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Lo sai che? Se il debito con l’Inps è prescritto: cosa fare

Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2015

Contributi previdenziali: far valere la prescrizione con una istanza di autotutela o un ricorso in tribunale al giudice del lavoro?

Che fare se, a seguito del mancato pagamento dei contributi previdenziali dovuti all’Inps, il contribuente riceve, da parte di Equitalia, una cartella di pagamento e, dopo la notifica di questa, tutto tace?

Si sa che i debiti con l’Inps si considerano prescritti dopo cinque anni o, in alcuni casi, dieci (per ciascuna delle due ipotesi leggi l’articolo: “In quanto tempo si prescrivono i contributi Inps e Inail?”). Ma, una cosa è dirlo, una cosa, invece, è adeguare tale affermazione della legge con la realtà e, quindi, fare in modo che l’Inps non si svegli in futuro a pretendere somme non dovute. Insomma, come cancellare definitivamente il debito?

La prima cosa da fare, ovviamente, è quella di accertarsi che non siano intervenuti, nel frattempo, atti interruttivi della prescrizione: basterebbe un sollecito di pagamento, anche ricevuto con posta elettronica certificata (Pec) a tale scopo. Ma anche un avviso d’intimazione o il fermo di autoveicoli potrebbero aver interrotto, e fatto ricominciare da capo, i termini di prescrizione.

 

In assenza di tale atto, non è possibile adire il Giudice tributario, competente a dichiarare prescritti solo i debiti per “imposte”. La prescrizione per i debiti previdenziali deve essere invece dichiarata dal Tribunale, in funzione di Giudice del lavoro, il quale può essere adito quando la parte ha un “interesse” concreto e attuale a una pronuncia. Lo impone il codice di procedura civile [1] secondo cui “per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse”. Ed è chiaro che, se l’amministrazione non ha fatto azioni esecutive o non ha emesso alcun provvedimento in cui ha richiesto il pagamento, detto interesse è del tutto insussistente. Qualcuno ritiene possibile quella che i tecnici chiamano la azione di accertamento negativo del credito, ossia una sentenza che venga a chiarire, una volta per tutte, se tale debito è sussistente o meno. Ma l’orientamento non è affatto condiviso da tutti.

È allora necessario far “emergere” tale interesse del contribuente. L’interesse può sorgere dal momento in cui, rivolta a Equitalia una esplicita e formale richiesta di riconoscere la prescrizione, questa dovesse rifiutarsi, espressamente o con il cosiddetto “silenzio/rifiuto” protrattosi per oltre novanta giorni.

La causa, davanti al Giudice del Lavoro, per i debiti previdenziali, può essere intentata sia contro l’Inps (che è il “creditore sostanziale”), sia contro Equitalia, che ha l’obbligo di chiamarle l’Inps in causa. È quanto chiarito dalla Cassazione [2] secondo cui l’aver il contribuente individuato, nell’uno (Inps) o nell’altro (Equitalia), il legittimato passivo nei cui confronti dirigere la propria impugnazione, non determina l’inammissibilità della domanda, ma può comportare la chiamata in causa dell’ente creditore nell’ipotesi di azione svolta avverso il concessionario (Equitalia), onere che, tuttavia, grava su quest’ultimo, senza che il giudice adito debba ordinare l’integrazione del contraddittorio al cittadino.

note

[1] Art. 100 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 16412/2012.

Autore immagine: 123rf com


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