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L’inflazione mette a rischio il Natale

30 Novembre 2022 | Autore:
L’inflazione mette a rischio il Natale

A novembre, in Italia, l’inflazione è rimasta stabile, dopo aver raggiunto il livello più alto dal 1984 ad oggi: Coldiretti e Codacons lanciano l’allarme.

Se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, a novembre il tasso di inflazione all’11,8% è rimasto stabile, senza crescere ulteriormente dopo la stangata di ottobre. Se, invece, vogliamo vederlo mezzo vuoto, rispetto agli altri Paesi europei in Italia non vi è stato il calo del tasso che l’Eurozona aveva prospettato di ottenere.

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +8,1% per l’indice generale. Lo ha comunicato l’Istat osservando come, dopo la brusca accelerazione di ottobre, a novembre 2022 l’inflazione, che rimane a livelli che non si vedevano da marzo 1984 (quando fu +11,9%), in Italia è stabile, a differenza di altri Paesi europei che hanno registrato valori in calo.

Il tasso all’11,8% si traduce, a parità di consumi, in una stangata pari a +3.625 euro annui a famiglia. Lo afferma il Codacons, che dopo i nuovi dati diffusi oggi dall’Istat lancia l’allarme sui consumi di Natale. «A causa dei rincari dei prezzi una famiglia “tipo”, considerata la spesa totale per consumi, si ritrova a spendere oggi 3.625 euro in più su base annua – spiega il presidente Carlo Rienzi – Disastrosi i dati sugli alimentari, i cui prezzi a novembre salgono in media del 13,6%: questo significa che un nucleo con due figli, solo per mangiare, spende oggi 1.018 euro in più rispetto allo scorso anno».

«Siamo in presenza di un vero e proprio allarme sul fronte dei consumi di Natale – avvisa inoltre Rienzi – Con i prezzi a questi livelli, e con il caro-bollette che ancora incide sulle tasche delle famiglie, gli italiani saranno costretti quest’anno a tagliare la spesa per regali, addobbi, alimentari e altre voci legate alle festività, con immensi danni per il commercio e l’economia nazionale».

All’allarme lanciato dal Codacons si unisce anche Coldiretti secondo cui l’inflazione svuota le tavole del 47% delle famiglie italiane, costrette a tagliare le quantità di cibo acquistato a causa dei rincari nel carrello della spesa. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Censis in merito ai nuovi dati Istat sull’inflazione a novembre 2022 che vedono una crescita del 13,3% per i beni alimentari rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Se si considera la fascia di popolazione a basso reddito – sottolinea Coldiretti -, la percentuale di chi riduce la quantità del cibo sale addirittura al 60%.

Le rinunce, secondo Coldiretti/Censis, sono socialmente differenziate secondo una logica di «food social gap» con gli adulti e i giovani che tagliano molto più degli anziani, e i bassi redditi più che i benestanti. Peraltro, oltre sei italiani su dieci tra coloro che tagliano gli acquisti sono convinti che questa situazione durerà almeno per tutto il 2023. Nella classifica dei prodotti più colpiti dalla scure dei consumatori ci sono al primo posto gli alcolici, ai quali sono stati costretti a dire addio, del tutto o anche solo parzialmente, molti degli italiani. Al secondo posto i dolci, mentre al terzo ci sono i salumi, subito davanti al pesce e alla carne. E il carovita porta addirittura a ridurre gli acquisti di alimenti per bambini. In situazione di difficoltà i meno colpiti sono alcuni prodotti base della dieta mediterranea come frutta, verdura e pasta.



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