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Revocatoria anche se il credito è contestato ed è incerto

5 Gennaio 2015
Revocatoria anche se il credito è contestato ed è incerto

Non sussiste una delle ipotesi di sospensione necessaria del processo anche se il credito è litigioso.

Il creditore può agire con l’azione revocatoria e chiedere al tribunale che venga dichiarata inefficace, nei suoi confronti, la cessione dei beni operata, in suo danno, dal debitore (una vendita, una donazione, la costituzione di un fondo patrimoniale, ecc.): e ciò anche se il credito per il quale egli agisce è ancora dubbio perché contestato dal debitore stesso con una azione giudiziaria.

A fornire questo importante chiarimento è stato il Tribunale di Caltanissetta con una recente sentenza [1].

Non si tratta di uno dei casi – previsti dal codice di procedura civile [2] – in cui il giudice debba disporre la sospensione necessaria del processo. Così la revocatoria può andare avanti nonostante, contemporaneamente, penda la causa sull’accertamento del credito.

Questa interpretazione è stata già avallata, in passato, dalle Sezioni Unite della Cassazione [3], secondo cui la revocatoria è possibile anche per i crediti eventuali, ivi compresi i crediti cosiddetti “litigiosi”, ossia impugnati in tribunale.

Se poi il primo giudizio termina con un risultato favorevole al creditore e successivamente il secondo neghi il credito per il quale questi ha agito, l’esito positivo dell’azione revocatoria non sarà utilizzabile dal creditore procedente. Infatti, la semplice sentenza che dichiari la revocatoria non è un titolo sufficiente per procedere all’esecuzione forzata nei confronti del terzo, acquirente dei beni del debitore, a lui alienati e poi revocati. A tal fine, infatti, sarebbe necessario che il creditore vanti anche una sentenza passata in giudicato che dichiari esistente il suo credito: presupposto che si può ottenere solo all’esito della relativa causa di accertamento del credito e non in quella concernente solo la domanda revocatoria.


note

[1] Trib. Caltanissetta, sent. del 3.12.2014.

[2] Art. 295 cod. proc. civ.

[3] Cass. ord. n. 9440/2004.

Autore immagine: 123rf com


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