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Agli eredi l’assegno per nucleo familiare del defunto anche se non ha presentato domanda

6 gennaio 2015


Agli eredi l’assegno per nucleo familiare del defunto anche se non ha presentato domanda

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 gennaio 2015



L’istanza all’amministrazione serve solo ad avviare il procedimento, mentre il diritto alla percezione dei trattamenti economici scatta già in presenza dei presupposti di legge.

Il diritto a percepire gli assegni per il nucleo familiare, in caso di decesso del beneficiario, si trasferisce sugli eredi. Non solo. Se il beneficiario decede prima della presentazione della domanda all’Inps, gli eredi non perdono tale trattamento economico. È quanto detto dalla Cassazione in una recente ordinanza [1] chiarificatrice del punto.

La vicenda

Il tribunale di Firenze aveva confermato il diritto degli eredi di una lavoratrice a percepire l’assegno per nucleo familiare sulla pensione ai superstiti goduta dalla loro parente deceduta. Ad avviso dei giudici, infatti, la prestazione richiesta poteva essere trasferita agli eredi anche qualora l’assicurata non avesse tempestivamente avviato la relativa procedura amministrativa. Anche la Cassazione è stata dello stesso avviso.

Secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte [2], il diritto agli assegni familiari si trasmette in automatico agli eredi.

In particolare – si legge nella sentenza – il diritto ai trattamenti retributivi in commento sorge in capo all’assicurato per il solo fatto di essere in possesso dei requisiti di legge. Invece, il fatto di dover presentare l’istanza con la relativa domanda di pagamento all’amministrazione competente non serve a far sorgere detto diritto, ma ha solo la funzione di atto di avvio della procedura amministrativa che è necessario espletare.

Dunque, l’accertamento della p.a. ha una natura puramente dichiarativa di un diritto già sussistente in capo al richiedente, i cui effetti retroagiscono al momento in cui sono venuti ad esistenza i requisiti richiesti dalla legge.

Risultato: se il richiedente muore senza aver presentato la domanda all’Inps, tale omissione non può di per sé essere considerata sua rinuncia al diritto. Pertanto, il credito alla prestazione economica quantificata per legge, sia pure condizionato alla verifica da parte dell’Inps del possesso dei relativi requisiti, non può che ritenersi già acquisito nel patrimonio del defunto e, come tale, trasmissibile agli eredi. Questi sono legittimati a farlo valere avanzando la relativa domanda all’Istituto di previdenza sociale, il quale a sua volta è tenuto ad accertare nei loro confronti l’esistenza delle condizioni di legge e, se presenti, erogare le relative prestazioni.

note

[1] Cass. ord. n. 27382/14 del 23.12.2014.

[2] Cass. sent. n. 20405/2012.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 20 novembre – 23 dicembre 2014, n. 23782
Presidente Curzio – Relatore Blasutto

Ragioni di fatto e di diritto

La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio, preso atto dell’assenza di memorie delle parti.
La Corte d’appello di Firenze respingeva l’appello dell’INPS avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda proposta da P.F., P.F., P.G. e P.L., eredi di N.E., nei confronti dell’Inps, per l’erogazione dell’ assegno per nucleo familiare sulla pensione ai superstiti goduta dalla dante causa, ritenendo che agli eredi potesse essere trasferito il relativo diritto, ancorché la dante causa non avesse proposto la relativa domanda amministrativa.
Contro questa sentenza ricorre per cassazione l’Inps, mentre gli eredi di N.E. resistono con controricorso.
In limine, deve rilevarsi la manifesta infondatezza del ricorso ex art. 375, primo comma, n. 5 cod. proc. civ., per cui la causa può essere trattata in camera di consiglio ex art. 380 bis, primo comma, cod. proc. civ..
Infatti, quanto alla trasmissibilità agli eredi del diritto agli assegni familiari, che 1’Inps contesta, questa Corte ha affermato che il diritto alla percezione dell’assegno per il nucleo familiare di cui al D.L. 13 marzo 1988, n. 69, art. 2, convertito nella L. 13 maggio 1988, n. 153, sorge per la sola sussistenza dei requisiti di legge, avendo la richiesta finalizzata ad ottenerlo la mera funzione di atto di avvio della procedura amministrativa che è necessario espletare, la quale sfocia in un accertamento avente natura meramente dichiarativa del diritto, i cui effetti pertanto retroagiscono, nel limiti della prescrizione, al momento in cui sono venuti ad esistenza i suddetti requisiti. Pertanto, ove l’assicurato deceda senza aver presentato la domanda (omissione che di per sé non può essere considerata rinuncia al diritto), il credito alla prestazione economica quantificata per legge, sia pure condizionato alla verifica, da parte dell’ente previdenziale, delle condizioni per l’attribuzione del beneficio in capo al de cuius deve ritenersi già acquisito al patrimonio del defunto e, come tale, trasmissibile agli eredi, legittimati a farlo valere avanzando la relativa domanda all’INPS, tenuto ad accertare nei loro confronti l’esistenza delle condizioni di legge. Tale orientamento è stato recentemente confermato con ordinanza di questa Corte n. 20405 del 2012.
Nel caso in esame, è stato positivamente accertato dal giudice di merito il possesso, in capo alla dante causa, dei requisiti per il riconoscimento del diritto all’assegno, il cui credito, entrato nel patrimonio della defunta, è stato trasmesso agli eredi che hanno agito per il relativo riconoscimento.
La motivazione della impugnata sentenza ha deciso in conformità ai principi di diritto espressi da questa Corte e risulta dunque immune dalle censure che le sono state mosse.
Né vi sono elementi che giustifichino l’esonero di questa Corte dal dovere di fedeltà ai propri precedenti, sul quale si fonda, per larga parte, l’assolvimento della funzione (assegnatale dall’art. 65 dell’ordinamento giudiziario di cui al r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 e succ. modificazioni, ma di rilevanza costituzionale, essendo anche strumentale al suo espletamento il principio, sancito dall’art. 111 Cost., dell’indeclinabilità del controllo di legittimità delle sentenze) di assicurare l’esatta osservanza, l’uniforme interpretazione della legge e l’unità del diritto oggettivo nazionale.
11 ricorso va dunque respinto con condanna dell’INPS al pagamento delle spese, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del giudizio di legittimità nella misura di € 100,00 per esborsi, € 2.500,,00 per compensi professionali, oltre Iva, Cpa e rimborso forfettario delle spese nella misura del 15%.

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