, è condannato all’irrilevanza politica». Anche il Pd ribatte a Calenda, attraverso la vicepresidente Anna Ascani: «Calenda ha chiesto voti per Draghi, li usa per fare la stampella al governo di destra di Giorgia Meloni. È triste dover dire ‘lo avevamo detto’».



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