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Revoca della donazione: le ultime sentenze

1 gennaio 2015


Revoca della donazione: le ultime sentenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 gennaio 2015



Ingratitudine e ingiuria nei confronti del donante: non deve trattarsi di singoli episodi.

Cassazione e tribunali di primo e secondo grado si sono, di recente, pronunciati in merito ai casi in cui è possibile la revoca della donazione, casi che – per come disposto dal codice civile [1] – consentono, al donante, di ottenere la restituzione del bene donato nei confronti di:

1) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il donante o il suo coniuge o un suo discendente o ascendente;

2) chi ha accusato falsamente (calunnia accertata in un processo penale) una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni; oppure ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata poi dichiarata falsa in giudizio penale;

3) chi è colpevole di grave ingiuria verso il donante;

4) chi ha arrecato volontariamente un grave pregiudizio al patrimonio del donante;

5) chi ha rifiutato indebitamente di versare gli alimenti dovuti al donante.

Una importante precisazione: i predetti casi sono tassativi e non possono essere estesi ad altre fattispecie seppur simili [1]. Con la conseguenza che non si può avere revoca della donazione in ipotesi, per esempio, di semplice mancanza di riconoscenza da parte del donatario, oppure per il rifiuto di prestare assistenza morale e materiale al donante che ne abbia bisogno. La pronuncia di revocazione, pertanto, richiede che il donatario ometta di prestare gli alimenti al donante, obbligazione questa che presuppone la sussistenza di uno stato di bisogno [2].

Parimenti, non può revocarsi la donazione di una somma di denaro da parte dei genitori alla figlia per l’acquisto di un immobile destinato a casa familiare, qualora la donataria abbia intimato formalmente al padre di allontanarsi dal suddetto immobile a causa della sopravvenuta conflittualità tra i genitori che renda insostenibile la prosecuzione della convivenza nella stessa abitazione [3].

L’ingiuria grave che legittima la revocazione della donazione per ingratitudine deve consistere in un comportamento con il quale il donatario arrechi all’onore ed al decoro del donante un’offesa suscettibile di provocare una grave lesione al patrimonio morale della persona. Si deve trattare dell’espressione di un sentimento di avversione nei confronti del donante medesimo, tale da determinare una ingratitudine che ripugna alla coscienza comune [4].

La “ingiuria grave” deve essere connotata dalla manifestazione, nel comportamento del donatario, da un durevole sentimento di disistima delle qualità morali del donante e di mancanza di rispetto della sua dignità, contrastanti con quel senso di riconoscenza che, secondo la corrente valutazione sociale ed etica, dovrebbero inversamente improntarne l’atteggiamento [5]. Tale presupposto non può essere desunto da singoli episodi che, pur risultando di per sé censurabili, per il contesto in cui si sono verificati e per una situazione oggettiva di aspri contrasti esistenti tra le parti, non possono essere ricondotti ad espressione di quella profonda e radicata avversione verso il donante che costituisce il fondamento della revocazione della donazione per ingratitudine [6].

La domanda al giudice per ottenere la revocazione per causa d’ingratitudine deve essere proposta dal donante o dai suoi eredi, contro il donatario o i suoi eredi, entro un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione. Tale termine di un anno è fissato a pena di decadenza.

note

[1] Art. 801 cod. civ.

[2] C. App. L’Aquila, sent. n. 963/2013.

[3] Cass. sent. n. 7487/2011.

[4] C. App. Firenze sent. n. 1467 del 10.11.2009.

[5] Trib. Roma sent. n. 22492/2009.

[6] Cass. sent. n. 17188/2008.

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