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Le Guide Trust: obiettivi, scioglimento e nullità

Le Guide Pubblicato il 14 gennaio 2015

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> Le Guide Pubblicato il 14 gennaio 2015

Ecco alcuni aspetti fondamentali che è necessario valutare e definire nella fase di preparazione alla redazione dell’atto istitutivo di un trust.

Un approccio corretto alla costituzione del trust presuppone l’attenta analisi dei seguenti aspetti:

– le finalità che il disponente (o i disponenti) intende perseguire;

– la verifica che il trust sia l’unica o la migliore soluzione rispetto ad altri strumenti previsti dal nostro ordinamento;

– la scelta della legge straniera regolatrice in relazione alle finalità da perseguire;

– la previsione degli eventi successivi che possono modificare la situazione iniziale con riguardo ai soggetti coinvolti nel trust o all’impossibilità di perseguire gli scopi del trust medesimo.

Si tenga inoltre presente che il trust, nonostante mantenga uno stretto legame con ordinamenti di altri Paesi in forza della legge scelta per il suo “funzionamento”, deve comunque rispettare le norme inderogabili nonché i principi di ordine pubblico e buon costume vigenti nel nostro Paese.

Quindi è vietato utilizzarlo con finalità elusive della tutela dei creditori, delle norme in materia di successione e di quelle tributarie.

Ciò premesso, i suoi possibili campi di applicazione rimangono comunque molteplici e anzi è molto funzionale nelle seguenti circostanze:

– per regolamentare una successione ereditaria;

– per definire il passaggio generazionale alla guida di un’impresa e la sua gestione razionale ed efficiente;

– come garanzia per un prestito obbligazionario.

Pertanto, il trust consente di perseguire finalità di pianificazione patrimoniale:

– sia in ambito familiare, come strumento per l’organizzazione e/o il trasferimento del patrimonio alle generazioni successive ovvero per la tutela dei soggetti minori o disabili o ancora per l’attuazione di accordi di separazione o divorzio;

– ma anche in ambito imprenditoriale, per attuare un programma di protezione patrimoniale ovvero per dare continuità alla gestione aziendale nel trasferimento generazionale laddove non risulti applicabile il patto di famiglia (ad esempio in caso di mancanza del consenso unanime del coniuge e dei legittimari ovvero in assenza di discendenti o anche quando questi siano troppo giovani e/o non interessati a continuare l’attività imprenditoriale o ancora non sia possibile stabilire chi dovrà assumere la leadership).

Inoltre, nell’attuale contesto di crisi economica, si assiste a un frequente utilizzo del trust anche quale strumento attuativo della fase di liquidazione dell’attivo fallimentare.

Le ipotesi più frequenti riguardano il conferimento in trust delle attività residue che non è possibile monetizzare o anche dei beni dell’imprenditore che chieda l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.

In sintesi, alla luce dei suoi molteplici utilizzi con quasi tutte le tipologie di beni, è possibile considerare il trust come uno strumento flessibile di protezione patrimoniale tale da consentire di soddisfare i bisogni del disponente e della propria famiglia nel tempo e al variare delle circostanze.

Oltre alla naturale scadenza prevista dalla legge straniera scelta come legge regolatrice (ad esempio 80 anni per quella inglese), ecco di seguito altri motivi di scioglimento che possono essere individuati dal settlor (colui che ha costituito il trust):

– alcune circostanze specifiche del trust stesso come ad esempio il termine degli studi (finanziati dal trust) da parte del beneficiario;

– la rinuncia del trustee (l’amministratore dei beni in trust) senza sostituzione;

– un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Infine, il trust può sciogliersi anche per consenso unanime di tutti i beneficiari nel caso in cui il settlor abbia indicato una durata superiore alla maggiore età dei beneficiari senza però indicare un preciso evento al sopraggiungere del quale il trust si scioglie.

Quindi, se il settlor si limita a indicare una durata temporale, i beneficiari potranno sempre, raggiunta la maggiore età, chiederne lo scioglimento; invece, se il settlor indica un preciso evento al verificarsi del quale il trust può essere sciolto allora i beneficiari rimarranno comunque vincolati al verificarsi dell’evento medesimo.

Si verifica la nullità di un trust se le sue finalità sono contrarie all’ordine pubblico o a leggi imperative (ad esempio se sono in violazione delle norme sulla quota ereditaria di legittima o degli obblighi di mantenimento del coniuge separato o divorziato e dei figli).

Inoltre, è nullo il trust che preveda regole di funzionamento incompatibili o in violazione di norme inderogabili della legge straniera scelta quale legge regolatrice.

Possono anche essere nulle quelle clausole che impongono dei vincoli assoluti al trustee oppure ai beneficiari (una volta diventati titolari del bene alla scadenza del trust) sulla vendita dei beni in trust.

Da ultimo, il trust può essere ritenuto nullo (sham trust) laddove risulti che la perdita del controllo dei beni (spossessamento) da parte del disponente sia solo formale e non reale ed effettiva.


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