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Lo sai che? Come conoscere tutte le tasse in Italia (e negli altri Stati UE)

Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 gennaio 2015

Trasparenza fiscale: le tasse statali e locali nei 28 Paesi dell’Unione Europea, con le relative schede tecniche e applicative.

Esiste un sistema, conosciuto ancora da pochi, che consente di ottenere l’elenco e i criteri di funzionamento di tutte le tasse attualmente vigenti in Italia e nel resto dell’Europa. Si tratta di una banca dati ufficiali, tenuta dalla Commissione Europea e accessibile ai privati cittadini, tramite la pagina web della TG Taxation and Customs Union della Commissione stessa.

Come funziona

Tutto ciò che bisogna fare è collegarsi con il seguente indirizzo web della Commissione “clicca qui” e selezionare lo Stato al quale si è interessati: il menu è quello nella parte bassa dello schermo. Sarà sufficiente inserire la “spunta” (con un clic del mouse) sulla nazione e poi cliccare su “search”.

A questo punto, il sistema consegnerà i risultati, con, al termine della pagina, una somma di quante sono le tasse complessivamente vigenti in quel determinato Paese e i relativi nomi (in lingua inglese).

Inoltre è possibile scaricare una scheda – anch’essa in inglese – che spiega tutti i meccanismi di funzionamento di ciascuna tassa. Una vera e propria “Wiki” del diritto tributario.

Per esempio, partiamo proprio dall’Italia. Al termine della pagina ottenuta dopo la ricerca, nel lato di destra, si trova la scritta “Risultati da 1 a 69 di 69”. Ciò indica che in Italia esistono attualmente 69 tasse.

Cominciamo dalla prima: VAT (Value Added Tax), quella che noi chiamiamo IVA. Scorrendo nella pagina è possibile, tra le altre cose, comprendere se l’imposta è riscossa dallo Stato centrale (Central authority) o dalle autorità territoriali (Regioni, Comuni, ecc.), quali sono le aliquote e il funzionamento.

Ed ancora, è possibile trovare nomi noti come la Tasi, Tari, IUC, IMU (“Tax on real estate”), la tassa automobilista (il bollo auto o, per dirla in inglese, la “Motor vehicles tax – Regional motor-vehicle taxes”), l’imposta di registro (“Registration tax”), la tassa sulla pubblicità, l’IRAP, ecc.

Potrete fare l’esperimento anche con gli altri Paesi e subito vi salterà all’evidenza un dato tutt’altro che inaspettato: l’Italia è al secondo posto come numero di tasse, con un totale di 69. Al primo posto c’è la Danimarca (81) e all’ultimo l’Estonia (13). Ed ancora: il Regno Unito conta 50 imposta, la Germania 44, la Francia 43, la Spagna 29, il Portogallo 19, la Slovenia 23, la Lettonia 25, la Croazia la Bulgaria e l’Olanda 26.

Se il numero di imposte non dice un granché in merito alla pressione fiscale presente in un Paese (determinata, piuttosto, dalle aliquote e dalla base imponibile), rivela però il grado di complessità degli adempimenti fiscali. E non è una novità neanche il fatto che, nel nostro Paese, i contribuenti (e i rispettivi professionisti) debbano fare i conti con complicazioni di tutti i tipi: con un calendario a scacchiera, dove non esiste un tax-day vero e proprio, ma la chiamata al pagamento avviene in modo frazionato, rateizzato, differente tra regione e regione e, in alcuni casi, del tutto incerto (ricordiamo l’ultima esperienza della Tasi e della pubblicazione delle relative aliquote, caduta peraltro proprio in periodo elettorale).

note

Autore immagine: 123rf com


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