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Lo sai che? Accesso alla cartella clinica del coniuge se per l’annullamento del matrimonio

Lo sai che? Pubblicato il 6 gennaio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 gennaio 2015

Diritto di accesso agli atti non solo nei confronti delle pubbliche amministrazioni, ma anche nei confronti di soggetti con personalità giuridica di diritto privato.

La salute è un dato “sensibilissimo”, ossia di quelli che vanno tutelati ad ogni costo e contro ogni forma di ingerenza. Questo stabilisce il codice della privacy. Ma ogni regola ha la sua eccezione. Questo perché potrebbero essere in ballo diritti più importanti come quello alla riservatezza. È il caso, per esempio, del diritto alla personalità che il coniuge possa far valere nel momento in cui chieda, alla Sacra Rota, l’annullamento del matrimonio per una grave malattia del coniuge all’epoca sconosciuta.

E così, sulla base di tale principio, il Tar del Lazio, in una recente sentenza [1], ha stabilito che va garantito il diritto di accesso alla cartella clinica del coniuge se i dati “sensibilissimi” in essa contenuti sono utili nel procedimento di scioglimento del matrimonio canonico pendente innanzi al Tribunale ecclesiastico.

Lo scioglimento del vincolo matrimoniale religioso costituisce, infatti, una situazione giuridica pari almeno alla tutela della privacy sui dati relativi alla salute.

La vicenda

Una donna aveva chiesto, alla clinica presso cui il marito era ricoverato per problemi psichici relativi a disturbi della personalità, la cartella clinica di quest’ultimo, al fine di utilizzarla come prova nella causa di annullamento del matrimonio. Al rifiuto da parte della clinica, la donna si è rivolta al tribunale amministrativo regionale, invocando la lesione del proprio diritto di accesso agli atti e sostenendo che il diritto allo scioglimento del vincolo matrimoniale costituirebbe un diritto di rango almeno pari alla tutela dei dati sensibili relativi alla salute, in quanto involgente un significativo diritto della personalità.

La sentenza

Le motivazioni della sentenza in commento sono particolarmente interessanti.

Il primo aspetto che viene in rilievo è il fatto che, secondo i giudici amministrativi, anche nei confronti di soggetti con personalità giuridica di diritto privato sussiste l’obbligo di garantire il diritto di accesso, a prescindere dalla loro qualificazione quale organismo di diritto pubblico, qualora si tratti di soggetti gestori di servizi pubblici.

In secondo luogo, la sentenza ricorda che il diritto alla privacy trova un generale limite laddove la controparte debba esercitare un proprio diritto in tribunale. Così, per la stessa ragione per cui – per esempio – è lecito registrare le conversazioni altrui per far valere un proprio diritto in via giudiziale, è altrettanto vero che anche il diritto di accesso alla cartella clinica altrui non può trovare limiti di sorta. Del resto, l’intento adire il tribunale ecclesiastico ai fini della dichiarazione di nullità del matrimonio va assimilato, ai fini dell’esercizio del diritto di accesso, all’intento di adire il giudice ordinario per il divorzio.

Del resto, è lo stesso codice della privacy [2] che consente l’accesso alle cartelle cliniche contenenti dati sensibilissimi se la richiesta è giustificata dalla necessità di difendersi in giudizio, ovvero di tutelare “una situazione giuridicamente rilevante di rango pari a quella dell’interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile”.

note

[1] Tar Lazio, sent. n. 12590 del 15.12.2014.

[2] Art. 92 Cod. privacy.

Autore immagine: 123rf com


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