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Come il Governo strizza l’occhio all’evasione

30 Novembre 2022 | Autore:
Come il Governo strizza l’occhio all’evasione

Alcuni cambiamenti introdotti dal Governo Meloni rischiano pericolosamente di agevolare gli evasori fiscali: ecco come.

Si parla in questi giorni di tregua fiscale, di interesse del Governo di alleggerire il pesante macigno fiscale che pesa sulle teste dei debitori. Tradotto in parole povere, però, sono diverse le misure inserite nella Manovra fiscale che strizzano l’occhio, neanche troppo celatamente, agli evasori, nonostante quanto ripetutamente affermato non solo dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma anche dai membri della sua maggioranza.

Nessuno nega che ci siano realmente famiglie indebitatesi per la loro impossibilità a pagare le tasse. Così come nessuno nega che la percentuale di guadagno della banca per ciascuna transazione che avviene con i pagamenti elettronici sia spesso troppo alta. Resta altrettanto innegabile, però, che le soluzioni adottate dal Governo più che andare concretamente a sanare queste specifiche problematiche vanno a semplificare la vita a evasori e a chi non paga per scelta sperando nell’ennesimo condono, che puntualmente arriva (magari con nomi differenti come «strappacartelle», «scudo fiscale» o semplice «sanatoria»).

Non si può dire che l’esenzione all’obbligo del Pos per pagamenti fino a 60 euro sia una misura assunta per tutelare gli esercenti dalle commissioni delle transazioni, perché 60 euro sono davvero tanti, e le commissioni davvero piccole. Si tratta, piuttosto, di una promessa che parte del Centrodestra aveva fatto in campagna elettorale e che è stata inserita nella Manovra per accontentare gli elettori dei vincitori. Peccato che incentivare i pagamenti digitali fosse uno degli obiettivi contro l’evasione che l’Italia ha dovuto necessariamente raggiungere entro giugno per accaparrarsi i fondi del Pnrr, e che ora non può tornare indietro come se nulla fosse (ma questo sembra il Governo faccia finta di non saperlo).

Non si può dire che l’aumento del tetto al contante, portato fino a 5mila euro, (e non a 10mila solamente perché difficilmente il capo dello Stato Sergio Mattarella lo avrebbe permesso), sia una misura che va a vantaggio dei cittadini, che a stento in questo momento hanno i contanti per fare la spesa. E non si può neanche dire che sia una misura utile ai turisti, considerato che all’estero il pagamento viene effettuato quasi in automatico con carta di credito e bancomat. È una misura che va a vantaggio di chi di contanti ne ha tanti perché non li dichiara e deve trovare un modo per spenderli.

Anche nel caso della cancellazione di tutte le cartelle esattoriali non pagate fino al 2015, da un valore massimo di mille euro, non si può parlare di aiuto alle famiglie. Perché l’italiano medio che, invece, paga le tasse e non ha mai evaso un euro in vita sua, all’ennesimo condono, inizia a chiedersi se non sia meglio fare il furbo come fanno gli altri. Specialmente considerato che al Governo ora c’è chi avrebbe voluto cancellare le cartelle fino a 5mila euro e che, all’epoca del Governo Draghi, aveva proposto di fare altrettanto con i debiti fino a 10mila euro. I dipendenti, pubblici o privati che siano, le tasse le pagano anche se non hanno soldi. E perché ai cittadini onesti questi sconti non sono concessi?

Infine, non si può dire certo che la detassazione delle mance sia una misura per contrastare il nero, anzi. Sul tema, una delle analisi più semplice ed incisiva è stata fatta ieri sera Pierluigi Bersani a Di Martedì «qui in Italia le mance si pagano cash. Cosa vorrà dire che mi mettono la detassazione di una cosa che fino a qui non esiste? Vuol dire che ci infilo del nero, o un pezzo del salario, che non sviluppa contributi e quindi sto di nuovo precarizzando i camerieri».



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