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Separazione: se, nell’accordo, un solo genitore si obbliga al mantenimento dei figli

20 gennaio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 gennaio 2015



Io e mio marito ci stiamo separando: avremmo deciso, che nel caso in cui nostro figlio preferisca vivere col padre, sia questo a provvedere in via esclusiva al mantenimento del bambino visto che il suo reddito è maggiore del mio. Sarebbe possibile un accordo di questo tipo?

 

La separazione consensuale rappresenta la massima espressione del concetto di autonomia e negoziabilità dei rapporti tra coniugi.

Se da un lato, infatti, la legge sancisce il dovere dei genitori alla contribuzione al mantenimento dei figli in misura proporzionale [1], dall’altro è possibile derogare a tale principio con gli accordi di separazione (o divorzio), sempre che essi non vadano a ledere in qualche misura l’interesse del bambino ad essere mantenuto e a poter conservare un tenore di vita analogo a quello avuto prima della separazione; valutazione questa che solo il giudice potrà fare, caso per caso, sulla base degli elementi forniti.

Il giudice, infatti, ha il dovere di “prendere atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori [2]”.

Ѐ evidente, pertanto, come il dovere di mantenimento dei figli secondo il criterio di proporzionalità delle contribuzioni possa anche costituire oggetto di “diversi accordi delle parti“.

Dunque, il principio dell’autonomia dei coniugi trova dei limiti invalicabili nella salvaguardia dell’interesse dei figli, che costituisce un sostanziale elemento [3] entro il quale è consentito un incisivo sindacato del giudice e del p.m. (o solo di quest’ultimo se si scelga la separazione tramite la negoziazione assistita dagli avvocati) rispetto alle scelte effettuate dai coniugi.

Si tratta di una valutazione questa, che può incidere anche in maniera determinante sugli accordi raggiunti dalle parti, in quanto – anche qualora questi siano pienamente condivisi – i coniugi potrebbero vederli respinti nel caso in cui essi non si mostrino rispondenti alla finalità di piena tutela dei figli.

Nel caso prospettato non appare, tuttavia, ravvisabile (quantomeno dagli elementi forniti) un pregiudizio che il figlio potrebbe subire in ragione del fatto che sia solo il padre a provvedere al suo mantenimento (posta la sua condizione reddituale favorevole).

Va, tuttavia, precisato che gli obblighi di mantenimento dei genitori nei confronti della prole non sono riconducibili al solo obbligo alimentare, ma attengono anche all’aspetto abitativo, culturale, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fino a quando l’età dei figli lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, idonea a garantire tutte le necessità di educazione e di cura [4].

Dunque, gli accordi dei coniugi non possono in alcun modo eludere il dovere di mantenimento nella sua globalità, ma solo vertere sul principio di proporzionalità stabilito dalla legge; nel caso in esame, pertanto, il giudice dovrà anche valutare se la collocazione del figlio presso il padre gli garantisca le necessarie cure domestiche e di assistenza avute prima della separazione.

Ciò consente, quindi, di ipotizzare accordi di separazione con cui ciascuno dei genitori assuma integralmente su di sé l’obbligo di mantenimento della prole.

Tale schema, tuttavia, potrà essere vincolante solo tra i genitori e non dovrà mai pregiudicare i figli che sono terzi rispetto all’accordo.

È vero, infatti, che ciascuno dei genitori è tenuto al mantenimento proporzionalmente al proprio reddito, ma, nei confronti dei figli, ciascuno dei genitori è tenuto al mantenimento per l’intero, fermo restando il diritto ad una eventuale azione di regresso nei confronti dell’altro genitore [5] per la solidarietà delle obbligazioni dei genitori verso la prole.

Pertanto, non vi sono motivi per escludere la validità dell’accordo con cui uno dei genitori si assuma in via esclusiva il carico del mantenimento del figlio, con limite che, in caso di inadempimento, tale accordo non sarà opponibile al figlio, il quale, se maggiorenne, potrà agire direttamente anche nei confronti del genitore che, a seguito dell’accordo, sia stato esonerato dall’obbligo di contribuzione [6].

Nel quesito non è precisato, inoltre, se per i periodi in cui il figlio starà con la madre, (parliamo, infatti di affido condiviso anche se non con collocazione prevalente), sarà quest’ultima invece ad accollarsi l’onere delle spese: condizione anche questa senz’altro prevedibile tramite accordo.

In altre parole, l’accordo in tal senso potrebbe essere previsto nei termini secondo cui “ciascun genitore si obbliga a provvedere al mantenimento in via esclusiva del minore per il periodo che il figlio dimorerà presso di lui”.

Quanto alla riferita disparità di reddito tra i due genitori, essa potrebbe incidere sul provvedimento di separazione nel caso in cui – nonostante l’accordo dei coniugi – appaia evidente che il genitore che voglia provvedere al mantenimento in via esclusivanon sia in grado con le proprie risorse (costituite non solo dalle sostanze, ma anche dalle capacità di lavoro professionale e casalingo) di garantire al minore un tenore di vita analogo, per quanto possibile a quello goduto in precedenza [7].

È importante, perciò, che i coniugi forniscano al giudice tutte le informazioni utili per consentirgli di fare le dovute valutazioni in merito alle garanzia di tutela offerte alla prole.

In alcun modo, invece, i coniugi potrebbero rinunciare alla possibilità di chiedere, in un momento successivo all’accordo di separazione, la modifica delle predette condizioni economiche [8] qualora, ad esempio, subentri un peggioramento della situazione patrimoniale del padre che non consenta più di ottemperare agli impegni presi in precedenza e di assicurare al minore il soddisfacimento delle sue molteplici esigenze.

note

[1] Artt. 147 e 316 bis cod. civ.

[2] Art. 337 tercod. civ.

[3] Sancito dall’art. 711 cod.proc.civ.

[4] Cfr. Cass. sentt.; n. 6197/2005; n. 4203/2006; n. 26587/ 2009 .

[5] Cfr. Cass. sent. n. 11351/04; 10124/04; 10861/99.

[6] Cfr. in dottrina M. Palladini: “Gli accordi sul mantenimento”.

[7] Cass. sez. I.,sent. 19.5.09.

[8] Ai sensi dell’art. 710 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

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