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Lo sai che? Rumori e schiamazzi notturni: per la lesione alla qualità della vita, il risarcimento è salato

Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2015

Non si tratta di meri disagi o fastidi, ma di lesione alla qualità della vita e alla felicità.

Ognuno ha diritto di essere felice. Specie a casa propria. Potrebbe sembrare un’affermazione banale e, a tratti, tutt’altro che di contenuto “giuridico”. Invece sono pressoché queste le parole con cui si è espressa la Cassazione in una recente sentenza [1] in tema di schiamazzi notturni.

Con la pronuncia in oggetto, la Suprema Corte fa un balzo in avanti a favore del riconoscimento della qualità della vita che passa, innanzitutto, da ambienti insonorizzati o, comunque, dove la propria persona possa isolarsi dal resto del contesto ambientale. E così, se tale sfera viene lesa a seguito di immissioni sonore “clamorosamente eccedenti” la normale tollerabilità, prodottesi per più anni (nel caso di specie erano tre), in ore serali e notturne, spetta certamente un diritto al risarcimento danni particolarmente elevato. E ciò perché – a detta della Corte – si determina, in tali casi, una significativa lesione degli interessi della persona umana, per come garantiti dalla Costituzione e quali, in particolare, il diritto al riposo notturno, inevitabilmente pregiudicato, se non addirittura impedito dalla musica ad alto volume e dagli schiamazzi.

L’entità del danno – si legge nella sentenza in commento – non è da ritenere futile, né può confinarsi a semplici disagi o fastidi, oppure nella lesione di diritti del tutto immaginari. Al contrario, sono diritti esistenti e, quindi, meritevoli di tutela, quelli alla qualità della vita o alla felicità.

Risultato: l’indennizzo risulterà particolarmente elevato e non si potrà neanche dare la colpa al costruttore che ha creato l’edificio con pareti sottili.

Peraltro, stando a un’altra sentenza della Cassazione di non molto tempo fa [2], se la casa è data in affitto, l’alta soglia di rumorosità dei vicini costituisce giusta causa di recesso dalla locazione. Con la conseguenza che a doversi dolere contro il responsabile dello schiamazzo è il proprietario di casa, mentre il locatario, nel frattempo, potrà abbandonare l’appartamento senza neanche il preavviso (leggi: “Sì al recesso dalla locazione se il cane del vicino fa rumore e disturba la quiete”).

In generale si può recedere dal contratto di locazione quando ci sono gravi motivi, determinati da fatti non dipendenti dal proprietario, verificatisi dopo la firma del contratto e che non rendono più possibile il fatto di vivere nell’appartamento in questione. Infatti, chi riceve il bene in locazione (il cosiddetto conduttore) può decidere di sciogliere unilateralmente il contratto quando ci sono gravi motivi che ne impediscono la prosecuzione. Può farlo in qualsiasi momento, basta che ne dia preavviso al proprietario (il locatore), con raccomandata a.r., almeno sei mesi prima.

Il conduttore ben può agire direttamente nei confronti del vicino molestatore, ma questo non esclude comunque l’utilizzo di altri mezzi di tutela. In sostanza: non è possibile costringere qualcuno a tenere un bene quando il suo godimento determina una situazione di stress.

In sintesi: se la vostra vita, nell’appartamento che avete affittato, diventa un inferno a causa

di un grave motivo che vi provoca uno stress continuo, avete diritto di recedere dal contratto di locazione.

note

[1] Cass. sent. n. 26899 del 19.12.2014.

[2] Cass. sent. n. 12291/14 del 30.05.2014.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Rumori e schiamazzi notturni (04.01.2015)
    Scusate, ma non vedo citato i riferimenti della:
    sentenza [1] e sentenza [2],
    Grazie.
    Il vs. lavoro è ottimo e prezioso.
    Auguri di buon anno, e, avanti così.
    Emilio

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