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Lecito il licenziamento per scarso rendimento?

4 gennaio 2015


Lecito il licenziamento per scarso rendimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 gennaio 2015



L’attuale dibattito sul Job Act, e la possibilità di prevedere una forma di licenziamento legato alla produttività del lavoratore, ha riaperto una questione sino ad oggi trattata solo nelle aule dei tribunali, a suon di sentenze.

 

Il licenziamento del dipendente per scarso rendimento, pur non essendo espressamente previsto dalla legge, è comunque stato elaborato dalla giurisprudenza, che tuttavia, in mancanza di indicazioni legislative, lo ha ricondotto al licenziamento disciplinare, come effetto derivante dall’inadempimento del lavoratore che, per colpa dovuta a negligenza o imperizia, produce meno o produce male o in tempi troppo lunghi.

Il licenziamento, per essere legittimo, è necessario che sia anticipato da una contestazione disciplinare scritta dell’azienda, ove vengano specificate, in modo dettagliato, le condotte del lavoratore, evidenziando, appunto:

  • gli errori di esecuzione della prestazione per negligenza;
  • o gli errori per imperizia;
  • o i ritardi nell’esecuzione.

Insomma, il datore di lavoro deve contestare non lo scarso rendimento in sé, ma i singoli comportamenti che lo determinano.

Ovviamente, a prescindere dalla valutazione dell’imprenditore, il giudice avrà un pieno potere, poi, di sindacare il licenziamento e ritenerlo eventualmente invalido in assenza dei presupposti del giustificato motivo soggettivo.

Nello scorso mese di settembre, la Cassazione ha aperto la strada al riconoscimento dello scarso rendimento ma inquadrandolo nel licenziamento giustificato da ragioni economiche-organizzative (cosiddetta “giusta causa”). In tal caso, se il datore di lavoro vorrà licenziare il dipendente “aggrappandosi” a tale motivazione dovrà fondare l’atto di recesso solo sulla misurazione oggettiva del rendimento, prescindendo da colpe e da deficit psico-fisici del lavoratore. Inoltre, sarà necessario dotarsi di strumenti di rilevazione dei risultati della prestazione lavorativa.

Il punto è che lo scarso rendimento è una delle tematiche più importanti se si vuole far crescere la produttività del lavoro. Il dibattito verrà ripreso in questi giorni in cui si dovrà procedere alla scrittura e approvazione del decreto attuativo del Job Act, con l’attuazione dei contratti a tutele crescenti (per approfondimento leggi “Licenziamenti: così funziona il contratto a tutele crescenti”).

Nel pubblico impiego

Discorso diverso bisogna fare per il caso di licenziamento per scarso rendimento all’interno della pubblica amministrazione. Qui esiste già una legge che disciplina tale fattispecie [1] la quale ha, di fatto, fissato le procedure per consentire il licenziamento disciplinare purché ricorrano le seguenti condizioni:

  • lo scarso rendimento deve essere riferibile a un arco temporale non inferiore a due anni;
  • lo scarso rendimento deve essere rilevato nell’ambito delle procedure di valutazione del personale.

È sufficiente una valutazione sommaria o un errore nella scelta di un criterio per rendere illegittimo il licenziamento (con conseguente diritto alla reintegra del dipendente).

note

[1] Dlgs. n. 150/2009.

Autore immagine: 123rf com

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