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Lo sai che? Incidente: se il danno supera il valore dell’auto. Possibile agire contro il conducente?

Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2015

A seguito di un incidente l’assicurazione del responsabile mi offre un risarcimento modesto giustificandolo col fatto che il danno sarebbe superiore al valore residuo dell’auto: posso pretendere che provveda, di tasca sua, chi mi ha urtato?

La risposta è negativa. Il danneggiato non può agire nei confronti del responsabile del sinistro, ma unicamente contro l’assicurazione di quest’ultimo, salvo un solo caso: che il danno superi il massimale di polizza (ma ciò, di norma, avviene solo nel caso di incidenti particolarmente gravi, con decessi).

Infatti, la legge ha posto la cosiddetta assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile automobilistica (cosiddetta rc auto) proprio a tal fine: che gli automobilisti non abbiano a rispondere – almeno sotto l’aspetto civilistico del risarcimento del danno – delle conseguenze di eventuali loro responsabilità per sinistri stradali (ovviamente resta ferma la responsabilità penale). Il che si traduce in una garanzia per tutti i conducenti che, altrimenti, dovrebbero subire il rischio dell’insolvenza di chiunque si metta alla guida di un’auto e non abbia poi la possibilità di indennizzare eventuali danni procurati agli altri.

La conseguenza, sul piano pratico, è che il danneggiato ha “azione diretta” nei confronti dell’assicurazione del responsabile: in buona sostanza egli può automaticamente rivolgersi a quest’ultima per chiedere il ristoro e farle poi causa. Di recente, le ultime modifiche legislative hanno introdotto il cosiddetto indennizzo diretto che ha modificato l’originario assetto della legge: in base all’attuale disciplina (e salvo il caso in cui il sinistro sia avvenuto tra più di due veicoli o con biciclette e veicoli a motore), il danneggiato deve inoltrare la richiesta di risarcimento alla propria compagnia e non più a quella del responsabile (leggi “Incidente stradale: a quale assicurazione chiedere il risarcimento”).

Quanto ai criteri per la quantificazione del danno subito dal lettore, in via di principio il danneggiato totalmente incolpevole ha diritto all’integrale risarcimento del danno rappresentato dai costi di ripristino del veicolo danneggiato, anche se superiori al valore commerciale del veicolo stesso.

Questa soluzione potrebbe, però, trovare un limite nel caso in cui la riparazione sia tecnicamente impossibile (auto distrutta) o eccessivamente onerosa (per esempio, la sostituzione di un motore su un veicolo ormai vecchio). E dunque, in tali casi, l’orientamento dei giudici è quello di ritenere che al danneggiato spetti solo un risarcimento pari alla differenza di valore che l’auto aveva prima del momento del sinistro e dopo. Non importa, poi, se, con tale somma, egli non abbia la possibilità di acquistare una nuova automobile.

Sul punto, la Cassazione [1] ha stabilito che “la domanda di risarcimento di un danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione del danno deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice … [2]” di rigettare la domanda “e di condannare il danneggiante al [solo] risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di una somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo”.

Nello stesso senso, si è pronunciata la stessa Suprema Corte [3] affermando che “in caso di domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, costituita dalla somma di denaro necessaria per effettuare la riparazione dei danni, in effetti si è proposta una domanda di risarcimento in forma specifica. Se detta somma supera notevolmente il valore di mercato dell’auto, da una parte essa risulta eccessivamente onerosa per il debitore danneggiante, e dall’altra finisce per costituire” un arricchimento, un lucro “per il danneggiato. Ne consegue che, in caso di notevole differenza tra il valore commerciale del veicolo incidentato e il costo richiesto delle riparazioni necessarie, il giudice potrà condannare il danneggiante (e, in caso di azione diretta, l’assicuratore) al risarcimento del danno per equivalente”, ossia mediante un equivalente monetario della perdita subita dal danneggiato, perdita rappresentata dalla differenza di valore del veicolo prima e dopo l’incidente. Questa soluzione presuppone, comunque, che il costo delle riparazioni sia “notevolmente” superiore al valore del veicolo prima del sinistro.

note

[1] Cass. sent. n. 21012/2010.

[2] Ai sensi dell’art, 2058, comma 2, cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 24718/2013.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Un bidone tutto italiano, perche’ cio’ che viene completamente ignorato e’ il fatto che prima il danneggiato aveva un veicolo circolante di cui era pienamente soddisfatto, e dopo no

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